Le alleanze dell’illusione: a Formia tante maschere e pochi volti

Il gioco delle parti nelle elezioni di Formia. Le strategie dei due blocchi. Che potrebbero diventare tre e addirittura quattro. Nonostante le mosse di questi giorni. Ecco quali. Ed a cosa puntano

Uno, nessuno e centomila è l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, secondo alcuni critici il più amaro. È il celebre testo nel quale dice «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». La politica di Formia, soprattutto nel centrodestra, ne sta realizzando la versione riveduta e corretta, capace di superare l’opera del celebre drammaturgo siciliano. Ancora di più da quando la Lega ha deciso di non raccogliere l’invito di Forza Italia e Fratelli d’Italia: le avevano proposto di far parte del tavolo unitario con cui scegliere il candidato sindaco per le elezioni di autunno.

La strategia degli abbandonati

La sindrome dell’abbandono è quella patologia che colpisce chi viene abbandonato da un affetto: un padre o una madre che vanno via di casa lasciando il figlio; il coniuge abbandonato all’improvviso. Il blocco di centrodestra non ne soffre ma ha deciso di sfruttarla: vuole che sia chiaro chi è ad abbandonare e chi è l’abbandonato. È per questo che si sono messi insieme Fratelli d’Italia (il consigliere comunale e provinciale uscente Pasquale Cardillo Cupo), Forza Italia (il candidato a sindaco in pectore Gianluca Taddeo) ed il cinque volte deputato azzurro Gianfranco Conte.

Hanno deciso di dar vita ad una coordinamento. Al quale vogliono sia chiaro che è la Lega di Formia a non voler aderire. Che è lei a voler stare fuori dal suo alveo politico naturale. Agli occhi dell’elettore deve essere evidente e plastico chi ha abbandonato il tetto di quella che un tempo era la Casa delle Libertà costruita da Silvio Berlusconi.

Così, in questi giorni hanno dato vita ad un nuovo invito al Carroccio affinché parcheggi nel centrodestra ed abbandoni il progetto del patto trasversale con l’ex 4 volte sindaco Dem Sandro Bartolomeo, l’Udc ed i civici del dottor Maurizio Costa che nella scorsa tornata sono stati fondamentali per l’elezione del sindaco Paola Villa e poi per la sua caduta.

Oltre all’invito c’è l’azione pratica, con cui dimostrare l’unità: sono già due i documenti sottoscritti da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Gianfranco Conte: uno sul riassetto della portualità e uno sulla pubblica illuminazione.

Le tante maschere ed i pochi volti

Questa intesa, quanto prima, dovrà culminare in qualcos’altro. E l’agenda della campagna elettorale che lo impone: la definizione della candidatura a sindaco. Chi sarà il candidato unitario? È a quel punto che verranno giù le maschere e si vedranno i volti. Perché la realtà è diversa da ciò che appare: nessuno degli attuali alleati ha intenzione di sostenere altri che non siano se stesso. Gianfranco Conte non contempla minimamente l’ipotesi di rinunciare alla sua candidatura, Gianluca “mister preferenze” Taddeo non ha alcun motivo per portare ad altri la sua mole di consenso; Fratelli d’Italia in un contesto frammentato può essere della partita sfruttando il quorum che arriva alla sua portata.

Il resto, quello di questi giorni, è apparenza. Come l’incontro avvenuto nei giorni scorsi tra Gianluca Taddeo e Gianfranco Conte: il primo è espressione politica del potentissimo coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone, il secondo è uno degli uomini che più d’ogni altro gli scatena una sorta di allergia politica: forse si stimano, di certo non si tollerano politicamente. L’incontro avvenuto nei giorni scorsi a Formia non è un segnale di ritrovata sintonia tra Fazzone ed il già 5 volte deputato e 2 volte sottosegretario. È solo un tentativo di mettere sotto pressone la Lega. Un modo per farle arrivare il messaggio “Noi siamo forti, non potete farcela con quell’alleanza”. Le possibilità che Claudio Fazzone appoggi una candidatura di Gianfranco Conte sono inferiori a quelle del passaggio di un cammello nella cruna dell’ago. (Leggi qui Le primarie abortite ed il silenzio della Lega).

Il rischio reale a Formia

Il rischio reale è quello di andare ancora una volta ad uno scontro elettorale analogo a quello avvenuto tre anni fa. Ossia: tre blocchi contrapposti e con forze quasi equivalenti. Nelle quali le prime due andranno al ballottaggio grazie ad un vantaggio tutt’altro che stratosferico nei confronti del terzo. Che a quel punto diventerà il vero ago della bilancia.

C’è un elemento che può fare la differenza in un contesto travagliato come è quello di Formia uscita da tre anni di governo né di destra, né di sinistra, né grillino, privo di liturgie della politica, in balia delle mille correnti che componevano un’alleanza nella quale ognuno si sentiva il punto di equilibrio.

L’elemento è l’affidabilità. È quella sulla quale sta puntando il neuropsichiatra Sandro Bartolomeo, conoscendone gli effetti. Anche su questo le teorie della Comunicazione parlano chiaro: apprezziamo i diversi che sanno superare le loro differenze per fare squadra; erano diversi i Tre Moschettieri, lo sono i Fantastici Quattro. Per questo siamo portati a crederci dimenticando che la politica è un’altra cosa: basta ricordare il governo Prodi 2.

È quello il vero ostacolo da superare a Formia. Lo si fa mostrando unità e compattezza. Quello che si sta sforzando di ostentare Bartolomeo con i suoi alleati intorno alla figura dell’infettivologo Amato La Mura cioè l’uomo che verrà candidato sindaco nei prossimi giorni dall’alleanza Lega – Udc – Costa – Bartolomeo: “Senza litigare. Con nessuno” e tantomeno con Forza Italia e Fdi.

Il tutto in una sorta di gioco delle parti. Un Uno, nessuno centomila, riveduto e corretto.

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