L’ultima cena di Lanzalone e la scopa di Roberta Lombardi

Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione e prima capogruppo dei grillini a Montecitorio, si prepara ad impugnare la scopa. Come fece Salvini con la Lega. Il caso dello stadio a Tor di Valle rischia di far perdere l'innocenza al MoVimento.

Non sale sulla ruspa, non impugna la scopa di saggina come fece qualche anno fa Matteo Salvini con la Lega appena infangata dallo scandalo della laurea comprata al ‘Trota‘ e dei diamanti su cui il tesoriere del Partito aveva ‘investito’. Ma se c’è da fare pulizia nel Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, capogruppo in Regione Lazio e grillina doc della prima ora, è già pronta.

Nel M5S fa parte dei duri e puri. Al punto che per lei Virginia Raggi era una specie di parvenu, paracadutata al timone della lista per il Campidoglio più per motivi estetici individuati da un algoritmo che per capacità e fede politica. Non glielo ha mai nascosto. A Roberta Lombardi provoca l’orticaria il coinvolgimento del Movimento nell’inchiesta sugli affari che circolavano intorno al nuovo stadio di calcio della Roma, soprattutto il metodo adottato dall’uomo forte mandato da Genova per guidare i romani, Luca Lanzalone.

La scopa di saggina è già pronta nello sgabuzzino. Lo lascia intuire nelle dichiarazioni rilasciate in queste ore a Repubblica. Nella quale manda segnali chiarissimi su cosa farebbe lei per difendere il Partito e la sua purezza.

«Mi auguro che la magistratura faccia celermente le sue indagini per la verità giudiziaria e che i 5 stelle individuino le responsabilità politiche e si faccia ammenda».

Di chi sono queste responsabilità?
«Di chi ha portato Lanzalone a contatto con il Movimento, affidandogli incarichi delicati e facendolo diventare presidente di Acea».

Chi?
«Lanzalone è entrato in contatto con il gruppo che gestiva gli enti locali, da Livorno, dove ha lavorato bene per il risanamento dell’Aamps, fino a Roma, dove dopo il caso Marra fu messo a controllare tutto quello che Raggi aveva firmato nei mesi in cui lo aveva avuto come braccio destro».

Quindi Di Maio, Fraccaro e Bonafede. Erano loro a occuparsene.
«Ho detto: il gruppo degli enti locali».

 

Luca Lanzalone non è un consulente qualsiasi. Nel Movimento 5 Stelle è l’uomo che ha mandato in soffitta il primo M5S, quello dei VaffaDay e delle piazze piene, quello dei soldi da versare, del limite di due mandati. Quel MoVimento non esiste più. C’è uno statuto che è stato riscritto a dicembre 2017 ed ha cambiato le regole base dei grillini. (E Alessioporcu.it lo aveva rivelato, ricevendo la scomunica latae sententiae dei manovratori che non sopportano di essere disturbati mentre sono alla guida: La nuova frontiera M5S: si agli indagati, agli ex politici, ai non attivisti). E chi aveva riscritto lo statuto, il nuovo, che regola oggi la vita del Movimento 5 Stelle? Luca Lanzalone.

 

Su questo, per una volta, Roberta Lombardi e Virginia Raggi sono sulla stessa sponda del fiume grillino. Lo oggi Giovanna Vitale su Repubblica

 

Lanzalone è un uomo di fiducia. Un consigliere ascoltato da Grillo e Casaleggio, che gli hanno affidato molti incarichi e molto potere. Per questo ieri Virginia Raggi è apparsa sotto shock. Piegata dalla rabbia, la sindaca non vuole fare il capro espiatorio: «Non l’ho scelto io, manco lo conoscevo, me l’hanno imposto loro» si sfoga coi consiglieri riuniti in una sorta di Tribunale del Popolo per interrogare il capogruppo Paolo Ferrara, indagato (e indotto ad autosospendersi).

Ce l’ha con Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due tutor — promossi entrambi ministri — che i vertici le affiancarono nel dicembre 2016 dopo l’arresto per corruzione dell’ex fedelissimo Raffaele Marra. «È stato Alfonso a presentarmi Luca», protesta, tirando in ballo anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti (da 10 mesi traslocato nella giunta romana).

 

Che non sia un semplice consulente, lo ricorda anche la cena avvenuta la sera prima che la polizia bussasse alla porta del suo appartamento romano e gli notificasse il provvedimento di custodia ai domiciliari.

Con chi aveva cenato Luca Lanzalone? A due passi da Palazzo Madama era a tavola in compagnia di Davide Casaleggio. È il presidente dell’Associazione Rousseau ma “solo un informatico” stando alla definizione che ne fornisce il vice presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio.

Non una cena di cortesia, non una rimpatriata perché non sono vecchi amici. Ma stando alla chiave di lettura fornita questa mattina da Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano Lanzalone e Casaleggio potrebbero aver parlato di nomine nelle aziende Partecipate.

 

Già, perché il legale genovese trattava posti e ruoli con la Lega. E raccoglieva e filtrava dossier. Ma questo è già il passato. Perché Lanzalone, presenza fissa a tutti i convegni del M5S, “potrebbe averci preso tutti in giro”come sibilava ieri un nome di peso. E soprattutto perché la sua caduta, l’essere finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver ottenuto la promessa di consulenze, segna la perdita dell’innocenza per il Movimento.

 

Ecco perché a Roberta Lombardi stanno venendo le bolle. Ecco perché ha la scopa a portata di mano.

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