Patto Pd – M5S sulla legge elettorale, Frusone: «Non serve». E’ nei fatti.

«Non c’è bisogno di un accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle: la legge elettorale c’è ed è quella che ci è stata consegnata dalla Corte». Luca Frusone è deputato del M5S, fa parte della Commissione Difesa e della Delegazione parlamentare presso la Nato. In aula a Montecitorio è tra i fedelissimi del MoVimento: la presidente Laura Boldrini l’ha sanzionato contestandogli d’essere stato intemperante.

Le indiscrezioni che arrivano dai corridoi di Montecitorio parlano di un patto non scritto tra il partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle. Un’intesa di fatto con la quale far saltare qualsiasi intesa per la modifica della attuale legge elettorale.

Luca Frusone dice «Non c’è bisogno di alcun accordo, né ufficiale né sotto banco con il Partito Democratico». Ha ragione. Non ce n’è bisogno perché ad entrambi non conviene toccare il testo della legge elettorale inviato dalla Corte Costituzionale dopo avere abrogato alcune parti del Porcellum. A Dem e grillini è ben chiaro che se mettessero mano al testo ed introducessero il premio di maggioranza (un numero di deputati da assegnare come ‘premio’ al vincitore delle elezioni, per garantirgli la governabilità) l’unico a beneficiarne sarebbe Silvio Berlusconi con Forza Italia.

Il motivo è semplice. Il premio andrebbe alla coalizione che vince. Ma Matteo Renzi non ha nessuna intenzione di fare alcuna coalizione: né con MdP né con Sinistra Italiana e tantomeno con qualcuno dei fuoriusciti che hanno lasciato il Partito in questi ultimi anni. Il MoVimento di Beppe Grillo non fa coalizioni per sua natura.

Approvare quella riforma significherebbe dare la scopa con il settebello in mano a Berlusconi, dato in testa ai sondaggi ma solo se in coalizione con tutto il centrodestra. Soprattutto per questo i suoi generali stanno lavorando al buio per riuscire a comporre un cartello che riunisca tutte le anime di quella che un tempo fu la Casa delle Libertà (leggi qui)

Che non ci sia bisogno di un accordo – come dice Frusone – è chiaro a tutti. Basta non farlo per lasciare il vantaggio a Pd e M5S. I quali però fingono di voler modificare assolutamente la norma elettorale. I Dem però, per accesso di democrazia, chiedono che «però ci ci stiano tutti». Ed i grillini dicono che «prima si deve abrogare quella vergogna dei vitalizi».

Pretesti.

La soluzione di Frusone è semplice ed a portata di mano. «Partiamo dal testo che è stato messo a punto dalla Corte Costituzionale perché siamo certi che sia in linea con la nostra Carta. E modifichiamo la legge per l’elezione del Senato, armonizzandola con il Consultellum». Tradotto significa: non tocchiamo la Camera. Ma togliamo il premio di coalizione al Senato. «Mi rendo conto che per il Pd bisognerà vedere come prenderà la cosa Angelino Alfano, che non vede bene una soglia di sbarramento regionale al Senato. Una cosa è sicura: non c’è alcun tipo di accordo tra noi ed il Pd e in ogni caso una legge a misura della grande coalizione di centrodestra non ci piace».

Et voilà. Senza bisogno di accordi tra Pd e M5S. Perché… tutto è nei fatti.

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