Le balle di Regione e Provincia per distrarci con i rifiuti

Lo scontro che si profila all'orizzonte tra Regione Lazio e Provincia di Frosinone sulla nuova discarica è solo l'annuncio di una nuova occasione perduta. La realtà è che nessuno vuole lasciare le sue impronte digitali sulla nuova discarica. Invece è ben altro il tema. Regione e Provincia devono avere il coraggio di dire che i rifiuti devono diventare nuova materia prima. Come avviene nel resto d'Europa: dove il 90% viene recuperato. E sono strategici come l'acqua.

Il nuovo scontro che si profila all’orizzonte tra Regione Lazio e Provincia di Frosinone è l’occasione per mettere in chiaro, una buona volta, qual è la posizione che i due enti hanno sui rifiuti. Quello in arrivo è un inutile accapigliarsi buono soltanto a distrarre i cittadini e dire che nessuno c’entra niente con la nuova discarica che dovrà essere fatta. Sono balle. (Leggi qui “Impossibile individuare subito la nuova discarica”).

Cosa sta accadendo

Antonio Pompeo

Intanto chiariamo cosa sta accadendo: in provincia di Frosinone non c’è più una discarica nella quale smaltire ciò che avanza dei nostri rifiuti una volta riciclati metalli, plastiche, carta e tutto ciò che può essere recuperato; e dopo che la parte rimanente è stata lavorata e trasformata in combustibile per termovalorizzatore dai quali ricavare energie elettrica. Solo il resto oggi va in discarica.

In provincia di Frosinone ci siamo trovati senza discarica perché per anni abbiamo lavorato anche una parte dei rifiuti di Roma e questo ha ridotto di circa quattro anni i volumi a disposizione. Se non ci fossimo presi i rifiuti romani la discarica provinciale di via Cerreto a Roccasecca ci sarebbe bastata più o meno fino al 2026.

Giustissimo il rilievo avanzato dal presidente della Provincia Antonio Pompeo. Per completezza va detta però anche un’altra cosa: per decenni i Comuni della provincia di Frosinone andavano a scaricare i loro rifiuti nella discarica romana di Malagrotta. Pagando il servizio. Esattamente come Roma oggi ha pagato a noi il disturbo. Se Roma ha consumato lo spazio nella nostra discarica è altrettanto vero che per anni noi abbiamo fatto lo stesso con gli spazi di Roma.

Il vicolo cieco sui rifiuti

Il rischio è proprio questo: infilarsi in una strada senza uscita. Nella quale la Regione (giustamente, dal suo punto di vista) contesta alla Provincia di Frosinone che entro il 31 maggio doveva consegnare il suo piano con l’individuazione delle possibili discariche. E la Provincia (altrettanto giustamente, dal suo punto di vista) che dice di non poterlo fare perché si era organizzata sapendo di avere tempo fino al 2026.

Il sindaco Giuseppe Sacco

È un vicolo cieco perché stanno mentendo sia la Regione Lazio e sia la Provincia di Frosinone. Ed il testimone scomodo di questo balletto in cui si gioca a scaricarsi le responsabilità è il Comune di Roccasecca: il sindaco Giuseppe Sacco sta scrivendo da oltre un anno che i volumi a Cerreto si stavano esaurendo e che bisognava fare in fretta a trovare una soluzione. E soprattutto che non pensassero più di usare Roccasecca. (Leggi qui Rifiuti: non servono soluzioni, basta dare la colpa all’altro).

Tranne quelli che vivono nel convento delle Orsoline, tutti gli altri sanno che la soluzione era stata già confezionata: un quinto ampliamento per la discarica di Roccasecca. L’importante era non lasciare le impronte digitali: né Regione né Provincia. Così l’ordine era partito addirittura da Palazzo Chigi durante una riunione dei lavori del Consiglio dei Ministri. Prima una soprelevazione del IV bacino e poi la strada in discesa per il V.

Tutto è saltato perché la società che in questi anni ha gestito il sito di Roccasecca, in attesa delle verifiche in corso, ha fatto sapere che “no grazie, non ci interessa più: arrangiatevi”. (Leggi qui La sottile vendetta di Lozza: arrangiatevi).

Il caos fino ad oggi è stato evitato perché la Regione Lazio sta pagando i treni sui quali stiamo caricando i rifiuti e li stiamo portando fuori dalla provincia di Frosinone. Vanno agli impianti in provincia di Viterbo ed a Civitavecchia.

La balla delle balle

Il problema sta tutto qui, in questo assurdo rimpallo ed in questa visione vecchia. Vecchia né più né meno quanto la posizione espressa all’inizio della settimana dal sottosegretario alla Transizione Ecologica Ilaria Fontana in occasione dell’apertura del primo ufficio dell’Economia Circolare in Ciociaria. Aperto, guarda caso, proprio dal Comune di Roccasecca. Il sottosegretario ha detto “Se c’è un rifiuto significa che c’è stato un errore”. (Leggi qui
L’ombra di Maurizio Stirpe dietro la Green Valley).

E che significa? Se io finisco la mia penna Bic nessuno ha sbagliato, la butto e ne compro un’altra. È la società dei consumi: così vanno avanti le fabbriche e la produzione. L’errore è invece quello che commettiamo oggi: quella penna esaurita è nuova materia prima per chi produce plastica. Non va gettata in discarica ma va riciclata. E con le tecnologie di oggi il 90% dei rifiuti può essere trasformato in nuova materia prima.

Su questo la Regione Lazio e la Provincia di Frosinone devono fare chiarezza una volta per tutte: vogliono continuare a ragionare sui rifiuti come si faceva nel 1950 o finalmente vogliono rendersi conto che il Duemila è iniziato da quasi un quarto di secolo?

I rifiuti come l’acqua

I lavori su uno degli invasi di Roccasecca

I rifiuti devono smettere di essere rifiuti ed essere ‘nuova materia prima’. Esattamente come avviene nel resto d’Europa, non su Marte.

All’estero si prendono i nostri rifiuti per alimentare i loro termovalorizzatori perché lì riciclano quasi tutto e non ne hanno più da bruciare.

hanno meno smog di noi perché le loro macchine ed i loro camion non camminano con benzina e gasolio che derivano dal petrolio ma da bio metano ricavato dai rifiuti: al punto che in Scandinavia hanno già una data entro la quale le auto a carburanti tradizionali non potranno più entrare nelle loro città. E sarà una data molto raccivinata, non nel 2500.

Noi invece siamo ancora qui ad accapigliarci su un modello vecchio e superato. Il vero coraggio per Provincia di Frosinone e Regione Lazio sarebbe quello di decidere una buona volta le nuove regole del gioco su quelle che deve essere fatto con i rifiuti. Con regole chiare, certe, non interpretabili. Con procedure lineari e trasparenti. Soprattutto con tempi certi per le autorizzazioni. Con i rifiuti che vengono finalmente considerati per ciò che sono: un bene pubblico al pari dell’acqua: e per questo devono essere gestiti solo da realtà alle quali Regione e Provincia devono avere fatto la radiografia. Meglio ancora se il Pubblico ha un piede dentro e la possibilità di controllare tutto, fino all’ultimo sacchetto in ingresso.

Una società come Saf, composta dai Comuni della provincia di Frosinone, deve decidere cosa vuole fare una volta per tutte: Milano e Brescia avevano una società uguale e ne hanno fatto un colosso europeo che è tra i pilasti continentali della transizione Green. Che si occupa di materie prime, riciclo, depurazione, gas, energia elettrica, colonnine per ricarica.

O facciamo questo o ci prendiamo in giro.

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