Le 40 pagine per impallinare De Angelis (di C. Trento)

Le 40 pagine del ricorso con cui impallinare Francesco De Angelis. Depositate al Tar dal sindaco Nicola Ottaviani. Ma anche dal presidente del Consorzio di Gaeta. E 5 sindaci del Golfo: tutti vicini a Claudio Fazzone.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Quaranta pagine di ricorso: sono il grimaldello con cui scardinare la fusione dei Consorzi Industriali del Lazio e la super presidenza affidata a Francesco De Angelis. Un’operazione dietro la quale ci sono le impronte digitali del potentissimo coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone.

Infatti, il ricorso lo hanno presentato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani (Fazzone ha nominato il devoto Adriano Piacentini coordinatore provinciale), il presidente del consorzio di Gaeta (fedelissimo fazzoniano), i sindaci di 5 Comuni del Golfo tutti di area Fazzone.

Non ha fatto ricorso il Cosilam di Cassino, presieduto da Mario Abbruzzese.

I motivi dell’operazione, li abbiamo già spiegati (leggi qui Grosso intrigo all’Asi: Ottaviani minaccia di far saltare De Angelis. È la mossa di Fazzone per salvare Simeone).

Corrado Trento traccia l’analisi dei contenuti del ricorso.

di CORRADO TRENTO

«Con la creazione di un Consorzio unico la Regione Lazio si accinge a realizzare un sistema di gestione delle aree di sviluppo industriale centralizzato e, per l’effetto, distaccato dalle esigenze del territorio». È questo il passaggio nodale del ricorso al Tar del Lazio presentato dal Comune di Frosinone per chiedere l’annullamento, previa sospensiva dell’efficacia, del decreto con il quale il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dato il via all’iter per la costituzione del Consorzio industriale unico del Lazio. Nominando Francesco De Angelis commissario unico straordinario del Consorzio stesso. 

Quaranta pagine di ricorso, nelle quali si fa riferimento pure all’importante ruolo svolto dall’Asi in tutti questi anni. Sottolineando altresì che del Consorzio Asi fanno parte ventisette soci. Citate le opere infrastrutturali portate a termine dall’ente: dagli impianti di depurazione alle reti fognarie, dagli acquedotti potabili e industriali alla rete in fibra ottica consortile in banda ultralarga, senza dimenticare il raccordo ferroviario. Tutto questo per sostenere lo stretto legame tra il Consorzio Asi e il territorio, con il Comune di Frosinone che ha potuto perseguire politiche di sviluppo industriale nell’ambito del proprio territorio. 

Secondo la legge regionale i Consorzi industriali di Rieti, di Roma e Latina, del Sud Pontino, l’Asi di Frosinone e il Cosilam di Cassino «sono estinti alla data di attivazione del Consorzio unico». Un punto che viene contestato nel ricorso del Comune di Frosinone. 

E infatti nell’atto si legge proprio che il Comune capoluogo, «in qualità di ente locale tra quelli più rappresentativi, promotore e componente del Consorzio Asi Frosinone, ritiene di avere un interesse immediato, concreto e attuale a contestare la decisione regionale di estinguere il Consorzio Asi della provincia di Frosinone contestualmente alla previsione che impone la partecipazione coattiva del suddetto Comune al Consorzio unico». 

Nel ricorso si sottolinea altresì che la nomina del commissario unico è avvenuta senza coinvolgere i soggetti interessati. 

Quindi si argomenta: «Nel disegno del legislatore regionale, tutti i Consorzi Asi attualmente esistenti, compreso quello di cui fa parte il Comune ricorrente, sono destinati a trasformarsi in mere articolazioni territoriali periferiche del Consorzio unico, con la conseguente perdita totale dell’autonomia gestionale ad essi garantita dalla legge dello Stato». 

Del resto il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani aveva detto: «È inammissibile chiudere i Consorzi industriali nelle province, senza avere il quadro chiaro di quello che dovrebbe accadere cinque minuti dopo la cancellazione degli uffici territoriali, dotati di capacità e potere decisionale». 

Si rileva altresì: «Pur avendo la legge regionale espresso la necessità di garantire la rappresentanza dei territori in seno agli organi del Consorzio unico, in tale nuovo assetto il peso specifico delle Amministrazioni interessate ad una specifica questione risulterà inevitabilmente diluito dalle posizioni di altri enti necessariamente privi di uno specifico interesse ovvero compromesso dalla presenza di territori maggiormente estesi che non hanno collegamento sinergico con il territorio di Frosinone e che avranno, a discapito di quest’ultimo, un maggior peso decisionale». 

Naturalmente a questo punto spetterà al Tar del Lazio decidere sul ricorso presentato dal Comune di Frosinone. Ricorso che, se accolto, bloccherebbe l’iter della costituzione del Consorzio industriale unico del Lazio.