L’occasione che abbiamo sprecato: e ora ci devono aiutare dagli Usa

Una flotta di cargo carichi di gas Gnl è in arrivo dagli Usa per evitare il nostro collasso energetico. Eppure avevamo la possibilità di produrcelo in casa come stanno facendo in altre trenta di località italiane. I numeri. Tra poco il Gnl unica alternativa al diesel sull'extraurbano

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

La speranza arriva dagli Usa. Via mare. Passano lì le enormi navi cargo metanifere: giganti del mare carichi di Gnl, il gas naturale liquefatto con il quale evitare che le nostre fabbriche spengano gli impianti e migliaia di lavoratori finiscano a casa senza stipendio. La Russia continua a strangolare l’Europa chiudendo i rubinetti dei suoi metanodotti. Il prezzo della metria priam è schizzato: si è moltiplicato quattro volte, quasi cinque. Ci sono fabbriche che hanno già sospeso la produzione, altre hanno messo in cassa integrazione, altre ancora stanno decidendo cosa fare.

In provincia di Frosinone le attività energivore sono tante. Basti pensare alle imprese del vetro, a quelle della ceramica, al comparto automotive. Non è un caso che nella sua visita a Cassino Plant il Ceo Stellantis Carlos Tavares abbia puntato il dito solo su due elementi: il costo dell’energia e l’eccessiva fiscalità; nemmeno è un caso che AGC a Roccasecca abbia subordinato un progetto di ampliamento della produzione ad una sensibile riduzione dei costi dell’energia; si spiega solo così la proposta del presidente di Unindustria Cassino Francesco Borgomeo di realizzare un termovalorizzatore in ogni area industriale Stellantis in Italia partendo da Cassino.

Una mano dagli Usa di Zio Sam

Il moderno tanker Lng – Sakura

A salvarci ora saranno gli Stati Uniti d’America. Hanno deciso di correre in soccorso dell’Europa mettendo in mare una flotta di navi cargo cariche di Gnl. Rivela l’agenzia economica Bloomberg che almeno tre metaniere Usa sono in navigazione: dieci sono già in acque continentali mentre altre venti  stanno attraversando l’Atlantico e devono ancora comunicare le loro destinazioni finali.

La sola notizia ha determinato la caduta dei prezzi benchmark del gas europeo facendoli scendere al minimo di 155 euro per megawattora. La conseguenza diretta è il forte ribasso dei prezzi dell’elettricità: Berlino registra un calo vicino al 9% fino a toccare quota 296 euro per megawattora. In pratica: quello che non arriva dalla Russia viene compensato dagli Usa.

A fare rabbia è il fatto che in provincia di Frosinone si parla da anni della possibilità di creare una filiera di GNL sul territorio, realizzando da zero un intero settore industriale. Partendo dai terreni della Valle del Sacco che non possono essere utilizzati per le coltivazioni, passando per il ciclo di bio produzione del gas, per proseguire con la catena dello stoccaggio e della vendita.

Ma al di là delle buone intenzioni finora è stato possibile realizzare nulla. Per l’opposizione delle amministrazioni locali.

Un territorio circular

Uno degli impianti Itelyum

Eppure la provincia di Frosinone rappresenta senza dubbio il luogo in cui l’economia circolare si è sostanziata in maniera più evidente nel campo delle produzioni industriali, vedi le esperienze portate da Francesco Borgomeo ad Anagni e Roccasecca. Ma anche realtà come la Sama di Castelliri leader nel circular del settore carta e cellulosa. O Vetreco con il ciclo del recupero del vetro. Per non parlare di Itelyum che è una realtà continentale nel recupero degli olii esausti. Ci sono progetti green che fanno capo al gruppo Turriziani che da tempo sta studiando il passaggio dai carburanti fossili a quelli naturali e non inquinanti. (Leggi qui La rivoluzione del Gnl arriva anche in Ciociaria: carburante eco a basso costo).

Il tema del Gnl e della sua catena di approvvigionamento è fondamentale per lo sviluppo economico del territorio. Perché nel futuro immediato non c’è solo l’automobile elettrica ma anche quella a Gnl.

Se l’economia circolare potesse viaggiare in auto, questa sarebbe un’auto alimentata a GNL, gas naturale liquido, ovvero il biometano. Se ne è parlato all’interno del convegno “Biometano e BioGnl, una soluzione alla crisi climatica ed energetica” organizzato da Oil&nonOil. Il messaggio lanciato è molto chiaro: ai veicoli a biometano deve essere riconosciuto, anche in Italia, lo status di Zero Emission Vehicle fatto questo che avviene già in Svezia e Norvegia.

L’Italia può diventare leader europeo

Impianto di liquefazione. Foto Brufola / Imagoeconomica

E questo per un motivo molto semplice: il biometano è rinnovabile e riduce le emissioni. Il problema contro cui ci si è scontrati però è sempre lo stesso. Quale? Si continuano a trattare i veicoli a biometano come figli di un dio minore rispetto a quelli elettrici o a idrogeno. E la discussione che nasce in Italia non è dettata da un manipolo di fanatici del gas naturale per autotrazione. No. L’Italia, a livello europeo, è il secondo mercato per impianti biogas – ce ne sono circa 1700 – ma è anche in continua espansione per quel che riguarda le tecnologie. 

Il responsabile di ricerca e sviluppo del consorzio Biogas, Lorenzo Maggioni, ha spiegato che nel 2022 in Italia si raggiungerà il numero di 30 impianti di liquefazione – perché il biogas va liquefatto – garantendo circa 100 mila tonnellate di prodotte all’anno: l’Italia diventerebbe così il primo Paese al mondo per liquefazione del biometano.

A ciò bisogna aggiungere che la rete del metano, in Italia, è in continua espansione, con un mercato in crescita che potrebbe portare anche ad un altro risultato: allungare il ciclo di vita delle auto. Avere un’auto attempata infatti, è un problema soprattutto per le emissioni, ma convertirla a metano permetterebbe di poter usare quell’automezzo senza problemi relativi all’ambiente. 

Il settore in crescita

Distributore di Gnl (Foto Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

Giova però, sempre, ricordare velocemente perché il biometano è così unico. Il biometano è un gas totalmente rinnovabile che si ottiene dal biogas proveniente dalla digestione anaerobica dei rifiuti prodotti dalle famiglie, dei sottoprodotti agricoli, degli scarti agroindustriali, dall’erba tagliata nelle cunette accanto a strade ed autostrade.

Da qui poi scattano due processi: l’upgrading, ovvero la raffinazione e successivamente la liquefazione. Da questo momento in poi il biometano è pronto per far camminare auto, bus e camion.

Scarti della lavorazione dei rifiuti, ma anche delle produzioni agricole, possono quindi trasformarsi anche nel campo dell’autotrazione, in un’arma fondamentale contro la crisi climatica ed energetica.

Eppure in tanti non lo hanno ancora capito, ma soprattutto in troppi provano a nasconderlo. Laddove la risorsa è a disposizione, infatti, viene utilizzata. E’ il caso della testimonianza di un imprenditore nel campo della distribuzione carburanti di Torino. Ha rivelato che a settembre scorso un rifornimento su 5 è stato fatto a biometano. Un grande ruolo possono giocarlo i player nazionali dell’energia, come Edison e Snam, secondo cui per i veicoli pesanti il GNL è l’unica alternativa al gasolio. Mentre nel futuro, laddove per la mobilità cittadina verrà privilegiato l’elettrico, per quella extraurbana il biometano sarà uno dei vettori strategici.

In continua evoluzione

Rifornimento di GNL (Foto Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

E’ evidente che ci sia da fare un bel passo in avanti dal punto di vista culturale. Ma già cominciare a far passare il messaggio che il biogas è una delle frecce da scagliare contro le emissioni di Co2 è un passo in avanti.

Entro i prossimi anno la produzione di biometano, chiudendo così il ciclo dei rifiuti e di parte delle lavorazioni agricole, dovrebbe raggiungere la quota di un miliardo e mezzo di metri cubi all’anno, andando a sopperire completamente ai consumi di metano legati ai trasporti.

Il tutto sfruttando una tecnologia in piena evoluzione e che, con il miglioramento delle lavorazioni, può portare ad un incremento progressivo della produzione.     

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