L’incrocio fondamentale dei Dem per la scelta del candidato

La Direzione Regionale del Pd. Fondamentale per il percorso verso le Regionali 2023. Il Segretario Bruno Astorre non potrà ignorare la situazione che si è creata. Al tavolo degli alleati ed alle urne. Chi vuole le Primarie e chi vuole congelarle: le indicazioni di Letta

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Fondamentale. Sarà dannatamente fondamentale. Anche se non decisiva. Lunedì si riunisce la Direzione Regionale del Partito Democratico. Dovrà fare l’analisi del voto alle Comunali appena concluse nel Lazio: soprattutto farà il punto sui confronti avviati per le prossime Regionali del 2023. È per questo che sarà fondamentale.

I segnali arrivati dai vari fronti sono chiari. Una parte del Pd sta cercando di ‘congelare‘ le Primarie di coalizione che dovranno individuare il candidato per la successione a Nicola Zingaretti. Vorrebbero un raffreddamento lungo, molto lungo: sine die. Per arrivare ad un candidato unitario e saltare del tutto la conta interna e tra gli alleati. Va letto così il messaggio lanciato la settimana scorsa dal parlamentare Ue Massimiliano Smeriglio, sempre più in sintonia con le frequenze sulle quali viaggiano i pensieri del papa nero Goffredo Bettini, del governatore uscente Nicola Zingaretti, del fondatore di Pensare Democratico Francesco De Angelis, del vice Segretario regionale Sara Battisti. (Leggi qui: Smeriglio, l’architetto dei Progressisti: «Le Primarie devono attendere»).

Niente Congressi. E Primarie se…

Daniele Leodori con Mauro Buschini

C’è però il tavolo con gli alleati, quel Campo dei Progressisti che nasce sull’impalcatura costruita in Regione Lazio dal vice presidente Daniele Leodori e dall’allora capogruppo Mauro Buschini. Un campo che va da Azione ad Italia Viva, da Demos ai movimenti, dal Cinque Stelle (tutto schierato con Conte) a Pop (il movimento di Marta Bonafoni). Un tavolo che ha già iniziato a lavorare per la successione a Zingaretti: individuando una serie di punti chiave intorno ai quali costruire il documento politico capace di tenere tutti assieme. E quel tavolo è orientato verso le Primarie, da indire il prima possibile: in modo da tenerle entro l’autunno ed avere il candidato prima dell’inverno.

Enrico Letta ha dato nei giorni scorsi due semplici ma fondamentali indicazioni. La prima: niente congressi Pd fino alle prossime elezioni, l’attuale gruppo dirigente andrà avanti ed organizzerà le scadenze elettorali; creare ora un nuovo gruppo dirigente sottrarrebbe solo energie dalle elezioni che sono la scadenza strategica in regioni come Sicilia, Lazio e Lombardia. Va letta così la dichiarazione rilasciata oggi dal Segretario Regionale Pd Bruno Astorre: “ringrazio il Segretario Enrico Letta per la rinnovata fiducia, estesa fino al termine delle elezioni politiche del prossimo anno. Continueremo a lavorare sui territori e ad ascoltare i bisogni delle cittadine e dei cittadini del Lazio. Saremo concentrati verso un unico obiettivo: preparare, con grande determinazione, le sfide elettorali del 2023”.

I candidati già ci sono

Bonafoni e Grossi
Danilo Grossi con Marta Bonafoni

Seconda indicazione: le Primarie si fanno se sono di Coalizione; altrimenti, se si confrontano solo candidati Pd si rischia di tenere un congresso mascherato.

Nel Lazio il problema non si pone. Perché oltre al vice presidente Daniele Leodori, all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, c’è Marta Bonafoni a porre sul tavolo la sua candidatura. Non ci sarà quella del Movimento 5 Stelle: in Sicilia Beppe Grillo non ha dato la deroga per tenere le Primarie con il Pd nonostante l’impegno preso da Giuseppe Conte; inoltre la leader Roberta Lombardi ha già detto che la scelta del candidato è un momento successivo, prima vuole un tavolo nel quale definire il programma di coalizione. Significa: alle Primarie non aspettateci.

Non ci sarà un candidato di Italia Viva, i renziani sono al Tavolo ma non intendono porre una candidatura che hanno la consapevolezza di non poter sostenere; rischierebbero di infilarsi in un dibattito che per ora è tutto interno al mondo Dem.

Più complessa la posizione di Carlo Calenda: Azione non è al tavolo perché c’è il Movimento 5 Stelle; ma al tempo stesso sa bene che da solo o con un’aggregazione di Centro non vincerebbe. Le ipotesi sono due: sostenere il candidato Progressista ma senza fare parte del Tavolo, in pratica una posizione più identitaria ed autonoma per Azione. Che a seconda delle scelte fatte dal tavolo (seconda opzione) manterrebbe la totale libertà di movimento.

Quelli che le Primarie le vogliono

Alessio D’Amato e Daniele Leodori

Sono per le Primarie, senza se e senza ma, i centristi di Area Dem del Segretario Regionale Bruno Astorre. Il loro Daniele Leodori ormai ha raccolto una serie di appoggi che esulano dalla componente e si radicano nei territori. Ci sono ampie aree che fanno riferimento agli ex renziani di Base Riformista del ministro Lorenzo Guerini che hanno espresso il loro gradimento. Così come dalle grandi città al di fuori del capoluoghi.

Altrettanto convinto di andare alle Primarie è il gruppo che sta intorno all’assessore Alessio D’Amato. La sua area non ha subito smottamenti: né con l’annuncio della possibile candidatura di Enrico Gasbarra, né con la possibilità che Pensare Democratico si sposti su Gasbarra in caso di candidatura. (Leggi qui: I segnali di D’Amato per le Primarie).

Stanno alla finestra gli ex orfiniani della Capitale che stanno con l’onorevole Claudio Mancini. Queste elezioni rappresentano per loro e per le altre due componenti, una prova di forza. hanno incassato la candidatura dell’ex ministro Roberto Gualtieri portandola fino all’elezione a sindaco. Ora studiano il terreno. Senza dimenticare il patto tra Astorre – Zingaretti e De Angelis che un paio di anni fa li ha tolti dalla posizione di perno centrale nel Pd del Lazio.

L’attesa di Gasbarra e l’incrocio fondamentale

Enrico Gasbarra (Foto: Christian Creutz © European Union / EP)

Proprio per questo Enrico Gasbarra sta spettando. Non vuole che la sua sia una candidatura divisiva.

Ai suoi ha detto di “attendere che il quadro si semplifichi. Vediamo cosa succede lunedì”. Traduzione dal politichese: se Marta Bonafoni si ritira, per l’area Gasbarra non ci sono i presupposti per le primarie dal momento che i candidati sarebbero tutti del Pd. Al momento lei non intende ritirarsi.

Ed è altrettanto un’evidenza però che il Segretario regionale Bruno Astorre si troverebbe sul tavolo due disponibilità già dichiarate alle candidature. Con un’indicazione da cominciare a dare già lunedì nel corso della Direzione: impossibile ignorare il lavoro avviato per le Regionali 2023. Ecco perché quell’appuntamento sarà fondamentale.

In una situazione del genere a Cassino non ha avuto dubbi ed ha convocato le Primarie.

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