L’opa di Salvini sugli elettori del Centrodestra e l’anomalia della Ciociaria

Decisive saranno le regionali in Abruzzo, Trentino e Basilicata, ma soprattutto quelle dell’anno prossimo. L’ipotesi di un’alleanza Lega-Cinque Stelle e il bivio di Giorgia Meloni. Ma dalle nostre parti Ruspandini e Zicchieri vogliono rottamare Abbruzzese. Che però intende rottamare loro

Silvio Berlusconi è sempre più convinto che le manovre di Matteo Salvini siano preparatorie in vista di un’intesa con il Movimento Cinque Stelle per le regionali del prossimo anno. E che quello autunnale sia soltanto il primo tempo di una partita che invece si deciderà ai calci di rigore (quindi molto lunga) e avrà una posta in palio altissima.

 

La parola chiave è “regionali”, intese come elezioni. Nei prossimi mesi si voterà in Abruzzo, Trentino e Basilicata. Il Carroccio ha già annunciato che andrà da solo in Abruzzo e anche in Trentino la strada è questa. Soltanto in Basilicata, almeno per il momento, il centrodestra può presentarsi unito per cercare di battere Pittella.

Ma le vera grande partita è in programma l’anno prossimo con chiamata alle urne dei cittadini delle regioni Piemonte, Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Sardegna e Calabria. Berlusconi, al quale certo non manca il fiuto, è sicuro che Salvini cercherà un’intesa con Di Maio per andare unito all’assalto di quelle che sono rimaste Regioni a guida centrosinistra: Toscana, Emilia, Piemonte, Puglia. Mollando quindi il centrodestra, che però di fatto appare già archiviato. Almeno nella mente del leader del Carroccio.

 

Il fatto che lo stesso Berlusconi e il suo numero due Antonio Tajani continuino ad invitare la Lega a lasciare il Movimento Cinque Stelle è indicativo del tentativo (finora vano) di tornare nell’orbita del centrodestra. In realtà Salvini e Di Maio sanno che non c’è alternativa al governo Conte, perlomeno fin quando Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non avvieranno una vera fase nuova nel Pd e Forza Italia. Effettuando loro in prima persona almeno venti passi indietro. Ma questo non succederà.

La verità è che Matteo Salvini ha lanciato un’opa sul centrodestra per arrivare da solo al 40%. Lo ha fatto non soltanto aprendo una campagna acquisti con quei dirigenti e militanti “azzurri” che vogliono cambiare aria. Lo ha fatto soprattutto, e continua a farlo quotidianamente, rivolgendosi agli elettori del centrodestra, specialmente a quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Su temi come l’immigrazione e la legittima difesa, la reintroduzione del servizio di leva e tutto il resto.

 

Forza Italia una strategia alternativa l’ha scelta: quella di rivolgersi alle liste civiche e a quelle realtà come Noi con l’Italia, di stampo centrista e moderato. Sapendo di non poter ottenere nell’immediato chissà quali percentuali, ma intanto mettendo dei paletti. A questo punto è Fratelli d’Italia a dover decidere cosa fare. A Giorgia Meloni non piace nessuna delle due prospettive: né quella di restare in un’alleanza con Berlusconi che guarda al centro, né quella di restare nell’orbita della Lega rischiando di essere “fagocitata” e diventare una “corrente” del Carroccio.

 

In tutto questo la Ciociaria rimane un’anomalia. Perché il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) è più propenso ad un accordo con la Lega di Francesco Zicchieri che ad un dialogo con Forza Italia. Ruspandini e Zicchieri in realtà vorrebbero “rottamare” Mario Abbruzzese, provando ad assumerne il ruolo strategico che quest’ultimo ha esercitato e continua ad esercitare (vedi presidenza del Cosilam). Finora però l’unico risultato raggiunto è stato quello di far cessare di colpo le polemiche interne a Forza Italia, che si è ricompattata.

Saranno le provinciali a sancire l’assetto del centrodestra. Se non ci sarà un candidato unitario, allora difficilmente i cocci potranno essere ricomposti. Ma qui, a differenza che nel resto del Paese, Forza Italia può vincere la partita con la Lega e Fratelli d’Italia.

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