L’energia troppo cara? Tutta colpa di Zingaretti

Francesca Re David è la leader Fiom-Cgil. In queste ore ha detto “Vediamo il rischio che ci sia un disimpegno di Fca dall’Italia”. AGC pone lo stesso problema: il costo dell'energia. La proposta di Unindustria: un termovalorizzatore. Donato Robilatta dice "Bene: ma a Zingaretti sono fischiate le orecchie?”

Donato Robilotta

già Assessore Affari Istituzionali Regione Lazio

Condivido e sottoscrivo la recente e netta presa di posizione del presidente di Unindustria Cassino Francesco Borgomeo, di un termovalorizzatore in ogni distretto dell’Automotive in Italia a partire dall’area industriale di Cassino. (Leggi qui Stellantis, la spallata di Borgomeo ed il silenzio di una politica paurosa).

L’Italia è il Paese europeo dove l’energia ha i costi più alti e questo è un vero e proprio handicap per le nostre aziende in termini di competitività. 

Serve nuova energia

La centrale nucleare francese di Chooz (Foto: © Raimond Spekking)

Anni fa il nostro Paese decise di dire no al nucleare e di interrompere la costruzione delle nostre 4 centrali, mentre in tutta Europa le centrali hanno continuato a funzionare. Alcune stanno a pochi chilometri dai nostri confini, come quelle al di là delle alpi di Francia e Svizzera o quelle della Slovenia.

In questi giorni la discussione sul nucleare di quarta generazione si è riaperta, e a farlo è stato non solo il nostro ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Ma soprattutto il commissario europeo per l’Energia che ha spiegato che se vogliamo energia pulita dobbiamo riprendere a ragionare sull’utilizzo del nucleare.

Stessa cosa è successa per i termovalorizzatori, impianti che bruciano i rifiuti e producono energia. La demagogia e il populismo, il male della seconda repubblica, ha portato la classe politica a lisciare il pelo a tutte le proteste locali contro l’impiantistica. Risultato è che nel centro sud mancano impianti per cui i rifiuti vengono in gran parte sversati in discarica o portati fuori Regione o all’Estero come avviene per il Lazio.

Le risorse degli altri

Foto © Stefano Capra / Imagoeconomica

In tutta Europa i rifiuti sono una risorsa mentre da noi sono un problema, tanto che noi del Lazio portiamo i nostri rifiuti in termovalorizzatori di altre regioni o all’estero, che con quei rifiuti producono energia e poi ce la vendono. Paghiamo per conferire i rifiuti e paghiamo per comprare energia. Becchi e bastonati.

Solo per fare un esempio di quello che parliamo, in Francia ci sono 126 Termovalorizzatori, 96 in Germania e soli 38 in Italia. Quasi tutti concentrati nel centro-nord: 13 in Lombardia, 2 nel Veneto, 8 In Emilia Romagna e 5 in Toscana. Nel Lazio ne abbiamo solo 1, ubicato a San Vittore del Lazio.

Immagino che siano fischiate le orecchie a Zingaretti e Valeriani quando il Ministro Cingolani ha dichiarato che per lui è meglio bruciare i rifiuti in un termovalorizzatore che sversarli in discarica. Anche se qualche giorno fa ha dovuto fare una apparente marcia indietro pressato da Conte e dai 5 stelle, che hanno fatto finta di non sapere che anche Grillo ha recentemente fatto un dietro front spettacolare, cambiando radicalmente opinione rispetto al passato.

Vietati? Una Fake News

Il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio

Così come saranno fischiate le orecchie all’assessore Massimiliano Valeriani che ha ripetuto non so quante volte che i termovalorizzatori erano vietati dall’Unione Europea. Qualche settimana fa proprio il commissario europeo ha chiarito che questa è una vera e proprio fake news. La direttiva europea sull’economia circolare parla di 65% di riciclo, 10% di rifiuti in discarica e 25% di valorizzazione. E’ evidente che i Paesi che stanno sopra la soglia del 25% devono ridurre il numero dei TMV ma i Paesi che stanno sotto la soglia, come l’Italia, devono aumentare il numero degli impianti.

Il paradosso è che il piano rifiuti del 2002 prevedeva dai quattro ai sei impianti di termovalorizzazione. Alcuni sono stati negli anni autorizzati e costruiti, TMV di San Vittore del Lazio, Colleferro, Malagrotta, mentre quello di Albano solo autorizzato.

Quando Zingaretti si è insediato nel 2013 nel Lazio c’erano 2 TMV in funzione, S. Vittore e Colleferro, uno costruito ma non in funzione, gassificatore di Malagrotta e 1 autorizzato ma non costruito (Albano).

Quattro impianti confermati anche dal decreto sblocca impianti dei governi Renzi e Gentiloni.

Tutta colpa di Zingaretti

Nicola Zingaretti

Zingaretti ha di fatto stravolto il piano rifiuti che aveva ereditato e confermato proprio da lui nel 2013, cancellando il solo scenario di controllo, che prevedeva uno o due TMV in più se non si fossero raggiunto il livello del 65% di RD. Non ha costruito impianti Tmb previsti, Colleferro, Latina, Bracciano, ha chiuso il TMV pubblico di Colleferro, ha cancellato con un tratto di penna il TMV di Albano e fa finta di non sapere e non vedere che il gassificatore di Malagrotta è pronto per entrare in funzione e produrre idrogeno.

Così come non fa niente per sbloccare la vicenda del Tmb di Guidonia, un impianto nuovo, pronto a entrare in funzione se non fosse per un vincolo sulla strada di accesso che grida vendetta.

Il piano rifiuti che Zingaretti e Valeriani hanno scritto insieme ai 5 stelle, che poi sono entrati in giunta, è fuffa. Si basava su tre pilastri: aumento a dismisura della raccolta differenziata, diminuzione consistente della produzione dei rifiuti e il famoso compound di Colleferro, in grado di lavorare 450 mila tonnellate all’anno di rifiuti.

Proprio il Ministero della Transizione Ecologica, durante gli incontri del tavolo tecnico con il Comune di Roma, ha bocciato il piano chiedendo alla Regione di modificare le previsioni di raccolta differenziata e produzione dei rifiuti, perché vi sono obiettivi non raggiunti e non raggiungibili durante la vigenza del piano. E dulcis in fundo, con il collegato di agosto, la Regione ha messo una pietra tombale sul “compound di Colleferro” perchè ha approvato una norma che chiude la società Lazio ambiente e passa le competenze al nuovo consorzio locale sui rifiuti.

Lo specchietto per le allodole

Ho sempre denunciato che quello del compound di Colleferro era uno specchietto delle allodole. Anche perché il sindaco Sanna, quello che ha imposto alla Regione la chiusura del termovalorizzatore e della discarica di Colleferro, quando era ancora capiente per alcune centinaia di migliaia di metri cubi, aveva sempre dichiarato che mai e poi mai avrebbe concesso i terreni per la costruzione dell’impianto. Di cui nessuno ha mai visto uno straccio di progetto.

Il famoso progetto innovativo che avrebbe stupito tutti. Quello di cui parlava Fortini, presidente di lazio ambiente. Sia il progetto che la gara di assegnazione degli asset sono andati in fumo.

Lo Stato si è caricato parte del debito di Gaia, la società originale dei comuni che costruì l’impianto, e la Regione ha raso al suolo un impianto dal valore di un centinaio di milioni oltre ad aver buttato in aria altri 20 milioni per un revamping mai fatto.

Colleferro poteva diventare un modello industriale di chiusura del ciclo con il TMV, la discarica di servizio e il Tmb mai fatto costruire dalla Pisana. L’amministrazione Zingaretti con una decisione populista e ideologica ha cancellato tutto mentre ora va in giro a fare accordi con altre regioni per mandarvi i rifiuti di Roma e del Lazio.

Tutto questo ha anche causato un danno erariale notevole del quale non se ne occupa nessuno. Una decisione che ancora grida vendetta perché avvenuta nel silenzio assordante di una classe politica imbelle che ha causato con le sue decisioni l’emergenza rifiuti.

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