«Le bugie di Iannarilli sulla sede del Partito»

Io c’ero, caro Direttore. Ed ho visto, ed ho sentito. Per questo mi permetto di scriverLe per contraddire quanto dichiarato dall’ex assessore Regionale del Lazio, ex Deputato due volte, ex Presidente della Provincia, ex amico di tante persone, Antonello Iannarilli.

Cito testualmente dal suo blog, che tutti leggiamo e molti fanno finta del contrario per non farla sentire importante:

Quando Angelino Alfano mi ha nominato commissario del PdL in Provincia di Frosinone convocavo le riunioni nella sede provinciale del Pdl. Loro non partecipavano perché dicevano che quello era un ufficio mio e non lo riconoscevano come sede del Partito.

In realtà quello era un locale che mi aveva messo a disposizione l’amico Enrico Straccamore per farci la sede provinciale, in quanto nessuno degli eletti tirava fuori un centesimo e non avevamo una cassa dalla quale prendere i soldi per pagare l’affitto.

Ma a loro non stava bene. E andavano a riunirsi invece al Cesari. Mi boicottavano. Mi dissero che il rinnovamento passava per le mie dimissioni. E io non mi sono dimesso. Loro per tre anni sono andati a farsi le pippe mentali al Cesari. Poi cercammo un accordo e decidemmo di trovare una sede che stesse bene a tutti.

Nemmeno una settimana più tardi leggo sui giornali che hanno trovato la nuova sede del Coordinamento Provinciale e che è nello stesso posto dove ci sono gli uffici di Abbruzzese.

E allora adesso non sta bene a me.

Ecco. Questo non è vero. E non è che sia vero in parte. È tutta una solenne balla raccontata perché, come ha scritto bene Lei, Direttore, Antonello è così: quando non vince prende il pallone e lo buca. (Leggi qui il precedente)

Io c’ero, dicevamo. C’ero quando Antonello perse sonoramente e gli altri vinsero. E tutti i vincitori dissero: “Lì nella sede provinciale del Partito non si può andare. Perchè non è sicura”.

Perchè non si sentivano tranquilli? Tutti abbiamo pensato ad una geniale porcheria compiuta da Antonello pochi mesi prima: ha avuto un incontro con un avversario politico, Patrizio Cittadini (Si sa che i nemici di ieri possono essere gli alleato di domani). Valutarono l’ipotesi di un patto di desistenza su Alatri. Era uno di quegli incontri che ufficialmente, tra gentiluomini, non è mai avvenuto. Un po’ come mi risulta che Lei dica all’inizio di molte sue telefonate: ‘Noi non ci siamo mai sentiti w nemmeno adesso ci stiamo parlando‘. Ma lei è un gentiluomo. Antonello invece fece finire sui giornali le foto di quell’incontro, ricavate dalle telecamere a circuito interno.

Poteva un Partito fidarsi di una sede di un uomo del genere? Nemmeno se l’avessero bonificato i Ris ci sarebbero entrati nelle stanze prorietà, nei fatti, di Antonello. Ecco perché c’era la necessità di una sede più sicura.
E poi. È falso che Antonello non sapesse niente sulla nuova sede. Io c’ero ed ho visto. Lui sapeva benissimo che era stata individuata la sede e che fosse in via Aldo Moro 199. Dopo che era stata affittata ci era anche stato e gli avevano anche fatto scegliere la sua stanza. E nella sua stanza ci fu anche un’ampia riunione con lui, Alfredo Pallone, Mario Abbruzzese e Adriano Roma.
Se Antonello non si ricorda, un dettaglio può essergli utile: andò al bagno e trovò il factotum di Pallone che stava in corridoio con l’orecchio teso. Rientrando dal gabinetto commentò: ‘Diteci a Massimiliano che stiamo tra amici, non c’è bisogno che spia dietro le porte’
A fine di quella giornata, Abbruzzese chiese a Pallone: “Quanto dura questa pace secondo te?” “Meno di due mesi” fu la saggia risposta di Alfredo.
Durò meno di due settimane. Il Partito organizzò un convegno al Valentino a Sora, per celebrare la ritrovata unità del Popolo delle Libertà. Guest star era Fabrizio Cicchitto,  erano stati invitati tutti e Lei, Direttore, venne chiamato a moderare gli interventi (a proposito, ha dimostrato i ancora una volta di essere un signore: non ha reclamato il cachet, ma sappia che c’è chi se lo è inguattato dicendo di averla saldata). Antonello si presentò con due ore di ritardo e sotto le domande che Lei fece, Direttore, demoli l’accordo raggiunto soltanto un paio di settimane prima, facendo fare a Pallone una solenne figuraccia di fronte a Cicchitto che disse «Ma questo è pazzo?»

Tanto dovevo raccontare. Per onore della verità.

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