Ecco perché hanno fatto i due documenti a difesa di Zicchieri: servono ad uno scopo preciso

Cosa c'è dietro ai due documenti a sostegno di Zicchieri. E perché sarà Gerardi il Coordinatore della Lega. fa tutto parte di uno schema. Che si ricollega a Roma. Ed al neo vice di Salvini.

Ascanio Anicio
Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

Due documenti nel giro di ventiquattr’ore. Diversa la carta intestata, differente la firma. Identico però il contenuto: una dichiarazione a sostegno del gruppo dirigente della Lega in provincia di Frosinone. La prima è sottoscritta da 42 componenti la Direzione ma è piena di zone d’ombra (leggi qui La lettera scarlatta della Lega: mancano tante firme sull’atto di fiducia. Ma gli assenti ne sapevano niente). La seconda è firmata da Gianfranco Pizzutelli, fondatore del Polo Civico, il gruppo consiliare più numeroso nel Consiglio Comunale di Frosinone. Chi ha chiesto quei documenti a sostegno del Coordinatore regionale Francesco Zicchieri? Perché ne aveva bisogno se nessuno lo ha contestato in provincia di Frosinone? Lo scontro di lunedì scorso all’Astor durante la Direzione era normale dialettica politica. (leggi qui «Qui comando io»: ed i leghisti si ribellano a Zicchieri). Allora cosa c’è dietro?

Il punto di partenza è regionale

Qualche dato di partenza ci serve. Uno dei pochi che abbiamo a disposizione riguarda la formazione del Direttivo Regionale, nominato nei giorni scorsi. (leggi qui La Lega punta Campidoglio e Pisana: varato il Direttivo Regionale)

Chi è che ne è uscito ridimensionato? Per esempio la corrente del consigliere regionale Daniele Giannini. Qual è il motivo di questo ridimensionamento? Quel gruppo rappresenta una sorta di alternativa all’esistente. Simona Baldassarre avrebbe dovuto concorrere come candidata di servizio e invece è stata eletta al Parlamento di Strasburgo e Bruxelles. (leggi sempre qui (leggi qui La Lega punta Campidoglio e Pisana: varato il Direttivo Regionale). E questo non è piaciuto troppo. Forse da Roma avrebbero preferito che Giannini assecondasse le dinamiche vigenti.

Un altro che non è stato troppo premiato, per usare un eufemismo, è l’ex consigliere regionale Fabrizio Santori. Anche in questo caso ricorre la medesima questione: per quale causa? Si dice che l’ex aennino abbia sì sostenuto Luisa Reggimenti, senza però “accoppiarla” con Cinzia Bonfrisco nelle tre preferenze indicate per le scorse elezioni Europee.

Ma se Santori e Giannini sono le due “vittime” politiche della fase in cui la Lega Salvini Premier si sta strutturando sul territorio, allora un elemento in comune esiste. Si tratta della corrispondenza o meno con le indicazioni di scuderia impartite dai due signori della Lega nel Lazio: Francesco Zicchieri e Claudio Durigon. Che su Frosinone, per esempio, avrebbero preferito compattezza sul nome di Maria Veronica Rossi.

Gli zoccoli duri

Mentre Claudio Durigon ha il suo mondo, che è quello che fa riferimento all’area dell’Ugl, Francesco Zicchieri ha bisogno di una componente (anche se questo termine ai leghisti non piace) che risponda solo al coordinatore. Uno zoccolo duro sul quale poter contare dal punto di vista elettorale: per consentirgli di costruirselo lo hanno sbarcato a Frosinone durante le scorse elezioni Politiche, un anno fa.

Attenzione a questo passaggio, che può sfuggire a un lettore disattento, ma è essenziale: il movimento giovanile della Lega, di cui Maria Veronica Rossi è espressione, non è un gioco. Qualche ora fa, Matteo Salvini ha indicato nell’onorevole Andrea Crippa, che è il vertice dei Giovani leghisti, come suo vice. Vuol dire che quell’universo, il giovanile, è espressione del salvinismo.

Nella Lega nessuno conta come Crippa, tranne Salvini.

Il collegamento

C’è un trait d’union tra coloro che non sono stati invitati a sottoscrivere il documento dei 42 (leggi qui La lettera scarlatta della Lega: mancano tante firme sull’atto di fiducia. Ma gli assenti ne sapevano niente) e quelli che invece sono rimasti scottati dalla composizione del Direttivo regionale e del Direttivo romano. A collegarli è il fatto di non aver rispettato gli ordini di scuderia dettati da Francesco Zicchieri e Claudio Durigon.

Con una differenza. Al sottosegretario Durigon, tutto questo, sembrerebbe interessare molto meno: lui, con le Europee prima e con le Amministrative e Regionali poi, ha inanellato una serie di successi, che lo pongono sin da ora in una posizione privilegiata. Poco alla volta sta costruendo la sua rete elettorale con la quale conquistare la presidenza della Regione Lazio.

Francesco Zicchieri invece, alla fine della fiera elettorale, non si è ritrovato in mano nessun fortino. Anzi. Frosinone rischia di essere il punto debole di tutta la costruzione fatta da Durigon per arrivare in Regione Lazio.

Infatti, Veroli e Ceprano sono rimaste al centrosinistra; Cassino è passata dal centrodestra al centrosinistra proprio grazie alla strategia di Zicchieri, stando alle rivelazioni dell’ex coordinatore provinciale Carmelo Palombo (leggi qui Palombo: «La crisi, le trattative, la candidatura, ora vi racconto tutta la verità»). In tutte le oltre 30 elezioni comunali tenute in provincia di Frosinone il 26 maggio Francesco Zicchieri non ha racimolato un solo sindaco.

E non solo: si è inimicato Forza Italia per averle buttato giù l’amministrazione di Cassino. Ha spinto gli azzurri e Fratelli d’Italia in un’alleanza di fatto: che si è concretizzata con la lista unitaria alle scorse Provinciali e con il travaso di voti operato da Riccardo Del Brocco (Forza Italia) a Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia). Lo dimostra il fatto che nessuno gli abbia contestato nulla durante la riunione dell’altra sera per l’analisi del voto (leggi qui Abbruzzese scruta l’orizzonte, Ciacciarelli bastona Lega e Fazzone).

Senza fortino

Ecco perché l’altra sera alla Direzione Francesco Zicchieri era fuori dalla grazia di Dio. Ecco perché ha urlato in faccia ai dirigenti provinciali. Quelli che non hanno votato come lui e Durigon hanno ordinato non gli servono, anzi rischiano solo di indebolirlo ulteriormente. Proprio come è successo lunedì.

Un lusso che ora Francesco Zicchieri non si può permettere. Perché c’è aria di elezioni. Forte. Bisogna serrare i ranghi prima che gli scenari vengano compromessi.

Così nel mirino sono finiti Andrea Amata, sin dai tempi di Alleanza Nazionale, è sempre stato un battitore libero. E in queste settimane si è messo pure a firmare corsivi sul quotidiano Il Tempo, assumendo una visibilità nazionale che potrebbe fare ombra.

C’è finito Giuseppe Patrizi, testimone scomodo di quello che è accaduto a Cassino: lunedì in Direzione ha detto davanti a tutti che era stato raggiunto l’accordo con cui salvare l’amministrazione di centrodestra a Cassino, ottenendo tutto ciò che la Lega aveva chiesto. Ma venne ordinato da Zicchieri di far cadere la giunta.

C’è Gianluca Borrelli di Alatri che ha votato pure lui in modo diverso da come era stato ordinato. E c’è Domenico Crescenzi, il consigliere di Torrice che con il suo intervento contro Zicchieri ha scatenato gli applausi della sala.

Ottaviani aut aut

Tutti nomi che fanno riferimento al sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Si riuniscono periodicamente con lui a cena per decidere la rotta da seguire. (leggi qui I Cavalieri Neri di Ottaviani e la strategia per guidare la Lega). Ottaviani ora è stato richiamato all’ordine: o dentro o fuori, o con loro o con noi. E lui ha sottoscritto il documento dei 42. Chiedendo anche a Gianfranco Pizzutelli di fare un documento simile.

Solo i prossimi giorni chiariranno se ha scaricato e abbandonato al loro destino politico quelli che l’hanno seguito fino a lunedì.

La Lega ciociara dà un sacco di pensieri ai coordinatori laziali. Dunque il gruppo dirigente, da Roma, decide di disegnare una linea per terra: chi la oltrepassa è dentro, chi rimane fermo è fuori. Perché in questa fase c’è un Claudio Durigon dirompente, imperatore a casa sua. E poi c’è un Francesco Zicchieri che sente poco sicure le mura elettorali di quella che doveva essere la sua roccaforte.

Gerardi coordinatore provinciale

Un dato deve essere chiaro: Francesco Zicchieri non è in discussione. Claudio Durigon non vuole né segarlo né sostituirlo. Il loro sodalizio è solido ed altalenante come lo fu fino alla fine quello tra Alfredo Pallone e Antonello Iannarilli: litigavano ogni due settimane e facevano pace dopo un mese.

Ora il fortino deve essere rinforzato. Fuori chi non è funzionale allo schema elettorale deciso da Zicchieri. Si chiamasse pure Nicola Ottaviani.

Il coordinamento provinciale verrà assegnato allora all’onorevole Francesca Gerardi. Con piena facoltà di espulsione per chiunque non sia in linea con la dottrina della Lega.

Proprio quello è il campo di battaglia che il coordinamento laziale vuole arare: l’individualismo tout court non paga e tutti devono avere ben chiara questa informazione nel proprio cervello: c’è un solo coordinamento.

Allo stesso modo in cui a Roma vengono ridimensionati Daniele Giannini e Fabrizio Santori (perché nella Capitale tanto basta a far capire l’andazzo), a Frosinone viene posto all’attenzione dei dirigenti un documento che delimita il campo dei “zicchierani” e lo separa da quello dei “non zicchierani“.

Attento, i Giovani ti guardano

C’è anche un altro motivo di tensione a Frosinone.

Molto banalmente: a Latina Claudio Durigon ha eletto in Europa Domenico Adinolfi. Mentre Frosinone e Zicchieri la Rossi non l’hanno eletta. E Maria Veronica Rossi fa parte del mondo di Andrea Crippa, che è diventato il numero due di Salvini: come glielo spieghi?

Il nome di Veronica Rossi era stato ipotizzato per il Coordinamento. Ma non è funzionale al progetto di rafforzamento dei bastioni. Anzi, potrebbe decidere di costruirsi lei uno zoccolo duro.

Allora meglio ipotizzare che la parlamentare Europea Susanna Ceccardi – come pare – debba candidarsi a presidente della Regione Toscana. In caso di successo dovrebbe dimettersi da europarlamentare. E Maria Veronica Rossi entrerebbe così in quota Bruxelles.

Meglio ancora mettere Francesca Gerardi al Coordinamento. Così il fortino può essere potenziato.

Sempre che non esca un Domenico Crescenzi come quello di lunedì scorso al Direttivo.