Letta incontra Calenda e raffredda il clima su Roma

Incontro tra Letta e Calenda questa mattina. Per raffreddare le tensioni sulle elezioni di Roma. Deciso di “avviare un dialogo sulle iniziative nazionali e locali”. I sogni proibiti dei Dem: Zingaretti e Sassoli

Il primo passo c’è già stato. Questa mattina. Il Segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha incontrato il leader di Azione, Carlo Calenda. Non per una visita di cortesia. Ma per parlare delle elezioni comunali di Roma: dove Calenda è candidato da mesi e dove il centrosinistra rischia una clamorosa frattura. Come avvenuto l’altro giorno con l’annuncio della candidatura di Roberto Gualtieri: fatto in quel modo, con quella scelta di tempiu, l’unica risposta possibile per Calenda era “Ci vedremo alle urne”. E così ha risposto.

Enrico Letta (Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica)

L’incontro di oggi è servito a stemperare il clima. Ed a gettare le basi per un confronto. In fatti è stato ribadito da entrambi i Segretari il pieno sostegno al Governo Draghi e la necessità di confrontarsi sulle priorità. Soprattutto si è deciso di avviare un dialogo sulle iniziative nazionali e locali.

Carlo Bertini per “la Stampa”

«Ormai è un’altra storia» ripete Enrico Letta: e ogni sua azione di questi primi giorni di segreteria è all’insegna del «tutti se ne devono rendere conto». Di qui il «fermate le macchine a Roma», con lo stop alla candidatura di Roberto Gualtieri ed il congelamento delle operazioni in tutte le altre città; di qui la nomina dei vice, Irene Tinagli e Giuseppe Provenzano «scelti da solo».

E di qui il ventilato (e non indolore) ricambio dei capigruppo di Camera e Senato: dove martedì il segretario esordirà nelle due assemblee di deputati e senatori «e non è scontato che i due restino», assicurano i suoi. Anche se i capigruppo non si dimetteranno, rientrando a pieno titolo «negli 890 che hanno votato il segretario»: se Letta forzerà per un cambio, si alzerà qualcuno per rivendicare l’autonomia dei gruppi, «un valore importante». E per difendere Graziano Delrio e Andrea Marcucci: che andrebbero del resto sostituiti a scrutinio segreto. Altro ostacolo, visti i numeri dalla loro parte. (Leggi qui: Il Pd serve a Letta le prime polpette avvelenate).

Questione capigruppo

Monica Cirinnà

Le voci però si rincorrono. «Un capogruppo donna ci vorrà», si lancia la senatrice Monica Cirinnà, caldeggiando i nomi di Laura Boldrini alla Camera e Roberta Pinotti al Senato. Debora Serracchiani, Alessia Morani, Paola De Micheli e Marianna Madia sono in corsa alla Camera.

Il nuovo corso si vede anche nella nomina dei due vice. La funzione di vicario a una donna è un segnale preciso, e i due sono stati scelti con la logica della competenza e dell’esperienza istituzionale. E non quella del bilancino tra correnti, così ritiene Letta: anche se Provenzano, ministro uscente del Mezzogiorno, intellettuale di sinistra, studente alla Sant’ Anna di Pisa, stesso ateneo del leader, è organico all’area Dems di Andrea Orlando. La sinistra zingarettiana insomma.

E Irene Tinagli, già «montiana» di Scelta Civica, poi nel Pd, presidente della commissione Economica a Bruxelles, fu sostenuta da Base riformista di Lorenzo Guerini e Luca Lotti nella sua elezione ad eurodeputata. Può esser dunque iscritta all’ala “destra” del Partito.

Letta comunque vuole imprimere subito la sua impronta. La vicenda Roma, ai suoi occhi, indica un tentativo di cristallizzare la situazione di prima. Che va smontato sul nascere. «Non è il momento di decisioni o annunci», frena dunque dopo «un incontro amichevole» con Gualtieri: anche lui «irritato» per l’accelerazione sulla sua candidatura. Frutto di una forzatura dei suoi sponsor capitolini.

L’ora del confronto

Nicola Zingaretti ed Enrico Letta

«Ora comincia un confronto col Pd locale per arrivare a una decisione in aprile», dicono al Nazareno. Dove per Pd locale si intende soprattutto Nicola Zingaretti. Che Letta, pur senza dirlo, non dispera di veder candidato a Roma, pur fidando sulla forza di Gualtieri. E dovendo fare i conti con la variabile di Carlo Calenda. Che vedrà a breve.

Non solo Roma, ma tutte le altre città dove si voterà sono dossier da aprire al momento giusto. A partire da Napoli, dove già corre in totale autonomia Antonio Bassolino: mentre aleggia una candidatura di Roberto Fico, altri nel Pd locale stanno valutando il da farsi. Mentre a Torino, l’ex calciatore Marchisio attende nuovi segnali dai dem. Tutto a tempo debito.

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