Lega e Cinque Stelle, sotto gli annunci ancora nulla

Sotto gli annunci ancora nulla. Nessun provvedimento per il Paese: soltanto frasi ad effetto gridate davanti alle telecamere ed ai taccuini. I provvedimenti annunciati sono irrealizzabili. Intanto è partita la spartizione. Tutto come prima, nulla di nuovo oltre agli annunci

I sondaggi dicono che la luna di miele tra gli italiani e il governo pentaleghista continua e che Movimento Cinque Stelle e Lega, insieme, sono ancora stabilmente sopra al 60%. Con sorpassi e controsorpassi a colpi di rilevazioni demoscopiche.

Ma fino a quando durerà? Soprattutto in assenza di quelle svolte annunciate e promesse agli italiani? Perché finora, al di là di una propaganda senza soluzione di continuità, si è visto poco di nuovo.

I metodi utilizzati per le nomine alla Rai, ai servizi segreti, alla Cassa Depositi e Prestiti e in tutti gli enti sono gli stessi di sempre: della Prima Repubblica, della Seconda, della Dc, del Pci, del Psi, di Forza Italia, del Pd.

Chi governa si divide e posti. Ma si chiama lottizzazione, anche all’epoca di Giuseppe Conte presidente del consiglio.

Per il momento, invece, non c’è traccia del reddito di cittadinanza, decisivo per far conquistare tutto il sud ai Cinque Stelle. Non c’è traccia della Flat tax, fondamentale per la Lega al nord. Sulla linea Tav Torino-Lione ci sono le stesse diversità di opinione che c’erano nei governi del Popolo delle Libertà e dell’Ulivo.

Nessuna novità, neppure mezza. Il Decreto Dignità ha tante di quelle falle che sarebbe doveroso scriverci un trattato. Ma in ogni caso il precariato non si può combattere certo in questo modo.

La vicenda dell’Ilva ha dimostrato che questo governo non ha una politica industriale. L’unico collante è criticare e cancellare tutto quello che è stato fatto prima.

Luigi Di Maio non ha terminato la campagna elettorale perché è l’unico modo che ha per tenersi stretta la guida di un Movimento sempre più dubbioso dell’alleanza con la Lega. Chiedere a Roberto Fico.

Matteo Salvini probabilmente pensa che il Ministero dell’Interno sia soprattutto controllo dei mari e dei porti. Ma “il freno all’immigrazione” tira ancora moltissimo nell’opinione pubblica.

Il Paese intanto si scopre sempre più razzista e meno solidale. Non certo per responsabilità delle scelte del governo pentaleghista, ma questo è.

Perfino Papa Bergoglio diventa un bersaglio per quei “leoni da tastiera” asserviti al nuovo verbo gialloverde.

 

Ricapitolando: nessun passo avanti sul rilancio economico ed occupazione, nessuna svolta nel panorama internazionale. Non ci sono più Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Al loro posto Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E basta. Nessuna altra novità.

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