Scoppia la bomba nel Pd: Spilabotte, Cristofari, Venturi e Sardellitti guardano Zingaretti

Documento bomba nel Pd: Spilabotte, Cristofari, Venturi e Sardellitti guardano a Zingaretti. E chiedono discontinuità con il passato. Pizzutelli all'angolo. Cosa significa. E quali conseguenze avrà.

L’oggetto della lettera inviata al reggente della segreteria provinciale del Pd Domenico Alfieri è rassicurante: “contributo politico”. In vista dell’assemblea sull’analisi del voto, fissata per domani presso il ristorante Memmina a Frosinone. Ma già dalle firme si capisce che l’intervento è serio e “anomalo”: l’ex senatrice Maria Spilabotte e tre consiglieri comunali di Frosinone su quattro. Il presidente dell’ordine dei medici Fabrizio Cristofari, il dottor Norberto Venturi (che da tempo sta lavorando all’operazione), l’avvocato Alessandra Sardellitti.

Non c’è invece il capogruppo Angelo Pizzutelli.

Scrivono Spilabotte, Cristofari, Venturi e Sardellitti:

«Caro segretario ti rimettiamo queste brevi considerazioni in vista dell’assemblea del 6 aprile con l’intento di voler dare un piccolo contributo al dibattito politico che si sta sviluppando all’indomani del voto del 4 marzo.  La sconfitta elettorale del 4 marzo, pone un duplice problema. Il primo relativo alle sue dimensioni, la più grande dal dopoguerra ad oggi. Il secondo riguarda il totale cambiamento del quadro nazionale di riferimento politico che pone le condizioni per un bipolarismo inedito tra 5 stelle e Lega».

 

Fino qui sembra una normale lettera con un’analisi politica del voto. Che parte dal risultato nazionale e fotografa le conseguenze. Poi però il testo si addentra su quanto è accaduto nel Lazio. Ed i quattro mettono il dito nella piaga. Scrivono: «Nel Lazio i termini della sconfitta sono stati mitigati dal grande risultato di Nicola Zingaretti. Ha saputo ottenere il risultato storico della riconferma al mandato di presidente della Regione nonostante la grande difficoltà del Pd. Ci è riuscito adottando una strategia di inclusione di tutte le forze politiche del centrosinistra. Nonché una reale apertura alle forze civiche ed alle realtà professionali dell’intera regione.

La provincia di Frosinone non si è sottratta al risultato politico negativo generale con una netta sconfitta alle elezioni politiche che ha visto la mancata elezione di tutti i candidati nei collegi uninominali e nelle liste proporzionali.

Le elezioni regionali hanno consentito l’elezione di due candidati del Pd,  Buschini e Battisti, il primo dei quali di recente nominato capogruppo, a cui vanno gli auguri di buon lavoro.

Il risultato di queste ultime elezioni si è aggiunto ai risultati negativi che si sono succeduti negli ultimi anni che hanno visto il partito nettamente sconfitto nelle elezioni amministrative di grandi comuni come Cassino, Ceccano, Frosinone».

 

La traduzione è: abbiamo perso. Nel Lazio il Pd ha perso nel confronto con il Centrodestra. Solo il grande risultato personale di Zingaretti ha tenuto a galla la barca. E questa sconfitta si aggiunge a quelle che da anni il Pd registra in tutte le grandi competizioni. A partire dalle città più importanti.

 

Il problema – scrivono i quattro – è che questo Pd nasconde la testa sotto la sabbia. «La politica della rimozione delle sconfitte senza un’analisi e senza apporre dei correttivi si è rivelata deleteria. Sia a livello nazionale che locale. Portando il Pd a perdere quello che un partito della sinistra non può mai perdere:  il rapporto con il popolo.

Il Pd ha vinto nei centri storici ed è stato travolto in periferia, mentre dovrebbe stare dove c’è più disagio, povertà, paura, disperazione. La rivendicazione  che il Paese si era rimesso lentamente in moto,  per alcuni aspetti condivisibile, contrastava con la preoccupazione fortissima del futuro dei figli, della precarizzazione.

Crediamo che questi temi debbano far parte dell’agenda immediata del Pd insieme ad uno sforzo unitario che il Pd di Frosinone deve fare, abbandonando le pratiche del passato dominate dalle strette logiche delle correnti».

 

Ed ecco la sottolineatura politica: «Crediamo ancora che vada totalmente trasferita nella nostra Provincia l’esperienza del presidente Zingaretti. Soprattutto nella sua articolazione  inclusiva di tutto il centrosinistra e nella sua determinazione ad aprire il partito a tutte le realtà civiche. Il tessuto sociale del Lazio ne è fortemente permeato.  Crediamo che il Pd come partito di governo debba anche nei momenti di difficoltà assumere la responsabilità  della proposta politica e del dialogo. Per questo vanno condivisi gli sforzi di Nicola Zingaretti di indicare alcuni punti programmatici identitari del Pd sui quali aprire una collaborazione con le altre forze politiche.

A Frosinone è necessario un cambio di passo immediato che parta dalla riorganizzazione del partito con l’elezione di un nuovo segretario e di tutti gli organi. In una prospettiva unitaria ma in discontinuità con il passato. E che sappia fare autocritica dove necessaria e cogliere il senso del risultato politico del 4 marzo nato da una crisi sociale ed occupazionale che colloca la nostra provincia tra quelle con tenore di vita tra i più bassi».

Discontinuità con il passato, nuovo segretario, Zingaretti come punto di riferimento. E’ una presa di distanza dalla logica delle correnti e dall’egemonia dell’area di Francesco De Angelis. Arriva da quattro esponenti importanti, che mettono anche un altro “paletto”: a Frosinone non si potranno fare i conti senza di noi, senza cioè un’ex senatrice e tre consiglieri comunali su quattro.

I quali mettono così in evidenza che il capogruppo Angelo Pizzutelli (esponente dell’area di De Angelis) li rappresenta fino ad un certo punto. Ma la sua posizione non è in discussione. Cristofari dixit.

Non c’è che dire: un contributo politico nella forma, una “bomba” nella sostanza.

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