L’onore delle armi per lo sconfitto

Questa notte il nuovo sindaco di Cassino non avrà di fronte a se uno sconfitto. Ma un altro vincitore. Che però è destinato a sparire. ecco perché gli va riconosciuto l'onore delle armi.

L’uomo che questa notte indosserà la fascia da sindaco di Cassino non avrà di fronte uno sconfitto. Ma un altro vincitore. A prescindere da chiunque sarà l’eletto tra Mario Abbruzzese ed Enzo Salera. Non se ne sono accorti: sono l’immagine speculare l’uno dell’altro.

Politicamente differenti, amministrativamente distanti, elettoralmente contrapposti, sono invece come gemelli separati dalla nascita. Perché arrivati alla meta percorrendo due strade parallele: piene delle stesse imboscate ad ogni tornante, differenti solo i volti dei finti amici pronti ad accoltellarli alla schiena.

Mario Abbruzzese

Se vincerà le elezioni Enzo Salera, nulla e nessuno potrà cancellare l’irraggiungibile risultato politico ottenuto da Mario Abbruzzese. In meno di cento giorni ha riunificato un centrodestra più diviso di una loya jirga afghana, l’assemblea che di unitario ha solo il nome e vede i pashtun contrapposti ai tagiki, che stanno contro gli hazari contrapposti a loro volta ad uzbeki e turkmeni, nella quale però hanno diritto di parola anche i baluchi, gli aimak ed i kuchi. Come una specie di anziano re Mohammed Zahir Shah, che nel 2002 riuscì a riunire tutte le tribù dell’Afghanistan ridotto in macerie, e ad unificarlo nel nome del presidente Hamid Karzai.

Mario Abbruzzese a Cassino ha fatto lo stesso. Senza l’aiuto dell’Onu o degli Stati Uniti d’America. Ha rimesso insieme una Forza Italia lacerata tra lealisti e dissidenti che venivano da un anno di confronto sanguinoso, culminato nella crisi e nella caduta dell’amministrazione D’Alessandro. Lasciandoli fare, ha dimostrato che i dissidenti avevano lo scopo di candidare a sindaco Massimiliano Mignanelli alleandosi con la Lega: tenendo dentro l’ala di Forza Italia che sta con Claudio Fazzone e lasciando fuori quella di Abbruzzese. In silenzio ha mandato all’aria un’operazione che sarebbe stato troppo anche per uno come Antonio Tajani che in politica è avvezzo a tutto. (leggi qui La Lega boccia Mignanelli e oggi annuncia il candidato)

Ha neutralizzato e assoggettato la Lega lasciando che prendesse il comando della flotta: dimostrandole così che non era capace nemmeno di issare una vela e far uscire almeno dal porto la coalizione. (leggi qui Il peggiore incubo della Lega nel giorno della candidata). Nessuno dei vari aspiranti sindaco, o civici o di bandiera, è stato capace di fare niente oltre all’ostentazione della propria personale immagine. La vanità in politica non porta voti. Li fa perdere. (leggi qui Il gioco di Mario Abbruzzese per arrivare alla candidatura)

Al termine della sua Loya Jirga, Mario ha plasmato un’alleanza nella quale sono dentro tutti quelli che fino a pochi giorni prima urlavano “Mai con Abbruzzese e mai con Forza Italia“, quelli che a febbraio hanno fatto cadere l’amministrazione comunale compresi i candidati di Zicchieri e lo stesso Mignanelli con gli scissionisti.

Chiunque avesse profetizzato questo a febbraio 2019 sarebbe stato immobilizzato ed accompagnato al reparto Neurodeliri dell’ospedale psichiatrico più attrezzato.

Ha vinto perché, per molti nel suo fronte, non doveva nemmeno partecipare alle trattative, non doveva essere candidato, non doveva arrivare al ballottaggio.

Enzo Salera

È un percorso speculare a quello di Enzo Salera. Lui non ha riunito una Lliya Jirga. Ha dovuto discutere con un Politboureau più confuso di quando a Mosca si dovette decidere cosa fare di fronte alla inevitabile moria degli ultimi burosauri del Soviet Supremo e stabilire chi eleggere alla carica di Segretario Generale del Partito Comunista Unitario dell’Unione Sovietica dopo la rapida dipartita di Leonid Brežnev, Jurij Vladimirovič Andropov e Konstantin Černenko.

Salera era destinato, secondo molti, allo stesso ruolo che era stato scritto per Mario Abbruzzese: la comparsa. Invece ha voluto essere protagonista. Sfidando Peppino Petrarcone, l’uomo del quale lui è stato il più fedele ed affidabile collaboratore. Redigendo i piani economici con i quali tenere a galla un Comune dal bilancio disastrato quanto quello di Roma.

Ha ricomposto i cocci di quell’alleanza andata in frantumi tre anni fa, quando il Pd si spaccò in due consegnando la città al centrodestra. Ma lungo quel percorso, come Mario Abbruzzese, anche Enzo Salera ha trovato tanti amici pronti a silurarlo. Come l’allora segretario cittadino del Pd Marino Fardelli, che ha fatto di tutto per complicare le trattative fino a costringere il Segretario Regionale Bruno Astorre a metterci mano. Un pragmatico di solida scuola democristiana: capace in una sera di sbloccare mesi di chiacchiere inutili, smontare tutti i giochi e le trappole, fingere d’essere dispiaciuto delle dimissioni rassegnate ipso facto da Fardelli che lasciava il Pd con il giocattolo rotto tra le mani. (leggi qui Pd in crisi epilettica: dimissioni, anzi ritiro, anzi no. Astorre: Primarie e basta giochi).

Alla fine se n’è andato chi accusava gli altri di voler spaccare. (leggi qui La scomunica di Petrarcone: «Maledetto il Pd ed i suoi antenati»).

Salera ha vinto perché ha dimostrato che lo Statuto nel Pd esiste. E che può essere applicato e rispettato. Ha dimostrato che ci si può contare senza spaccare. Che si può riunire ed allargare, esattamente come ha insegnato Zingaretti.

Sbaglia chi in queste settimane lo ha chiamato Traditore. Un’accusa che ad Enzo Salera non può essere mossa perché lui ha sfidato a viso aperto Peppino Petrarcone. Non ha brigato nell’ombra. Gli ha detto con chiarezza “Peppì, c’è un problema: il tuo nome non passa tra la gente come negli anni scorsi. Facciamo una cosa, contiamoci alle primarie e chi vince sostiene l’altro“. Messa così nemmeno è vanità personale.

Il destino dello sconfitto

Cosa accadrà in caso di vittoria lo ha scritto oggi Corrado Trento su Ciociaria Oggi. (leggi qui Cassino caput mundi E i Comuni soli in trincea).

Chiunque perderà le elezioni è destinato a scomparire. Il condottiero gallo Brenno disse un’ovvietà quando pronunciò il suo Guai ai vinti rivolto ai Romani sconfitti. È quanto accaduto a Fabio Forte dopo avere sfiorato l’elezione in Regione Lazio, preceduto d’un nulla da Marino Fardelli sei anni fa; la stessa cosa che gli è successa dopo avere riorganizzato la Lega in provincia ed averla portata al successo. Lo stesso che è accaduto ad Alessia Savo dopo essere stata la più votata alle regionali mancando l’elezione solo per via dei meccanismi della norma. Identico destino di Alfredo Pallone al termine della sanguinosa conta nel Partito Socialista vinta all’ultimo respiro da Peppino Paliotta nel 1990.

Non è un fenomeno solo italiano, Aznar in Spagna, Schroeder in Germania… L’avversario troppo forte viene eliminato. Sempre. Non dal vincitore. Ma dai suoi stessi amici ed alleati: viene decapitato per prenderne il potere accusandolo della sconfitta, nonostante i voti presi. Anzi: proprio per i voti presi.

Se Mario Abbruzzese dovesse perdere, lo scenario interno di Forza Italia e del Centrodestra cambierebbe in modo radicale. Perdendo una delle figure di riferimento degli ultimi vent’anni. La componente di Claudio Fazzone rivendicherebbe l’occupazione politica di quegli spazi e di quelle egemonie politiche. Non è detto che la componente Abbruzzese allora decida di restare: due o tre incursioni sui lidi alternativi sono state già compiute, un Riccardo Del Brocco non andrebbe mai alle riunioni di Giovanni Toti, non si avvicinerebbe in maniera così carnale a Massimo Ruspandini e Fratelli d’Italia senza la benevola astensione di Mario Abbruzzese da qualunque critica.

Se Enzo Salera dovesse perdere, Marino Fardelli presenterà il conto. Accusando chi ha impedito di raggiungere una sintesi: magari sul suo nome. La croce alla fine verrà data a Salera. la cui sconfitta sarebbe un ammanco soprattutto per Antonio Pompeo e la sua componente: non è un caso che il presidente della Provincia abbia fatto un chiaro appello al voto per Salera. Lo sarebbe meno per la componente Pensare Democratico (De Angelis / Buschini) che si è tenuta a rigorosa distanza, fedele alla decisione “Le questioni di Cassino le deve risolvere Cassino, noi non interferiremo”, affidandosi solo a figure del territorio come Sarah Grieco e Barbara Di Rollo.

Chiunque perderà, tra Salera e Abbruzzese, sparirà dallo scenario. Almeno per un po’. Proprio per questo, almeno nel momento della sconfitta, gli si conceda l’onore delle armi.

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