Letta lo molla, Formia lo difende: scontro sul simbolo Pd

Letta rinuncia al simbolo a Siena, il suo Segretario su Formia Luca Magliozzi minaccia carte bollate per difendere il logo del Partito Democratico alle prossime Comunali. Scontrandosi con un comunista togliattiano come Luigi Scipione

C’è il Segretario nazionale del Pd Enrico Letta che arriva a rinunciare al simbolo del suo Partito nelle elezioni suppletive di Siena. E c’è chi come il candidato sindaco Dem di Formia Luca Magliozzi che minaccia di impugnare le carte bollate per difendere quello stesso simbolo ed impedire che ce ne siano altri anche lontanamente simili schierati nella stessa campagna elettorale. È per questo che ha scritto al commissario prefettizio della città ed alla sub Commissione Elettorale puntando il dito contro la lista schierata da Luigi Scipione a sostegno del candidato sindaco Gianfranco Conte. Sostiene che il simbolo della civica Progetto Democratico è troppo simile a quello del Partito Democratico.

La lista civetta

Sandro Bartolomeo e Luca Magliozzi

Luca Magliozzi ha dovuto presentare un ricorso anche per avere il simbolo del Pd. Era accaduto quando la Segreteria Regionale del Partito aveva preso atto della spaccatura nella Sezione di Formia. Poco più della metà aveva deciso di appoggiare la linea del Segretario e creare uno schieramento largo e di sinistra; poco meno della metà aveva deciso di seguire l’ex sindaco Sandro Bartolomeo nel progetto civico a sostegno del dottor Amato La Mura che ha aggregato forze diverse nel nome però di un progetto di rinascita cittadina. (Leggi qui  (Leggi qui La scomunica di Astorre: niente simbolo al Pd).).

La conseguenza era stata che il simbolo non veniva assegnato: perché le differenza tra i due blocchi era troppo risicata. A sbloccare la situazione era stato il commissario provinciale Matteo Mauri: convalidando la linea del Segretario Regionale Bruno Astorre era però andato oltre: concedendo al Partito una nuova riunione ed una nuova conta. Nella quale il simbolo è stato sbloccato. (Leggi qui Il Pd sceglie Magliozzi: candidato e simbolo).

Magliozzi ora è balzato sulla sedia quando ha visto il simbolo della civica Progetto Democratico, civica “naturalmente ed esclusivamente di sinistra” schierata però nel campo dell’ex sottosegretario di centrodestra Gianfranco Conte. Il grafico ha inserito in evidenza su una mezzaluna, di color rosso, due lettere maiuscole “P” e “D”. 

Abbastanza per gridare alla lista civetta.

Battaglia legale

Luca Magliozzi (Foto: Martina Filosa)

Magliozzi ha chiamato il candidato a sindaco cui è collegato il “Progetto Democratico” chiedendo espressamente all’onorevole Conte il ritiro di quel tipo di simbolo. O, in alternativa, la sua modifica. Sostiene che “Genera confusione tra i cittadini e gli elettori”. La giudica una scorrettezza: tra i suoi sostengono che “Questo tipo di simbolo è assolutamente vietato dalledisposizioni diramate dal Viminale”. Non lo hanno proprio calcolato.

A distanza di un giorno il logo è apparso sulla pagina Facebook del candidato avversario. Magliozzi a quel punto ha preso carta e penna e depositato quella che ha definitouna “segnalazione preventiva”. L’ha inviata alla sottocommissione elettorale che avrà il compito di valutare i simboli appena saranno presentate venerdì e sabato le liste con i candidati.

Un’altra segnalazione è stata fatta al commissario Prefettizio ed al segretario generale del comune evidenziando “l’inopportuna presentazione di un logo in cui campeggia la scritta Pd”.

Fino all’effettiva presentazione non c’è materia su cui contendere. Dopo la competenza sarà della Sub Commissione elettorale e poi del tribunale Amministrativo regionale.

 Orgogliosamente comunista

Scipione (in piedi a sinistra) ai tempi del PdCI

Quello di Gianfranco Conte è stato un errore, una provocazione o un gesto in buona fede? Un fatto è certo: il promotore della lista di Progetto Democratico è storicamente un osso duro da spolpare. Si definisce “orgogliosamente comunista”, militava nel Pci, non ha seguito i Compagni nel Pds dopo la svolta della Bolognina. E siccome Fausto Bertinotti gli sembrava fin troppo moderato ha aderito al Partito dei Comunisti Italiani con Oliviero Diliberto.

Fa l’avvocato ed è pronto a lanciare il guanto di sfida a Luca Magliozzi che “da alcuni giorni non mi saluta più sui marciapiedi di Formia”.

Luigi Scipione è originario del quartiere di Gianola nel cui ex consiglio circoscrizionale ha centrato la sua prima ed unica (al momento) esperienza amministrativa nelle fila del disciolto Pdci. E’ legato talmente tanto al Pci che  – rivela  – “vede, quella stella gialla tra le lettere “P” e D” è la stessa, con lo stesso colore, che campeggiava nel simbolo del Partito Comunista Italiano”.

Non arretrerà di un millimetro rispetto alle iniziative giudiziarie preannunciate dal candidato sindaco del Pd. “Delle iniziative di Magliozzi ho saputo qualcosa – ha osservato l’avvocato Scipione – ma nessuno mi ha notificato nulla di nulla. Il dottor Magliozzi vuole andare avanti? E lo faccia. Sono pronto a seguirlo. Il simbolo del Pd è illegale perché ha trasformato la bandiera della nostra Repubblica, cosa che, secondo noi, è vietatatissima…”.

Ma che c’azzecca con Conte?

Gianfranco Conte nel suo primo point elettorale

Ma un cinque volte deputato ed ex sottosegretario di Stato di Forza Italia, berlusconiano duro e puro fino a poco tempo fa, cosa c’entra con un comunista ortodosso?

A tessere le lodi per l’ex parlamentare azzurro è Luigi Scipione: “Nella compagine di Gianfranco ho trovato un entusiasmo ed un rispetto delle altrui idee… sconosciuto altrove.  Spero di riuscire a trasmettere lo spirito che anima il nostro impegno, fatto di lavoro e sacrificio affinche domani con Gianfranco Conte sindaco Formia sia migliore” 

La coalizione di Gianfranco Conte è conciliabile con una lista piena zeppa di comunisti? La risposta di Scipione è davvero cult: “Lo ripeto se non sono stato chiaro. Sono Comunista e sono Togliattiano. Il compagno Togliatti il suo primo Governo l’ha fatto con la Dc. Questo mi basta. Oltre, anche in vista del ballottaggio, non posso andare. E Gianfranco è il primo ad averlo saputo”. 

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