L’orgoglio di Piero: Marrazzo, «Così ho superato l’incubo»

L'ex governatore del Lazio racconta la sua ascesa e la sua improvvisa caduta. L'involuzione del centrosinistra. La passione per il giornalismo. La notte che non dimentocherà mai

Da I Lunatici Radio2 

L’astro nascente del centrosinistra moderno smise di brillare all’improvviso di brillare. Si spense in un attimo proprio mentre era al punto più alto e la sua luce era più intensa. Piero Marrazzo era governatore del Lazio, si avviava alla rielezione trionfale: tutti i sondaggi gli assegnavano un 60% di gradimento sul brand, l’80% di notorietà. Le Regionali bis sarebbero state una formalità.

Poi andò in modo diverso. Colpa di scelte private, trappole infami, paura di deludere chi aveva creduto in lui. Finire nella trappola, cedere al ricatto, pentirsi e capire d’avere fatto una fesseria è stato tutt’uno. Ma ormai era troppo tardi. Perché non si può andare dagli agricoltori di Fondi e dirgli di denunciare camorra e ‘ndrangheta se sei il primo ad avere avuto paura ed avere ceduto al ricatto. E fa niente se a ricattarti erano degli uomini in divisa.

 

Piero Marrazzo ha raccontato la sua scesa, caduta e risurrezione ai microfoni di Rai Radio2 durante “I Lunatici“. È il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dall’1.30 alle 6.00 del mattino.

 

L’ex governatore del Lazio ha parlato ai Lunatici della sua vita da corrispondente Rai. «Bisogna rimanere nel fuso orario, anche se nel mio caso in Medio Oriente, si tratta solo di un’ora; quello che cambia è il contesto – ha spiegato – bisogna stare attenti al contesto da raccontare».

«Cosa mi manca dell’Italia? Da italiano potrei dire che mi manca la cucina ma quella mediorientale è ugualmente ricca e sofisticata. Mi mancano il bello e la cultura ma soprattutto quello che rappresentano le radici. Si può essere cittadini del mondo ma le radici non si dimenticano».

Soffermandosi sulla situazione del Medio Oriente Marrazzo ha spiegato: «Possiamo dire che il new order mondiale viene costruito qui, perché è la terra delle tre grandi religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Tutto questo non può che per rappresentare per miliardi di persone un luogo che evoca. Pensiamo anche alla Siria e a quello che ha rappresentato il conflitto civile, all’annosa questione israelo- palestinese. Quest’anno ricorrono i 70 anni dalla nascita di Israele e da quella che i palestinesi chiamano “catastrofe».

Marrazzo sembra non sentire la mancanza della politica.

«Sono entrato in Rai più di 30 anni fa, dopo che mio padre c’era stato altri 30 anni. La politica è una cosa che porti dentro a livello culturale, non è una questione di cariche, ma la mia vera passione resta il giornalismo».

Il centrosinistra di oggi non è più quello che governava ai tempi in cui lui stava al timone della Regione Lazio.

«C’è una crisi identitaria: la sinistra di questo paese e i riformisti hanno un grande problema che è quello di stare all’opposizione per la difficoltà a capire e rappresentare la maggioranza degli italiani che hanno fatto un’altra scelta. Non è un problema solo italiano. Perché possiamo andare da Trump e arrivare ad Orban passando per alcuni paesi tipo la Svezia. Va risolto però in termini politici, mai demonizzato, anzi ricondotto alla libertà di scelta del popolo italiano».

Ascesa e caduta di un divo televisivo. Che è riuscito a non farsi schiacciare dalle sue macerie. Ma è riuscito a rialzarsi e ricostruirsi.

«Una delle cose che ho sempre detto è che la forza di un uomo non si esprime nel non cadere ma si esprime nel sapersi rialzare. Ci sono state donne e uomini che hanno sofferto molto più di me, il mio episodio si mette in fila dietro altri ben più gravi di altre persone voglio ricordare quelli. Io ho solamente provato ad andare avanti».

 

Eppure l’incubo indimenticabile non è quello del giorno in cui la sua stella smise di brillare. C’è un altra notte ancora più buia delle altre.

È «La notte in cui mio padre morì, morì di notte, a casa e tutto assunse un alone drammatico. Io ero accanto a lui. Quella notte sembrava aver avvolto in una sua dimensione questo dolore, per certi versi attutito dalla notte stessa. Però voglio anche ricordare la notte in cui battemmo 4-3 la Germania ai mondiali Messico’70, vidi quella magnifica partita assieme a mio padre, mia madre e mio fratello».

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