L’orario del nuovo sindaco. E quello del candidato in Regione

I verdetti che tra poco usciranno dalle urne di Frosinone. ma anche di Viterbo e Rieti. Influiranno sulle scelte per le Regionali. È tutta una questione di orari (nel primo caso). E di giorni (nel secondo).

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

L’orario. Molto dipenderà dall’orario. Se i numeri delle elezioni Comunali di Frosinone si stabilizzeranno prima delle ore 20 sarà vittoria al primo turno; se si assesteranno intorno alle ore 21 sarà vittoria lo stesso ma più sofferta. Invece se lo faranno dopo le ore 22 con ogni probabilità sarà ballottaggio e più si andrà avanti e più sarà sul filo di lana. Ogni elezione fa storia a sé: ma i dati degli spogli compiuti negli ultimi trent’anni dicono questo.

A Frosinone giocheranno molti fattori sul risultato. Uno su tutti: quanto avranno drenato i tre avversari in termine di consenso ai candidati dei due blocchi principali: Riccardo Mastrangeli schierato da un centrodestra tra i più compatti in Italia e Domenico Marzi messo in campo da un Campo molto Largo del polo progressista. Perché più avranno drenato Vincenzo Iacovissi (vice Segretario nazionale dei Socialisti), Mauro Vicano (alla guida di un polo centrista), Giuseppe Cosimato (civico di centrodestra) e più si abbasserà il tesoretto a disposizione di Mastrangeli e Marzi per superare la linea del 50% necessario per essere eletti al primo turno.

Non è stata un’elezione come le altre

Riccardo Mastrangeli

Non è stata un’elezione come quelle degli ultimi dieci anni. Il Partito Democratico ha rinunciato ad altri atti di masochismo, si è riunito intorno al nome di Domenico Marzi: l’unico capace di mettere tutti d’accordo. La sua candidatura ha chiuso una lacerazione iniziata nel 2012 cominciata con la sua candidatura contro il sindaco Michele Marini suo storico vice; ha messo insieme Base Riformista di Antonio Pompeo e la componente maggioritaria Pensare Democratico. Tutti i big sono scesi in campo: candidandosi o schierando una loro lista. Come hanno fatto l’ex sindaco Michele Marini, il presidente dell’Ordine dei Medici Fabrizio Cristofari, il capogruppo e campione di preferenze Angelo Pizzutelli, il chirurgo Norberto Venturi.

Altrettanto ha saputo fare il centrodestra. Se a livello nazionale vogliono evitare altre dolorose lacerazioni gli basterà sfogliare l’album di famiglia a Frosinone. perché due mesi prima del voto c’erano almeno tre pretendenti alla candidatura e tutti altamente titolati come gli ex vice sindaco Fabio Tagliaferri (Fratelli d’Italia) ed Antonio Scaccia (lista Per Frosinone), il presidente del Consiglio Comunale Adriano Piacentini (Forza Italia). C’erano diversi motivi di astio politico con un sindaco che in dieci anni ha lasciato ben poco spazio a ciò che non fosse il suo pensiero. La coalizione di centrodestra portata alle urne da Nicola Ottaviani è stata un capolavoro politico tanto quanto quello compiuto sull’altro fronte da Francesco De Angelis.

I verdetti delle urne

Domenico Marzi

Sono tanti i verdetti che tra qualche ora verranno emessi dalle urne. Il primo è quello con il nome del sindaco di Frosinone. I risultati del capoluogo insieme a quelli di Viterbo e Rieti determineranno la rotta del centrodestra una volta al tavolo della candidatura per le Regionali 2023.

Fratelli d’Italia punta ad essere il primo Partito sulla piazza di Frosinone; la civica allestita da Nicola Ottaviani punta ad essere la prima forza in assoluto. In caso di vittoria tutti si inchineranno di fronte al coordinatore provinciale della Lega, in caso contrario gli rimprovereranno il risultato del suo Partito e la scelta di avere collocato i candidati più forti nella civica. Non c’è la ricerca di un segnale politico del tipo “I voti sono i miei e non del Partito“: semplicemente, Ottaviani fece lo stesso cinque e dieci anni fa. Non vuole che l’amministrazione rischi di diventare ostaggio della politica.

Nel centrosinistra è stato chiesto un segnale: unità. Questa volta non ci sono state polemiche, non ci sono stati veleni. C’è stata la consapevolezza di dover affrontare un’amministrazione che per dieci anni è rimasta compatta, senza grossi screzi, capace di realizzare. Con un candidato sindaco che ne incarna a pieno la continuità. Mettere assieme un Campo Largo è già un successo politico, agganciare il ballottaggio sarebbe un trionfo, la vittoria al primo turno rappresenterebbe l’apoteosi.

I Partiti già pensano ad altro

Enrico Gasbarra (Foto: Christian Creutz © European Union / EP)

Nelle prossime ore si riuniscono gli Stati Maggiori dei Partiti. Su scala nazionale. faranno l’analisi del voto, Comune per Comune. E soprattutto inizieranno a definire le candidature per le Regionali. Il Lazio è strategico.

Salvo colpi di scena, nelle prossime quarantott’ore potrebbe rompere il silenzio Enrico Gasbarra e dare la sua disponibilità alla candidatura. Con lui ci sarebbero nomi di peso, indicati la settimana scorsa da Alessioporcu.itNicola Zingaretti (governatore uscente), Roberto Gualtieri (sindaco di Roma) con Albino Ruberti (il potentissimo capo di Gabinetto), Claudio Mancini (l’uomo delle preferenze Dem nella Capitale). Ma anche Goffredo Bettini (il papa nero del Pd) e Francesco De Angelis (il leader di Pensare Democratico sempre più influente su scala regionale) con Sara Battisti (vice Segretario Regionale). Massimiliano Valeriani Mario Ciarla (assessori regionali e grandi portatori di preferenze alle Regionali). (Leggi qui Dal conclave Pd il nome che emerge è Gasbarra).

Come la prenderebbero i due big della giunta Zingaretti che hanno dato la loro disponibilità alle candidature: Alessio D’Amato (assessore alla Sanità) e Daniele Leodori (vice presidente). I rumors assicurano che di fronte al nome di Enrico Gasbarra, l’assessore che ha fronteggiato il covid rivoluzionando ospedali e centri vaccinali valuterebbe il suo ritiro dalla corsa.

Daniele Leodori, Bruno Astorre e Alessio D’Amato

Discorso diverso per Daniele Leodori. C’è un patto non scritto, raggiunto dall’ala di Dario Franceschini con quella di Claudio Mancini per le scorse Comunali di Roma. E cioè via libera al nome di Roberto Gualtieri come sindaco, sostenuto lealmente da tutti; in cambio del via libera alla candidatura da sostenere con altrettanta lealtà per Daniele Leodori alla Regione Lazio.

Il confronto partirà dai dati delle Comunali. E poi, nelle prossime quarantott’ore, se ci sarà la candidatura di Gasbarra si andrà in una direzione; se non ci sarà significherà che i risultati di Frosinone, Viterbo e Rieti hanno suggerito un’altra riflessione.

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