L’emorragia dei senatori dei Cinque Stelle e il trionfo di Draghi sulla Treccani

Gli scenari della politica italiana si leggono da quello che sta succedendo a Palazzo Madama ma anche dal conio di nuovi neologismi. Il patto tacito tra i due Matteo e Di Maio e l’ex uomo forte della Bce in panchina. Per adesso.

Per capire quello che sta succedendo e che potrebbe succedere a breve nella politica italiana bisogna considerare contemporaneamente tre scenari. Il primo è quello descritto dall’Huffington Post e riguarda la continua emorragia di parlamentari nei Cinque Stelle. Al Senato il Governo Conte non ha più una maggioranza autonoma. E nei Cinque Stelle piove sul bagnato.

Scrive l’Huffington Post: «All’orizzonte ci sono almeno altri tre addii che andrebbero a scuotere il gruppo parlamentare del Senato. Dopo il passaggio alla Lega di Alessandra Riccardi, si apprestano ad ingrossare le file salviniane anche Tiziana Drago e Marinella Pacifico. Secondo quanto confermano diverse fonti pentastellate, le due senatrici sono in odor d’uscita. E poi ci sarebbe anche un senatore, Mattia Crucioli, che potrebbe raggiungere Gianluigi Paragone al gruppo misto».

Alessandro Di Battista

Intanto circolano voci su un ritorno di Alessandro Di Battista in Parlamento. Potrebbe candidarsi alle elezioni suppletive di settembre per il seggio di Sassari. Alcuni senatori si sono rivolti a lui, al momento l’ex deputato ha declinato l’offerta ma la partita non è chiusa.

Sempre l’Huffington. «Gli verrebbe offerta la possibilità di non conteggiare questa legislatura come secondo mandato. E nello stesso tempo il Movimento riuscirebbe a sedare una voce molto critica nei confronti del governo. Anche perché il momento è delicato, basti pensare che ci sono parlamentari grillini in odor d’uscita versa la Lega». Per Di Battista odore di trappolone: i Cinque Stelle vogliono coinvolgerlo in questa legislatura per coinvolgerlo nella sconfitta.

Il secondo scenario è quello più importante di tutti: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Pd e Cinque Stelle non hanno più voti per eleggere un loro designato. Voti che invece hanno Lega, Cinque Stelle e Italia Viva. Non a caso i segnali di fumo che si stanno scambiando Matteo Salvini, Matteo Renzi e Luigi Di Maio vanno in questa direzione. Fatto sta che il Governo di Giuseppe Conte è sempre più fragile e in queste condizioni difficilmente supererà l’autunno.

Scenario tre: Draghi e il suo ‘costi quel che costi’
Mario Draghi

Nel frattempo il neologismo Whatever it takes (“Costi quel che costi”) è entrato nelle pagine della Treccani, la bibbia della lingua italiana. E’ stato coniato dal grande economista e banchiere italiano Mario Draghi nella crisi economica del 2012. Coniato per definire in modo assolutamente non equivocabile dai mercati il ruolo della Banca centrale europea nella difesa dell’euro. Oggi tale notissima frase è tornata in evidenza, sia nei discorsi dei rappresentanti politici sia degli operatori economici e dei media. Anche come marcatore linguistico-temporale legato alla recente emergenza sanitaria da Coronavirus.

Il lavoro della redazione digitale Treccani conferma dunque anche in campo linguistico lo straordinario ruolo giocato in campo economico, politico e istituzionale da Mario Draghi.

Draghi che fu definito al termine del suo mandato da numero uno della Bce «il più importante uomo di stato europeo dell’ultimo decennio». Draghi è l’uomo forte in panchina della politica italiana. In realtà nessun politico vede di buon occhio un suo impegno in politica: non Zingaretti, non Salvini, non Renzi. Non i Cinque Stelle. Sanno che con lui non toccherebbero palla.

Ma se a settembre la crisi economica sarà travolgente, chi avrà la forza di opporsi all’ipotesi Draghi premier?

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