L’eredità di Zingaretti che Letta vuole rilanciare

Molto più che ringraziamenti dovuti. La chiave del discorso è quella di non avere paura di andare all’opposizione per vincere le elezioni. Era il concetto base di Piazza Grande. La sfida alle correnti.

Parlando di Zingaretti, Enrico Letta ieri ha detto: “A lui mi lega una lunga e grande amicizia, un rapporto di sintonia. Abbiamo fatto tante cose insieme e tante ne faremo. Ti ringrazio per avermi cercato, lavoreremo insieme sapendo che se avessi dovuto scegliere un successore saresti stato tu, abbiamo un carattere simile e ci capiamo al volo”.

Non soltanto frasi di circostanza, perché l’intero discorso del nuovo segretario del Pd è stato incentrato sul concetto che i Dem non possono essere più percepiti come il Partito del potere. E che se vogliono davvero vincere le elezioni (non succede dal 2006 che il centrosinistra vinca davvero le elezioni) non bisogna aver paura di stare all’opposizione. E’ lo stesso concetto che aveva animato Piazza Grande: un lungo percorso all’opposizione per riprendere il filo e i contatti con tutto un mondo che non si sente più rappresentato nel Pd e dal Pd.

Nicola Zingaretti ed Enrico Letta

Poi è venuto il suicidio politico di Matteo Salvini nell’estate del 2019 e quindi l’ingresso del Pd al Governo sulla spinta di Matteo Renzi. Nicola Zingaretti era contrario, ma ha cambiato idea, fino al punto da diventare il custode di quella alleanza. (Leggi anche Harry stai sereno, Enrico tie’ i cocci del Pd: so tutti tuoi).

Letta non farà le stesse cose

Ora Enrico Letta dice che è necessario spalancare le porte del Partito. Alle alleanze, alla società, ai giovani, alle donne, alle tante fasce di popolazione piegate dagli effetti della pandemia. Spiega che il quadro delle alleanze dovrà essere vasto. Assicura che si confronterà anche con Matteo Renzi e Italia Viva. Quel tipo di coalizione c’è già. Alla Regione Lazio. E va da Italia Viva  al Movimento Cinque Stelle.

Enrico Letta non farà le stesse identiche cose di Nicola Zingaretti. Non a caso ha parlato della necessità di costruire un “un nuovo Pd” capace di parlare con i giovani e non dei giovani; che alle prossime elezioni politiche sia il motore di una coalizione senza essere subalterno a nessuno. In pratica, l’alleanza con i 5 Stelle non è scontata. Potrebbe perfino cambiare più di qualcosa nell’organigramma del Pd.

Ha detto che occorre un Partito nuovo. Resta il nodo delle correnti, che sono sempre lì. Forti, agguerrite, litigiose, ciniche, egoiste. Ma il nuovo Segretario non ha alternative: deve sfidarle se vuole provare davvero a imprimere un’accelerazione forte ai Democrat. In fondo anche questo stava nel progetto di Piazza Grande.

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