L’Emilia Romagna resiste a Salvini. Sardine decisive, Bonaccini forte, Zingaretti vincente

I volti della vittoria del centrosinistra sono tre. Nel centrodestra si registra la prima sconfitta del Capitano della Lega da molto tempo a questa parte. Giorgia Meloni non sfonda, frana Forza Italia. Ma il dato politico più importante è la scomparsa dei Cinque Stelle. L’Italia torna bipolare.

Un abisso separa il voto dell’Emilia Romagna da quello della Calabria.  In termini di affluenza, di risultati, di inerzia (continuità in Emilia con la conferma di Stefano Bonaccini, discontinuità in Calabria con la vittoria di Jole Santelli). Esistono diverse Italie nel nostro Paese: l’Emilia Romagna è una regione dove la qualità della vita è alta e i servizi funzionano, in Calabria ci sono molti problemi. L’economia ha un suo peso nelle contese elettorali: il centrosinistra è competitivo dove il tenore di vita è più alto, il centrodestra è più forte nelle zone con tanti problemi.

Stefano Bonaccini

Ma è in Emilia Romagna che si giocava la vera partita politica, caricata da Matteo Salvini come test sul governo e sulla maggioranza giallorossa. Salvini ha perso e si tratta della prima vera sconfitta da molto tempo a questa parte. Non conta nulla parlare di regione rossa e di tutto il resto. La Lega aveva puntato tutto sulla spallata, che è andata a vuoto.

Ma chi ha vinto e chi ha perso?

Hanno vinto innanzitutto le Sardine. Senza la loro mobilitazione (il boom dell’affluenza nasce a sinistra) il Carroccio avrebbe issato la bandiera di Alberto da Giussano sul Palazzo regionale. Ma in realtà hanno fatto molto di più. Hanno riempito le piazze, costringendo Salvini a rincorrere, hanno cambiato il linguaggio della politica. Puntando su sobrietà, competenze, determinazione. Hanno risvegliato l’orgoglio del popolo di sinistra.

Ha vinto il presidente Stefano Bonaccini, che ha tenuto il confronto sul piano regionale, attaccando la Lega perché “nascondeva” Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza. Ha dimostrato di conoscere la sua gente e di avere le spalle larghe per dettare lui la linea politica. Ha vinto Nicola Zingaretti, segretario del Pd: intelligente a lasciare spazio sia alle Sardine che a Bonaccini, bravo a confermare il Pd primo Partito della Regione (anche con una emorragia di voti in percentuale, ma i tempi sono cambiati). Ha dimostrato che è lui l’uomo forte del Governo.

Nicola Zingaretti

Ha perso Matteo Salvini (Lega): dovrà riflettere su un modello di campagna elettorale che è andato a sbattere. Il Capitano non è più invincibile. Ha perso anche Giorgia Meloni: il boom di Fratelli d’Italia non c’è stato e nel centrodestra la Lega gli ha concesso poco. Ha straperso Forza Italia di Silvio Berlusconi, quasi scomparsa in Emilia Romagna.

È franato il Movimento Cinque Stelle. La formazione di Beppe Grillo è ormai ininfluente. Questo è il dato politico più importante: in Italia è tornato il bipolarismo centrodestra-centrosinistra. I pentastellati non ci sono più. Da verificare adesso gli effetti sul Governo.

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