«Le navi non vanno avanti solo con il capitano»: CartaBianca per Zingaretti

Zingaretti buca il video di CartaBianca su raiTre. "Malgrado le tante cose fatte, gli italiani ci hanno sentito distanti nel momento in cui avevano bisogno di essere difesi". Il Partito? "Insieme si va lontano. C'é un tempo per guidare e un tempo per spingere"

«La nave va avanti se c’è il capitano… ma anche chi tira le cime, chi lava per terra e chi guarda l’orizzonte. Quando ci si illude che basta il comandante si va a sbattere»: è la metafora del Pd nel recente passato. E di quello che vorrebbe nel futuro. Nicola Zingaretti l’ha spiegata negli studi di CartaBianca su RaiTre, rispondendo a Bianca Berlinguer.

Sorriso spontaneo, peso forma raggiunto, abito che casca a pennello: Nicola Zingaretti buca il video ed è del tutto a suo agio anche se «è la prima volta che vengo qui».

Colpisce per quello che dice e per come lo dice: il tono della voce è calmo, non grida; individua errori, non accusa. Niente rancori, niente nemici da odiare. E soprattutto niente bullismo renziano, niente guanti di sfida lanciati con battute al vetriolo.

Usa un vocabolario ormai dimenticato: “umiltà”, “determinazione”.

 

Una nuova via

La candidatura? «Ho scelto di candidarmi perché dobbiamo tornare a vincere, ma per farlo dobbiamo cambiare» ha detto Nicola Zingaretti.

«Bisogna riconquistare con umiltà e determinazione la fiducia degli italiani, bisogna provare a vincere. Per vincere e riconquistare la fiducia bisogna cambiare. Non dobbiamo prenderci in giro, non dobbiamo prendere in giro il nostro Popolo»

«Malgrado le tante cose fatte, noi abbiamo alle spalle una serie di sconfitte. Abbiamo perso il referendum, abbiamo perso le Amministrative, abbiamo perso le Politiche, abbiamo ri -perso le Amministrative. E le abbiamo perse perché, malgrado le tante cose fatte, gli italiani ci hanno sentito distanti nel momento in cui avevano bisogno di essere difesi. Io non voglio gettare la spugna ma penso che dobbiamo cambiare, penso che si possa aprire una fase diversa inclusiva, nella quale si riprenda a dialogare con gli altri , mettendo in campo anche una nuova agenda economica».

«Se posso permettermi di dirlo, il punto sarà soprattutto questo: prendere atto che questo sistema economico produce ingiustizie, produce disuguaglianze. E l’Italia ci chiede una soluzione a questo».

«Non si può far finta che non sia accaduto niente»

 

Cambiare per vincere

È una partita di fioretto. Bianca Berlinguer porge con grazia le sue domande ma sono affilate e micidiali. Nicola Zingaretti para il colpo e riparte alla carica. Come nel momento in cui gli chiedono perché finora si sia candidato soltanto lui. E se davvero questo Congresso vogliano farlo.

«Io penso che il congresso si farà. Solo un pazzo potrebbe teorizzare che la soluzione a questa crisi sia mettere la polvere sotto il tappeto. Il tema è fare un Congresso che metta al centro i motivi delle sconfitte, la denuncia sulla deriva che sta prendendo questo Paese.

Soprattutto è importante dire a questo Paese: se ci sono erori che abbiamo fatto ok, lo abbiamo capito, ora basta. Mettiamo in campo facce nuove, gente nuova, soluzioni nuove. E una squadra più solidale, più unita.

Si ricomincia soprattutto dal ridare dignità alle persone cioè a coloro che forse non sempre abbiamo messo al centro del nostro agire, malgrando un’agenda di cose fatte.

Io penso che noi siamo quelli che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi, non gli italiani fuori da un disagio che è ancora drammatico per tantissimi».

 

Da soli si corre, insieme si va lontano

L’affondo di Bianca Berlinguer è sempre più affilato. Chiede che ruolo potrà avere Matteo Renzi. E a chi si riferiva il Segretario quando in queste ore ha detto ‘Non pensate d’esservi liberati di me’: a voi avversari interni o agli altri Partiti?

Ride Nicola Zingaretti. Con le mani appoggiate su una coscia: niente gambe che si agitano, nessun tremolio a tradire tensione.

«Ho sentito anche io questi toni apocalittici… Perché questo pathos, su un tema naturale? Io voglio aprire una fase nuova, diversa: perché abbiamo perso. Diversa anche dalla ‘Ditta’. Ma voglio farlo perché hanno perso, non per problemi personali».

«In questa nuova fase la novità è che tutti possono dare un contributo. Io non credo che le navi vadano avanti quando c’è solo il capitano al timone. Vanno avanti quando c’è il capitano che è bravo… ma anche chi tira le cime, chi lava per terra, chi guarda all’orizzonte… Attenzione: questo è un punto di differenza tra noi e la destra: quando ci si illude che nella nave è importante solo il capitano, poi si va a sbattere agli scogli».

Cita Papa Francesco. «L’altro giorno ha detto una bella cosa: quando si va soli si va più veloci ma quando si va insieme si va più lontano».

Il popolo del centrosinistra aspetta un segnale. Non aspetta un leader o un messia: quella è roba da centrodestra. «L’Italia si aspetta che torniamo a essere una comunità e insieme si percorra una nuova via. Io ho vinto nel Lazio, quando c’è stata la catastrofe, anche perché nonostante le differenze che ci sono nella mia regione, poi abbiamo avuto la forza per restare uniti. Ed abbiamo vinto».

 

Un momento per guidare ed uno per spingere

Il manuale del giornalismo insegna che più la domanda è breve più è micidiale. Bianca Berlinguer conosce la politica (Berlinguer, non c’è bisogno di aggiungere altro) e altrettanto conosce il giornalismo. La stoccata e mortale: Come può un gruppo dirigente che ha ridotto così il Partito, sperare di rimetterlo in piedi?

Quello che colpisce è che il sorriso di Zingaretti è spontaneo. E nemmeno davanti ad una domanda del genere cerca colpevoli ai quali scaricare la croce.

«Su questo dobbiamo essere tutti d’accordo, per tornare a essere credibili non possiamo ripresentarci dicendo: “abbiamo comunicato male ma non abbiamo fatto errori”. Dobbiamo cambiare. E dobbiamo offrire una nuova agenda economica, una nuova agenda sociale.

E non dobbiamo avere una visione proprietaria: dove o si comanda o non si ha ruolo. Si partecipa. C’e’ un tempo per guidare e un tempo per spingere insieme.

Mi permetto di dire che non faccio neanche parte dell’Assemblea Nazionale del Pd. Eppure sono stato parte di questo Partito. Sono stato leale, pur non condividendone le posizioni, con chi dirigeva questo Partito. E anche se tante cose non le ho condivise mi sono sentito lo stesso parte di questa sfida. Dobbiamo costruire insieme questa condizione. Non è vero che O si comanda o si è discriminati».

 

Niente clan nel Partito

Il Pd è a rischio estinzione? Oppure è una parentesi e se poi il governo cade, torna il Pd?

«Questo è l’oggetto della battaglia politica. Io mi batto esattamente per questo. Guai a mettere la polvere sotto al tappeto, guai a non guardare in faccia al mostro. Quando uno sta male, la prima condizione per curarsi è non avere paura di sapere che malattia ha e trovare per quel male una cura. Credo che ce la possiamo fare se cambiamo».

«Dobbiamo dire la verità. Non è vero che il problema è stato di comunicazione. Il tema vero è che nonostante un’agenda piena di cose fatte, una massa enorme di individui ha percepito la nostra posizione come distante dalle sue esigenze».

«Io penso che oggi sia importante militare in un Partito: perchè so che le persone potenti non hanno bisogno di un Partito, loro decidono per sé grazie alla loro potenza. I Partiti sono utili per le persone normali. Poi però, quando stai in un collettivo, devi contare».

«Il Partito delle persone a cui penso è un Partito nel quale chi ne fa parte milita ma è anche chiamato a decidere in quanto persona. Non è vincolato a un gruppo, a un gruppetto, a un clan: questo è parte anche della degenerazione, che gli italiani hanno visto, in quello che siamo diventati».

«Allora, nessuno si senta escluso: si sentano parte di questo processo di rinnovamento democratico. Altrimenti questi che governano non li mandiamo più via»

 

I rapporti con il M5S

Nemmeno il tempo di far scendere l’applauso e arriva un altro affondo, secco e micidiale. È stato un errore interrompere i contatti con il Movimento 5 Stelle?

«Questa maggioranza è una anomalia perchè è sostenuta da una maggioranza di parlamentari a 5 Stelle ma con una leadership di destra. Hanno un contratto che è irrealizzabile e che è fallito. Ed hanno un disaccordo di fondo su tutti i temi. Questo prezzo lo pagheranno gli italiani»

«Noi dobbiamo non solo fare opposizione, ma costruire una alternativa. E alternativa vuol dire una nuova piattaforma economica, un progetto politica, una visione ampia, un sistema di alleanze nuovo».

 

Si può essere alleati

La giornalista vede un varco e prova subito a colpire: scusi, un sistema muovo di alleanze ma qui ci sono o i Cinque Stelle o la Lega…

Fianco coperto e contrattacco. Per Zingaretti «Le alleanze devono essere innanzitutto sociali, culturali, di mobilitazione. In Italia c’è una bellissima mobilitazione di sindaci civici che sono straordinari: non sono voluti andare ne con il 5 Stelle ne con la Lega, si sono auto organizzati per tenere viva la bandiera del cambiamento».

«Dobbiamo smetterla di vivere una stagione che o si è del Pd o si è avversari del Pd. Si può essere ‘alleati’: è una bellissima parola che dobbiamo rimettere al centro dell’azione politica. Perché non si è solo perso in Italia: si è vinto a Milano e nel Lazio, si è vinto dove si sono messi in moto dei progetti alternativi. E io vorrei dare il mio contributo».

 

Dopo il sondaggio, che lo dà testa a testa con Delrio, c’è spazio per un ultimo affondo. Sul nome del Partito.

«Se si comincia dal nome si cambia tutto per non cambiare niente. Noi dobbiamo ridiventare ‘democratici’, ridare un’anima a questa parola».

 

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