L’insostenibile provincialismo della politica ciociara

Antipatie spesso reciproche, veti incrociati, folgorazioni improvvise: la politica ciociara si scopre provinciale

L’accordo tra Partito Democratico e Alternativa Popolare in Ciociaria si è rotto non su temi come il biotestamento o lo ius soli, ma perché ad un certo punto ha preso il sopravvento l’antipatia politica reciproca tra Francesco De Angelis e Alfredo Pallone.

La candidatura di Massimiliano Mignanelli nella liste del Pd alle elezioni provinciali è stato il casus belli ma nulla di più. Tutti sanno che Mignanelli non è mai stato l’uomo di punta di Pallone. Nemmeno ai tempi di Forza Italia, quando l’esponente cassinate era un fedelissimo di Antonello Iannarilli, “avversario carissimo” di Pallone negli “azzurri”.

Il centrodestra ha sempre vissuto di queste lotte fratricide. Ai tempi di Iannarilli presidente della Provincia, ci fu uno strappo clamoroso tra i due consiglieri di punta di quella maggioranza: Franco Fiorito e Mario Abbruzzese, culminato con il siluramento di Abbruzzese da capogruppo in Provincia su azione d’affondamento pianificata da Fiorito. Che stava per replicare in Regione se non fosse sopravvenuta l’inchiesta che ne ha portato all’arresto. Erano i lustri del Pdl nato dal predellino.

 

Quando nella scorsa estate si moltiplicavano le foto che ritraevano il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (Forza Italia) con il coordinatore regionale di Alternativa Popolare Alfredo Pallone, il leader provinciale di Forza Italia Mario Abbruzzese ha fatto scattare il veto da consiglio di sicurezza dell’Onu.

Se oggi a livello nazionale Silvio Berlusconi guarda ad Alternativa Popolare di Maurizio Lupi (dopo il passo indietro di Alfano) per poter arrivare al 40%, in Ciociaria i pessimi rapporti politici tra Pallone e Abbruzzese renderanno tutto molto più difficile.

 

Per non parlare delle spaccature interne: in Forza Italia tra Mario Abbruzzese e Nicola Ottaviani (anche se negano), in Alternativa Popolare tra Alfredo Pallone e Michele Nardone (anche se negano). Nel Pd? Allora, proviamo a sintetizzare: Francesco Scalia contro Francesco De Angelis, che però dopo aver perso la partita della Saf non ha più il sostegno di Barbara Di Rollo, intenzionata a sfidare Mauro Buschini e Sara Battisti alle regionali. Unendo le forze con Simone Costanzo, che a sua volta vuole battere Marino Fardelli. Mentre Maria Spilabotte e Nazzareno Pilozzi guardano alle cose proprie. Se poi succede che ad Anagni il sindaco Fausto Bassetta è sotto attacco politico un giorno sì e l’altro pure, fa niente. Il Partito però dove sta?

 

In Fratelli d’Italia il duello rusticano è tra Massimo Ruspandini da una parte e Alessandro Foglietta-Paolo Pulciani dall’altra. Ma chi arbitra? Boh.

Il paradosso più bello però è quello che riguarda la leadership di Noi con Salvini, movimento di riferimento del leader leghista, che ha un attacco di orticaria ogni volta che sente parlare di Alternativa Popolare e di alleanze centriste. Beh, Fabio Forte è stato uno dei leader locali più importanti del Ccd di Pierferdinando Casini.

Ma i tempi cambiano. Meno male.

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