Le ragioni della subalternità della sinistra

La lezione di Luigi Di Rosa che la sinistra pontina ha "saltato". Eppure è un pezzo della sua storia. Ed in questa amnesia sta la ragione della sua subalternità.

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Venerdì scorso la destra pontina ha, giustamente, ricordato l’esperienza del sindaco di Latina Ajmone Finestra. Erano orgogliosi della loro storia, tanto orgogliosi che anche la sinistra attraverso Damiano Coletta (sindaco in carica a Latina) e Maurizio Mansutti (sindaco di centrosinistra) hanno partecipato all’evento. Così si fa se si ha una storia, una identità. (Leggi qui 101 anni di Finestra, il sindaco dell’egemonia culturale della destra).

Il sacrificio dimenticato di Di Rosa

Il 28 maggio era l’anniversario dell’assassinio di Luigi Di Rosa avvenuto a Sezze nel 1976. In ricordo ci sono state iniziative: ma a Sezze e non a Latina, Ci sono stati articoli ma tutti come se si trattasse di un pezzo di storia locale, cose setine. Eppure per mesi Sezze fu al centro del confronto politico e culturale per quell’episodio che apriva una stagione buia per la storia repubblicana.

Non era, non è, non sarà una “cosa setina“. Ma la sinistra pontina non la rammenta, l’ha rimossa, non ne fa cenno. Passato il Brivolco (il corso d’acqua che separa Sezze dal piano) non esiste.

Il caso non è importante in quanto tale, ma è l’evidenza della scarsa importanza che la sinistra pontina nelle sue varie anime conferisce alla sua storia. Che è radicamento comunitario. È riconoscimento di una originale presenza. 

L’egemonia e la subalternità culturale

Antonio Gramsci

La conquista dell’egemonia culturale è precedente a quella del potere politico e questa avviene attraverso l’azione concertata di intellettuali organici infiltrati in tutti i mezzi di comunicazione, di espressione e nelle università.

E’ una frase di Antonio Gramsci che introduce nel mondo marxista la cultura nelle “strutture della società“. Se a Latina la sinistra non comincia a raccontare la sua Storia è destinata ad accettare la vulgata degli altri, è destinata alla subordinazione, alla rimessa.

La destra ha espresso la sua idea di “ritorno a Littoria” con il feticismo urbanista. Era la sinistra che doveva raccontare la storia del lavoro, gli uomini che fecero non una città, ma una comunità. E la dovevano raccontare da capitale e non da “città stato“. 

Vedete Luigi Di Rosa non è morto perché era setino in una faida setina, ma è stato assassinato perché comunista per mano fascista in Italia. Bisognerebbe ricordarlo, ma credo che non ci sia più la sua parte, quella del ricordo.

L’Spd tedesca ha rinunciato nel suo statuto al marxismo come cultura di riferimento per il suo agire politico ma custodisce con certosina cura la casa di Karl Marx. Sottigliezze che fanno la differenza. Quella differenza che a Latina significa accettare non la dialettica con gli altri ma la sudditanza. 

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