Le Primarie non bastano, al Pd serve una pacificazione

Il metodo per scegliere i candidati a sindaco può aiutare molto, ma solo a patto che si faccia un’autocritica seria su anni di divisioni: tra De Angelis e Scalia, tra Vicano e Fardelli, tra Marzi e Marini, tra Buschini e Pompeo. E forse magari servirebbe un congresso vero, non costruito a tavolino.

Primarie convocate sei mesi prima. Da Roma a Terelle. Con l’impegno sacro che chi perde si adegua alla decisione della maggioranza e la sostiene. E’ questo l’unico modo per evitare frattura nel momento della candidatura a sindaco nei Comuni. Il consigliere regionale del Pd Mauro Buschini ci crede. Potrebbe sembrare una soluzione elementare, ma in realtà coglie il disagio dei Democrat negli ultimi anni.

Però tutto questo non può non essere accompagnato da un’autocritica forte al proprio interno, seguita da un patto vero per l’unità del Partito. Perché altrimenti si finisce con effettuare un’analisi straordinaria ma limitata e sterile.

Perché certe fratture vanno avanti da tempo immemorabile. Nel 2014 per la presidenza della Provincia Francesco Scalia lanciò Antonio Pompeo, mentre Francesco De Angelis puntò su Enrico Pittiglio. Nel 2012 a Frosinone la lacerazione tra Michele Marini e Domenico Marzi determinò la prima vittoria di Nicola Ottaviani e la fine dello schema di coalizione di centrosinistra.

Ma ci sono decine e decine di esempi. A Veroli (Simone Cretaro contro Danilo Campanari), a Cassino (Enzo Salera contro Giuseppe Golini Petrarcone). Per non parlare di Ceccano, Pontecorvo, Anagni. E sempre Frosinone, nel 2017. Quando Fabrizio Cristofari non riuscì a recuperare alla causa Michele Marini.

Primarie per il prossimo sindaco

Adesso a rilanciare le primarie nel capoluogo ci ha pensato Francesco De Angelis, il leader maximo. Ma nemmeno le primarie potranno bastare se il Pd non saprà guardare al suo interno con lucidità e spirito critico. Perché, tanto per fare un esempio, alle comunali si trova spesso Antonio Pompeo da una parte e Mauro Buschini dall’altra. E allora diventa inevitabile pensare alle strategie per le future regionali.

Domenico Alfieri

Le primarie possono andare bene a patto che siano accompagnate da altre soluzioni. Per esempio: perché non celebrare congressi veri e non costruiti con accordi a tavolino? Da quanto tempo non si fanno? Prima Simone Costanzo e poi Domenico Alfieri hanno rappresentato delle ottime sintesi fra le diverse correnti. Ma è dai tempi di Sara Battisti alla guida del Pd che manca una “conta” vera e leale. Altrimenti di cosa si parla?

A livello nazionale il Pd può vincere nelle principali città perché ha una classe dirigente maggiormente radicata e abituata a governare. E’ la stessa cosa in provincia di Frosinone. Ma dalle nostre parti i Dem sono stati capaci di dividersi perfino per la presidenza dell’Asi tanti anni fa. E nessuno dimentica la conta fratricida tra Mauro Vicano e Cesare Fardelli per la guida della Saf. Se non si fa chiarezza su tutto questo, allora anche le primarie diventeranno una conta effettuata in un altro modo.

Chi saprà prendere l’iniziativa però?

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