Le bugie hanno le gambe corte: ecco com’è aumentata la tariffa sui rifiuti

Ecco la verità sull'aumento della tassa sui rifiuti in provincia di Frosinone. Tutto scritto nella determinazione G05552. Come e perché si è arrivati alla stangatina. Nessuno può dire che non sapeva.

Preso atto di quanto richiamato dalla Saf in tale nota 208/2018 ed in particolare che l’attuale tariffa risalente al 2015, non tiene conto di alcune importanti variazioni di costo sopportate dalla Saf e che tali maggiori costi non risultano coperti da maggiori ricavi sicchè l’attuale tariffa di conferimento all’impianto di Colfelice è certamente insufficiente a garantire l’equilibrio economico – finanziario della gestione della società con conseguente depauperamento del patrimonio pubblico”.

 

E’ questo il passaggio fondamentale scritto nell’atto con il quale la Regione Lazio ha sostanzialmente deciso di adeguare la tariffa dei rifiuti. Tutto nero su bianco.

E al di là dello stile freddo della burocrazia la situazione descritta è quella che tante volte l’ex presidente della Saf Mauro Vicano aveva detto. (leggi qui Vicano: «I rifiuti da Roma, se fossi rimasto in Saf avrei continuato a prenderli»). E poi il suo successore Lucio Migliorelli aveva confermato (leggi qui I rifiuti di Roma vanno alla Saf: 250 tonnellate al giorno). Cioè che l’adeguamento tariffario era necessario per la sopravvivenza economica e funzionale dell’impianto di Colfelice.

 

Per la verità Vicano disse pure che se fosse stato ancora presidente della Società Ambiente Frosinone avrebbe continuato a prendere i rifiuti di Roma. Perché gli equilibri economici soni imprescindibili e se si dice no, contemporaneamente, all’adeguamento tariffario e ai rifiuti di Roma, magari si guadagnano titoli sui giornali ma non si risolvono i problemi. Sarà anche vero che l’impianto va convertito, ma non è un’operazione che si fa in pochi giorni. E nel frattempo? Meglio i rifiuti per strada, conseguenza della chiusura della Saf? I sindaci avevano indicato una strada: senza indicare una data perentoria. perché sapevano che sarebbe stato inutile (Saf, si ai rifiuti da Roma. No alla chiusura della discarica Mad)

Ma è interessante leggere le motivazioni dell’atto regionale per avere un’idea compiuta di quello che è successo. Intanto si tratta della determinazione numero G05552 del 27 aprile scorso, emanata dalla direzione politiche ambientali ciclo dei rifiuti. Inequivocabile l’oggetto: “Impianto Saf spa in Colfelice – determinazione tariffa di accesso all’impianto”.

Primo punto:

“Premesso inoltre che la Società Saf con nota prot. 668 del 14/12/2015 acquisita al protocollo della Regione Lazio al n. 698893 del 16/12/2015 ha presentato istanza di rideterminazione della tariffaria proponendo una tariffa pari ad euro/ton 143,5 (…) Considerato che la scrivente Area ha provveduto a redigere la relazione di istruttoria con la quale si è calcolata la tariffa che è pari ad euro/ton 138,68 oltre IVA, benefit ed altri oneri se dovuti a far data dal 1/1/2015”.

 

Cioè, intanto è dal 2015 che la Saf aveva chiesto la rideterminazione, per una cifra anche superiore a quella poi stabilita dalla Regione Lazio.

Ma nell’atto si legge che il 1 settembre 2017 la Saf

“ha indirizzato una nota alla Provincia di Frosinone e per conoscenza alla Regione Lazio con la quale si è venuti a conoscenza del fatto che deve ancora essere impiegato il contributo per la società Saf spa di 6 milioni di euro già erogato alla Provincia di Frosinone nel novembre 2016 per la realizzazione del IV stralcio delle opere dell’impianto”.

 

Aggiungendo

“che la realizzazione di tale impianto, che ai fini della tariffa non inciderà sulla parte investimenti, ma poteva consentire di ottenere un importante risparmio sulle voci di gestione che ad oggi incidono sulla tariffa sopra calcolata per oltre 1.000.000 di euro all’anno”.

A quel punto la Regione Lazio ha approfondito.

 

Intanto però l’8 settembre 2017 fu revocata (dall’allora assessore Mauro Buschini) la determinazione di quattro giorni prima che approvava la tariffa di ingresso all’impianto Saf di Colfelice, sempre a far data dal 1 gennaio 2015. E la marcia indietro fu fatta “ritenendo necessario, pur nel rispetto della modulazione temporale, tener conto dell’incidenza dei finanziamenti in conto capitale per la realizzazione di opere che massimizzano la tutela ambientale e minimizzano i costi di gestione”.

 

Parliamo del finanziamento di 6 milioni di euro. La Regione sintetizza così l’evolversi della situazione:

“Preso atto che le motivazioni per cui si era revocata la determinazione G11952 del 4/9/2017 (ndr: da parte di Buschini) sono state chiarite in quanto il finanziamento concesso alla Saf dalla LR 42/2007 sarà utilizzato per la realizzazione del progetto di aggiornamento dell’impianto e quindi non possono in alcun modo incidere sui costi di gestione così come inseriti nella determinazione della tariffa dal 1/1/2015”.

 

Non possono in alcun modo incidere sui costi di gestione”: il passaggio chiave è questo. Cioè non potevano evitare l’adeguamento della tariffa.

La Regione poi sottolinea che i dati inseriti nel calcolo della tariffa derivano da dati di bilancio approvato dall’assemblea dei soci.

 

Facendo riferimento alla nota con la quale la Saf fa presente che i costi di gestione sono aumentati. Inoltre, è evidente che il mancato smaltimento dei rifiuti di Roma ha fatto diminuire gli introiti.

 

Insomma, sull’adeguamento della tariffa si può essere d’accordo o meno, ma nessuno può parlare di fulmine a ciel sereno. Perché i sindaci che compongono l’Assemblea dei Soci Saf (tutti i sindaci della provincia di Frosinone)  sapevano benissimo due cose: che i costi erano aumentati (avevano approvato il bilancio)  e che le entrate sarebbero precipitate a causa del loro no ai rifiuti di Roma.

 

Tutto il resto è demagogia e populismo.

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