Le sigarette di Ruggero ed il fumo della Mecoris (di A. Porcu)

La paura per le conseguenze dell'incendio alla Mecoris. Nella zona l'aria è ancora irrespirabile. La gente ha paura. Ed ha ragione. Ma c'è una cosa però sulla quale dobbiamo riflettere

Ruggero Marazzi non è un simpatizzante del Partito Democratico. Come buona parte della sua generazione è un disilluso. Di mestiere fa il Disaster Manager per il Comune di Frosinone. Ed è talmente bravo che appena da qualche parte un terremoto butta giù qualcosa, un vulcano inizia a fumare, un fiume esonda o lo tsunami fa casini dall’altra parte del mondo, lui deve fare la valigia e partire. (Leggi qui Ruggero Marazzi, l’uomo dei terremoti: ad Amatrice passando da L’Aquila ed Haiti). L’incendio della Mecoris di Frosinone ce l’ha sotto al naso.

L’altro giorno ha scritto un post sulla sua bacheca. Che solo l’idiozia dell’algoritmo di Facebook ora non rende visibile.

Proviamo a ricostruirne la sostanza: croleina, formaldeide, ossidi di azoto, monossido di carbonio, piridina, ossido nitroso, solfuro di diidrogeno, fenolo, arsenico, cianuro di idrogeno, metanolo, propylaldehydum, acetonitrile, formaldeide, clorometano, acroleina, acetaldeide: sono solo alcune delle sostanze velenose e spesso cancerogene che inaliamo quando fumiamo una sigaretta. Perché ha scritto questo? Per farci riflettere su un dato impostante.

Nell’aria di Frosinone, dopo l’incendio della Mecoris non c’è traccia di questo. Il sindaco Nicola Ottaviani ha provato a ribadirlo alla gente che, spaventata, ha chiesto rassicurazioni durante il Consiglio comunale. Andando oltre le righe perché la paura non fa stare composti, il terrore di un cancro che possa infilarsi nei polmoni dei propri figli, della propria moglie, dei nipoti, non fa stare sereni. È giusto che sia così. È normale che i toni concitati di giovedì sera siano stati quelli registrati nel corso del Consiglio comunale. È giusto avere paura.

La paura è una cosa, la scienza è altro. E la scienza dei laboratori di analisi dice che gli inquinanti presenti nell’aria di Frosinone durante il giorno dell’incendio era scomparsi già la sera stessa. La situazione era sotto controllo già mentre dal Comune distribuivano ai cittadini le mascherine: i livelli di Pm10 sono rientrati nella norma e quelli di diossina mai sono andati oltre le soglie di rischio.

Allora che bisogno c’era di distribuire le mascherine come se fossimo sotto attacco chimico? Bene ha fatto il sindaco a distribuirle: come tutti gli esseri umani non poteva sapere che dopo qualche ora l’aria sarebbe tornata nella norma. ha fatto benissimo ad essere prudente. Anche se le mascherine fanno alimentare la paura perché indicano che qualcosa di drammatico e fuori dalla norma è in atto.

C’è una puzza che ancora oggi non si può stare intorno alla Mecoris. La puzza ci ha tenuto vivi e ci ha fatto arrivare ad oggi attraverso peste e catastrofi: la puzza ci indica il pericolo, il nostro cervello registra gli odori di ciò che è buono da mangiare e ce li fa apparire gradevoli. E cioè che è pericoloso e potenzialmente letale: e ce lo registra come sgradevole.

L’istinto ci dice che intorno alla Mecoris è avvenuto qualcosa di potenzialmente pericoloso. Le analisi ci dicono che è una puzza che crea scomodità ma non è velenosa.

Perché allora la gente non si tranquillizza. Forse perché nel passato abbiamo scoperto che molti numeri poi erano falsi, truccati. E chi li doveva certificare ed elaborare è finito dentro. Abbiamo paura perché non ci fidiamo.

Questo allora è il momento della ragionevolezza. Nel quale conviene ascoltare uno come Ruggero Marazzi: che non sopporta il Piddì, è un disilluso, ma è un professionista stimato nel mondo e non è un cialtrone.