Lega, l’addizione che porta a zero

Il report inviato al regionale della Lega sull'ondata di defezioni. Le perdite vengono quantificate in 'zero'. Segue la tabella dettagliata. La trappola delle Provinciali. Le foto su Facebook che avevano fatto capire tutto. Le manovre fatte con i sondaggi che danno FdI in calo

Il report è sulla scrivania del Coordinatore Regionale della Lega Claudio Durigon. Glielo hanno inviato martedì pomeriggio sul tardi. Si conclude con una cifra evidenziata in grassetto: zero. È quello che stimano di perdere in termini di voti i dirigenti provinciali della Lega a seguito dell’emorragia di dirigenti registrata nell’ultima settimana. (Leggi qui: Regionali, Lega e FdI nella tempesta).

la trappola delle Provinciali

Riccardo Mastrangeli

Come si arriva a quel risultato. Come fanno i dirigenti del Carroccio a ritenere che alla fine non avranno perdite. Eppure in pochi giorni sono andati via dirigenti come Gianluca Borrelli (ex capogruppo di Alatri), Giancarlo Lorini (ex vicesindaco di Castelliri), Maria Debora Bovenga (dirigente provinciale di Isola del Liri), Pasquale Bronzi (capogruppo di Ceccano). Possibile che il loro apporto fosse zero?

Il report inviato al Coordinatore Regionale Claudio Durigon analizza i flussi dei voti. Ed ha un punto nodale: le elezioni provinciali dello scorso dicembre. Quelle nelle quali era candidato il sindaco civico di Frosinone Riccardo Mastrangeli come espressione della Lega, in contrapposizione al fronte costruito da Fratelli d’Italia insieme ad una parte del Partito Democratico e coalizzato sul nome del sindaco di Arce Gino Germani; elezioni vinte dal blocco costruito dall’ala maggioritaria del Pd mettendo a terra una coalizione identica a quella schierata ora alle Regionali e guidata dal sindaco di Sora Luca Di Stefano.

Scorrendo quelle pagine si scopre che diverse situazioni non convincevano più il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani e nemmeno il responsabile Organizzazione Pasquale Ciacciarelli. Non li convincevano una serie di informazioni arrivate dai territori: voci di incontri clandestini, piccole riunioni carbonare. E poi le foto su Facebook ed Instagram. Nasce anche da qui la scelta di candidare come presidente della Provincia di Frosinone una figura fortemente di area ed autorevole quanto Riccardo Mastrangeli. Per contare i voti. E fare tana ai protagonisti di quelle voci.

La somma dello zero

Ciacciarelli, Ottaviani, Amata e Corsi

I risultati delle elezioni Provinciali, dice quel report, ha consentito di verificare la consistenza delle segnalazioni e la portata delle foto pubblicate sui social. «Nessuno dei Consiglieri che recentemente ha annunciato la sua uscita dalla Lega ci ha realmente votato alle scorse elezioni Provinciali. Alcuni di loro hanno invece seguito le indicazioni di Fratelli d’Italia ed altri hanno sostenuto il candidato del Partito Democratico risultato poi vincente».

La tabella riassuntiva calcola in maniera quasi scientifica i voti mancati. Indicando quali consiglieri hanno seguito le indicazioni dell’ex Capogruppo in Provincia Gianluca Quadrini, ora a Forza Italia; quali consiglieri hanno seguito invece le indicazioni del senatore Massimo Ruspandini coordinatore di Fratelli d’Italia.

In alcuni casi viene anche allegato il link con le foto postate su Facebook dalla fine del mese di settembre dello scorso anno. O viene riferito dell’autorevole dirigente leghista andato da un sindaco del Cassinate chiedendo i voti per Forza Italia nonostante poche ore prima avesse sollecitato un incarico nel Gruppo della Lega a Montecitorio.

Il caso emblematico descritto nel report per Claudio Durigon è quello di Ceccano. Lì un consigliere mette la firma a sostegno della candidatura di Riccardo Mastrangeli. Ma poi viene rimproverato dal sindaco Roberto Caligiore (Fdi) che minaccia di estrometterlo dalla maggioranza. E torna sui loro passi, cancellando fisicamente la propria firma dal modulo per la presentazione dei candidati.

«È evidente – è la conclusione – che tanto quanto non hanno fornito il loro apporto in occasione delle elezioni Provinciali, non avrebbero fornito alcun apporto alle imminenti elezioni Regionali. Le perdite si quantificano in zero.»

Manovre in corso mentre FdI cala

Pasquale Ciacciarelli

In mezza pagina vengono poi evidenziate le operazioni compiute da Pasquale Ciacciarelli in alcuni Comuni considerati non favorevoli, amministrati da civici di centrosinistra ma classificati come ‘favorevoli’.

La manovra punta al voto centrista che ha sempre costituito lo zoccolo duro del consigliere regionale uscente fin dai tempi in cui era il coordinatore provinciale di Forza Italia. Si tratta di un elettorato moderato e sganciato dall’ideologia leghista, un’area genericamente democristiana nella quale Pasquale Ciacciarelli ed i suoi quadri hanno sempre raccolto consenso. Puntano lì, confidando nel fatto che Fratelli d’Italia venga percepita ancora come una formazione posizionata troppo a destra.

Una strategia che potrebbe funzionare se si considerano i dati dell’ultimo sondaggio Pagnoncelli. A gennaio c’è stata la prima flessione del gradimento sul Governo e la premier Giorgia Meloni. Le rilevazioni hanno registrato un calo di 3 punti rispetto al mese di dicembre. L’indice di gradimento è sceso da quota 54 a 51 per il Governo ed è sceso da quota 58 a 53 per la premier. Ad avere influenzato le valutazioni dei cittadini è stato l’aumento dei prezzi del carburante dovuto alla mancata proroga del taglio delle accise: il 64% del campione si dichiara insoddisfatto per come il governo ha gestito la questione. 

 Pagnoncelli registra un calo (-1,2%) per FdI a fronte di una ripresa della Lega che raggiunge l’8,3% (+0,5%) e si avvicina al risultato delle politiche; e di Forza Italia che sale al 6,8% (+0,6%). 

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