Le pacche sulle spalle dal sapore aventiniano (di C. Trento)

La partita per la grande città da centomila abitanti. Nella quale non tutti dicono a voce alta quello che pensano. Il vero problema è che da decenni non ha una “visione” strategica degna di questo nome. Perché ognuno pensa a coltivare il proprio orticello.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il progetto del Grande Capoluogo (o dell’Unione dei Comuni) è valido. Su questo non c’è da discutere. Perché non c’è dubbio che su alcuni temi la collaborazione sarebbe necessaria, anche per abbattere spese che i Comuni faticano a sostenere da soli. La frase pronunciata dal presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani quattordici mesi fa è ancora valida: «Siamo troppi piccoli per essere competitivi».

Nicola Ottaviani e Giovanni Turriziani. Foto: © Stefano Strani

Per Turriziani la partita non è ancora chiusa e infatti ha rilanciato la sfida, dicendo che Unindustria ha fatto tutto quello che doveva e che adesso la palla spetta ai Comuni.

Già, i Comuni: sono quattro ad aver aderito al progetto, Frosinone, Veroli, Supino e Arnara. Ma anche questi quattro hanno manifestato dubbi e perplessità. Magari a voce bassa. Ecco, forse è arrivato il momento che ognuno dica a voce alta come la pensa.

Quando il progetto fu presentato diversi sindaci manifestarono malumori e dubbi anche e soprattutto per il timore di dover cedere delle porzioni di sovranità. Giovanni Turriziani provò a tranquillizzarli immediatamente, assicurando che non era questa la finalità del progetto. Ma i dubbi sono rimasti. Diciamolo senza giri di parole: il gioco di squadra non fa parte (purtroppo) del dna della provincia di Frosinone. Ci sono diffidenze complicate da superare.

Lo stiamo vedendo ad ogni livello, anche nella delicata partita che può portare alla Camera di Commercio del Basso Lazio. Oltre al derby con Latina c’è da fare i conti con il “fuoco amico”, la superficialità, perfino il disinteresse.

La Ciociaria da decenni non ha una “visione” strategica degna di questo nome. E non ce l’ha perché la classe politica, ma pure quella burocratica (forse perfino più potente) preferiscono coltivare il proprio orticello. Il fatto è che nelle economie di scala della società globale non si va da nessuna parte senza la capacità di unire le forze. Con un obiettivo duplice: abbattere i costi ed efficientare i servizi.

Ma la grande assente resta la Regione
Giovanni Turriziani alla conferenza di Unindustria per la presentazione del progetto su Frosinone Intercomunale

Dicevamo del progetto del Grande Capoluogo. Unindustria ha agito con cautela per non urtare la suscettibilità dei Comuni. Forse però bisognava mettere in chiaro le cose subito, anche sul versante dei costi e del reperimento delle risorse. Trovare una sintesi tenendo presenti anche quelle che sono le reali condizioni dei Comuni oggi.

Comuni che fanno fatica a garantire, per esempio, i servizi sociali. Comuni che non riescono a sostituire, attraverso assunzioni stabili, quelli che sono andati in pensione grazie a Quota 100. In questi anni, sul piano istituzionale, lo Stato ha scaricato la crisi sugli enti locali. Sui Comuni ma pure sulle Province, enti falcidiati dalla riforma Delrio nonostante un referendum che ne ha conservato la rilevanza costituzionale.

Il Grande Capoluogo può servire in materie come i trasporti, il contrasto all’inquinamento, l’ambiente, l’edilizia scolastica, la protezione civile. Ma pure su un tema come la pianificazione urbanistica.

La Regione Lazio è stata coinvolta immediatamente nel progetto. E inizialmente è arrivata la “benedizione”. Quello che però non si capisce è che le “pacche sulle spalle” lasciano il tempo che trovano. Su un progetto del genere i Comuni non possono essere lasciati soli, specialmente non sul fronte del reperimento delle risorse finanziarie.

Per Giovanni Turriziani si è ancora in tempo per portare avanti il progetto del Grande Capoluogo. Ci sono delle risorse regionali da attivare ha detto il numero uno di Unindustria Frosinone. I Comuni dovranno attivarsi, ma gli stessi Comuni non possono essere lasciati soli in mezzo ad un deserto. Perché per attivare un progetto del genere, per scrivere un documento di indirizzo politico e per fare tutto il resto c’è bisogno di una sinergia a 360 gradi.

Foto: © A.S. Photo, Andrea Sellari

Magari su questo punto Unindustria appare l’associazione più strutturata per fare da catalizzatore, anche per il futuro. Però certamente la Regione Lazio un colpo dovrebbe batterlo sul serio per questo territorio. Dimostrando di rappresentare un punto di riferimento per tutti i sindaci, indipendentemente dal colore politico.

Il Comune di Frosinone, il capoluogo, sta portando avanti un Piano di rientro che ha evitato la dichiarazione di fallimento. Il sindaco Nicola Ottaviani e l’assessore Riccardo Mastrangeli stanno facendo i salti mortali per predisporre il prossimo bilancio. Ma non sono dei prestigiatori. Come non lo sono i loro colleghi di altri Comuni.

Il Grande Capoluogo è una straordinaria opportunità. L’intuizione di Unindustria è stata giusta. Ma ora per calarla sul territorio occorrono coraggio, programmazione, sinergie e risorse. La Regione Lazio, se vuole incidere, non può stare a guardare e limitarsi agli incoraggiamenti

Le fughe in avanti che lasciano il tempo che trovano
Antonello Iannarilli

Antonello Iannarilli non è un politico alle prime armi. E neppure uno che non sa come si sta in un Partito. Eppure qualche giorno fa ha annunciato urbi et orbi che si candiderà alle elezioni regionali, probabilmente in tandem con Alessia Savo. (leggi qui Iannarilli 3 Il Ritorno – “Mi ricandido con Savo. Fu Mario a segare Quadrini alle Regionali”).

Il fatto è che Iannarilli, come Alessia Savo, ora militano in un altro Partito, Fratelli d’Italia. In Fratelli d’Italia non sono loro a dare le carte, non sono loro a guidare la macchina.

Vero è che Giorgia Meloni ha aperto le porte a chi arriva da altre esperienze, ma Fratelli d’Italia resta un partito fortemente caratterizzato a destra. In provincia di Frosinone c’è una classe dirigente che “viene da lontano”e che ha nel senatore Massimo Ruspandini il suo punto di riferimento.

Effettuare una fuga in avanti opzionando due “caselle” come quelle delle candidature alle regionali è un’operazione che ha un solo effetto: produrre malumori in quantità industriale in chi nel Partito milita da anni e che magari aspetta un’occasione per essere messo alla prova. Uno scivolone quello di Iannarilli. I tempi della Democrazia Cristiana sono finiti. E anche quelle logiche.

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