Le Regionali e quei moderati in libera uscita dal Centrodestra

Il dialogo difficile tra Forza Italia ed i suoi storici alleati. L'orizzonte in movimento nel centrodestra. Con il centro sempre meno radicale. E la possibilità allora di trovare una sintesi diversa. Già alle prossime Regionali del Lazio

L’accordo è chiuso“. Nei corridoi della Pisana la convinzione è bipartisan: i moderati del centrodestra correranno col centrosinistra alle prossime elezioni Regionali. Magari non direttamente nella stessa coalizione, più probabilmente creando un contenitore politico “terzo“. Che, trattandosi di consultazioni a turno unico, staccandosi da Lega e Fratelli d’Italia a conti fatti finirebbe per favorire tra un anno il raggruppamento a guida Pd per la successione a Nicola Zingaretti.

È un po’ la falsariga di quanto accadde 4 anni fa, quando la candidatura di Sergio Pirozzi fece mancare a Stefano Parisi i voti con cui centrare la vittoria per il centrodestra. E mandò all’Assemblea regionale un’anatra zoppa: un governatore di centrosinistra (Zingaretti) senza una maggioranza.

Il Patto d’Aula

Daniele Leodori con Mauro Buschini

A rimetterla in piedi ci pensò nell’estate 2018 il Patto d’Aula raggiunto dall’allora presidente del Consiglio Regionale Daniele Leodori e dell’ex capogruppo Pd Mauro Buschini con la conseguente uscita dai gruppi di Forza Italia e Lega rispettivamente di Pino Cangemi ed Enrico Cavallari per fornire il sostegno a una maggioranza senza numeri. (Leggi qui Una maggioranza per Zingaretti: Cangemi e Cavallari dicono si a Buschini).

Quell’impegno si rafforzò ancora di più, se possibile, pochi mesi dopo, quando nel dicembre 2018 fu sventata la mozione di sfiducia contro il presidente Zingaretti, con tanto di scontro tra il coordinatore regionale di FI Claudio Fazzone ed il capogruppo Antonello Aurigemma, al quale il primo aveva chiesto il ritiro del documento perché sarebbero mancati i voti per la sua approvazione. (leggi qui Zingaretti vola, l’opposizione si schianta: la Mozione di sfiducia finisce in farsa).

E poi il patto delle Provinciali

Bruno Astorre Silvio Berlusconi Massimo Ruspandini

La stessa musica che sarebbe risuonata diversi mesi dopo nei consigli provinciali di Latina e Viterbo, dove Pd, M5S e Forza Italia guidano in asse le due istituzioni. Proprio l’accordo tra azzurri e dem nella Tuscia, è costato a fine anno la sfiducia al sindaco del capoluogo, Giovanni Arena, da parte di Fratelli d’Italia e Lega. E alle prossime elezioni in programma in primavera, Pd e FI sembrano destinati a presentarsi insieme o comunque a non farsi la guerra.

Come del resto, già succede a Latina, dove Forza Italia alle Comunali non si è schierata a sostegno della riconferma di Damiano Coletta. Ma adesso di fatto è allineato alla sua maggioranza di centrosinistra.

Una sintonia registrata dopo le Provinciali di dicembre: quando Forza Italia non si è schierata con Lega e Fratelli d’Italia. Ma ha sostenuto il candidato di Italia Viva Gerardo Stefanelli insieme al Partito Democratico. (Leggi qui La via di Fazzone che passa dal Quirinale).

Relazioni complicate

Perché dall’elezione per il presidente della Repubblica alle realtà locali il problema di fondo è sempre lo stesso: la difficoltà (sempre più accentuata, specie nei territori) del Partito guidato da Silvio Berlusconi di fare coalizione con i Partiti guidati da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. E allora sono proprio gli esponenti del centrodestra regionale a non essere sorpresi nel rivelare che l’accordo tra Forza Italia e Pd per le prossime elezioni nel Lazio “è già chiuso.

La realtà dei fatti dice che le cose non stanno così e che Forza Italia è saldamente e coerentemente nel centrodestra. Ma non si può negare che un’interlocuzione istituzionale molto più fitta che nel passato è stata realizzata. L’hanno costruita i due rispettivi responsabili regionali: Claudio Fazzone e Bruno Astorre. Perché? Se dovessero mutare gli orizzonti nazionali ed il centro dovesse allontanarsi dal centrodestra assumendo una posizione meno radicale, i due Segretari si troverebbero il lavoro già avviato.

Una mossa che da una parte consente all’esponente Dem di rafforzare ulteriormente la candidatura (per ora solo ufficiosa) alle primarie di Daniele Leodori. E dall’altra (se l’operazione si realizzasse) consegnerebbe a Forza Italia un approdo più sicuro rispetto ai tormentati rapporti con Lega e FdI. Che a loro volta devono fare i conti con le rispettive spaccature interne.

Ecco perché questa strada potrebbe essere percorsa anche da altre forze moderate del centrodestra e produrre fuoriuscite al momento insospettabili.

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