Il richiamo della poltrona più forte di strategie e schemi nazionali

Foto © Imagoeconomica, Rocco Pettini

Il soccorso verde della Lega a Nicola Zingaretti in consiglio regionale è avvenuto poche ore prima che Salvini chiedesse le dimissioni di Virginia Raggi e attaccasse il Governatore. Alla fine però non è un episodio isolato e limitato al Lazio, anche se Zicchieri minaccia il pugno duro. Le truppe di tutti i partiti tengono famiglia.

La differenza alla fine la fa la cronaca, non la storia. Il soccorso verde della Lega a Nicola Zingaretti l’altro giorno non è passato sotto silenzio. (leggi qui Terremoto nella Lega per il salvataggio a Zingaretti)

Francesco Zicchieri, parlamentare e coordinatore regionale, ha detto: “Non erano presenti quel giorno in aula al momento della votazione neanche tutti gli esponenti di Fratelli d’Italia. Persino l’ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi non c’era».

Il coordinatore della Lega nel Lazio Francesco Zicchieri

«Ma questa non vuole essere una difesa dei nostri, il Partito ha intenzione di prendere a stretto giro serissimi provvedimenti verso gli assenti».

«Comunque, anche se il rendiconto fosse stato respinto, ciò non avrebbe messo a repentaglio la tenuta della maggioranza, tant’è che mi risulta che mancassero anche alcuni consiglieri del Pd. Ma noi siamo all’opposizione e queste cose non devono accadere, non c’è giustificazione che tenga».

Come dire: niente alibi ma Zingaretti sarebbe rimasto in sella. Il fatto è però che poche ore prima, in piazza, Matteo Salvini chiedeva le dimissioni di Virginia Raggi, accomunando le responsabilità della Sindaca a quelle di Nicola Zingaretti per descrivere “la pessima situazione nella quale si trova Roma”.

Mentre al consigliere regionale Enrico Cavallari (eletto nella Lega e poi approdato nel Gruppo Misto) ha parlato di un patto d’aula confezionato dalla Lega, lasciando intendere che le assenze nelle fine del Carroccio in realtà fossero strategiche. Cavallari ha detto: “La domanda ora sorge spontanea: ma Matteo Salvini, che vuole mandare a casa la Raggi e Zingaretti, sa di avere tra le mura domestiche chi usa espedienti, e fa accordicchi sottobanco con il nemico Nicola, pur di rimanere incollato alla poltrona? Altro che buttarlo giù”. (leggi qui Terremoto nella Lega per il salvataggio a Zingaretti).

Enrico Cavallari – Foto: © Imagoeconomica Stefano Carofei

Forse però la realtà è un’altra. Intanto tutti gli eletti, e i consiglieri regionali del Lazio non fanno eccezione, non vogliono andare a casa. Perché sanno che certe processioni non ripassano. Poi nel Lazio la spaccatura nel centrodestra è davvero imbarazzante e alla fine ognuno si sente legittimato a fare lo sgambetto all’altro. L’importante è restare consigliere regionale.

Succede così in tutti i contesti: Regioni, Comuni, Comunità Montane. Il Capitano sa che le truppe tengono famiglia. Lo sa pure Nicola Zingaretti. E più di tutti lo sanno i grillini guidati da Luigi Di Maio. L’Italia non è il Paese della rivoluzione francese, in Italia ci si barcamena, si sta con il potente di turno. La politica moderna non fa eccezione. Il richiamo della poltrona è più forte di tutto, perfino degli ordini dei capi.

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