Le forzature di Salvini e Di Maio e la differenza tra competenza e rappresentanza

I due vicepremier invitano a candidarsi tutti coloro che esprimono critiche: dai magistrati alla Banca d’Italia. Perché l’unico ministero che davvero funziona in questo governo è quello della propaganda. Mentre il Paese è seduto ai piedi di un vulcano.

Ma perché, se lei va da un medico gli chiede se è stato eletto?”. Lo ha detto Piercamillo Davigo, magistrato di livello superiore e vera mente di Mani Pulite. Perché i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, tra un bagno di folla e l’altro, rispondono allo stesso modo a tutti. Un giudice vuole indagare? Si candidi!

Bankitalia, Corte dei Conti e Istat sono preoccupati per gli effetti della manovra economica? Si candidino. Le agenzie di rating? Non sono state elette. Il Fondo Monetario? Quando mai ha preso voti. Intanto lo spread galoppa e l’Italia è letteralmente seduta ai piedi di un vulcano. In attesa che due importantissime agenzie di rating si pronuncino sui livelli di debito del nostro Paese a fine ottobre. Nel caso di una bocciatura di due punti, i rischi sono enormi.

Ma intanto Salvini e Di Maio continuano imperterriti a far funzionare l’unico ministero che non perde colpi, quello della propaganda, capace di trasformare ogni sconfitta economica e finanziaria in un successo politico. Come? Additando nemici: gli immigrati, l’Europa, i burocrati, i poteri forti, gli organismi tecnici. E gli avversari politici naturalmente. Quelli che Matteo Renzi chiamava gufi.

Per non parlare dei bagni di folla e dell’effetto camicia con le stellette.

 

In realtà la battuta di Piercamillo Davigo è indicativa, perché ci sono mestieri che si praticano per competenza. Non per rappresentanza.

Medici, ingegneri, architetti, avvocati, magistrati, professori. Gli elementi sono lo studio, il sacrificio, l’impegno, la competenza, la bravura. Il politico viene eletto per guidare il Paese, ma la legittimazione elettorale non significa che sia legibus solutus o dotato del crisma dell’infallibilità papale.

Invece Lega e Cinque Stelle ripetono la solita musica nei confronti di tutti, mentre il Paese è sull’orlo del baratro. Ma non perché sono tutti cattivi e ce l’hanno con l’Italia. Semplicemente perché i mercati (che poi sono gli investitori che comprano il nostro debito) non si fidano.

Neppure loro sono stati eletti. Che facciamo, ce ne freghiamo?

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