L’inutile rivoluzione di Tangentopoli

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Trent'anni fa iniziò Tangentopoli: non è vero che nulla è stato più uguale. È tutto come prima. Anzi, peggio.

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Giusto trent’anni fa iniziava l’epopea di Tangentopoli, con l’arresto di Mario Chiesa preso con la tangente appena incassata. Qualcuno sostiene che da allora nulla sia stato più uguale a prima. È una solenne balla.

Tutto è rimasto identico a prima. Sono cambiato i protagonisti. E per certi versi le cose sono andate molto peggio. 

I politici corrotti circondati da collaboratori efficienti sono stati sostituiti da politici incapaci affiancati da personaggi in cerca d’identità. E stando alle intercettazioni di Buzzi e Carminati nell’inchiesta Mondo di Mezzo, si paga ancora oggi esattamente quanto si pagava prima: solo che prima le tangenti andavano ai politici e le briciole ai collaboratori, oggi ci sono politici talmente incapaci che a loro vanno le briciole e le tangenti vanno a chi gli sta intorno.

Ad una politica corrotta si è sostituita in molti casi una magistratura che ha svolto fino ad un certo punto il ruolo di supplenza. Poi, come ci ha spiegato il libro dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara, c’è stata una parte di magistratura che si è sentita investita della missione di correggere i disastri di una politica incapace.

Se è così è meritorio: ma ognuno dovrebbe fare il suo lavoro, altrimenti si chiama golpe.

L’inutilità di Tangentopoli

Di Pietro e Craxi nel processo Enimont (Foto Maurizio Maule)

Un dato è certo: Tangentopoli è morta quando ha iniziato ad essere un’inchiesta seria. E dopo avere decapitato la politica, incarcerato i faccendieri, è passata alla corruzione fatta da quelli che mettevano la centomila lire nella patente per non farsi fare la multa o quelli che la allungavano al caposala per trovare subito il posto in ospedale. A quel punto: fine del consenso, fine delle delazioni. Nessuno ha più parlato.

Dopotutto aveva ragione Isaac Asimov, che ad uno dei protagonisti della sua Quadrilogia della Fondazione, un capitano di astronave che si ostinava a non partecipare alla rivoluzione esplosa nella Galassia, fece dire in maniera pratica: “Alla fine cambierà solo il nome della tassa che dovrò pagare e la faccia di quello che verrà a riscuoterla”.

Vale anche per Tangentopoli. 

Senza Ricevuta di Ritorno.

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