Un Pd da… Nobili: «Nulla da spartire con i 5 Stelle. E con chi sale e scende dall’area»

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' Guaitoli

Luciano Nobili, il turborenziano. Perché l'astensione in Direzione. "Zingaretti cerchi l'unità vera e non a parole". Mai con i 5 Stelle: "Sarebbe la fine del Pd, sono più di destra della Lega". La difesa di Roma: "Triste e ingiusto attaccare Casu". I ritorni per una candidatura: "Troppi salgono e scendono a convenienza"

È renziano con il turbo: convinto e lanciato. Di quelli senza medagliette sul petto: come la maggior parte dei colonnelli di Matteo Renzi, gente che non affonda le radici nel passato del Pci – Pds o della Dc – Margherita ma guarda ad un Pd nel futuro. Luciano Nobili è il presidente di Sempre Avanti, l’associazione renziana nata dopo il congresso insieme a Roberto Giachetti, Anna Ascani e tanti altri: conta già migliaia di iscritti tanto che a giugno ha avuto la sua prima convention nazionale ad Assisi. Volto sempre più televisivo, diretto, senza fronzoli è stato nominato nel nuovo ufficio di presidenza del Gruppo PD alla Camera. Gli hanno attribuito d’avere detto l’impronunciabile: «Con Ignazio Marino sbagliammo». Non era vero: le agenzie dovettero smentire. Ma se lo avesse pensato non avrebbe esitato a dirlo, incurante dell’orda delle reazioni. Con la stessa schiettezza con cui l’altro giorno alla Direzione Nazionale ha affrontato Nicola Zingaretti. Ma gli ha servito su un piatto la non sfiducia, sotto forma di astensione. Reclama chiarezza. Contesta “un’unità cercata solo a parole“. Diffida dei renziani ad orologeria “Abbiamo visto gente salire e scendere dal carro“. A Roma difende il segretario Andrea Casu. A Frosinone elogia chi ha sostenuto da sola il peso di un Congresso, come Valentina Calcagni.

Alla Direzione Nazionale del Pd vi siete astenuti sulla relazione del Segretario Nicola Zingaretti. Non avete votato contro. Cosa è stata la vostra, una sfiducia costruttiva?

La Direzione Nazionale è un luogo nel quale fare maggiore chiarezza. Noi ci siamo astenuti sulla relazione del Segretario perché siamo una minoranza leale, rispettosa di chi ha vinto le primarie.

C’è chi non lo è?

Abbiamo conosciuto negli anni scorsi, quando Renzi guidava il Pd, una minoranza irresponsabile che ha condotto campagne di fuoco amico con le quali ha boicottato il lavoro di un’intera stagione, contribuendo a determinare la sconfitta del 2018.

Siamo alle divergenze provvisoriamente parallele…

Noi siamo fatti in maniera diversa. Siccome c’è un Segretario che ha vinto le Primarie riconosciamo al Segretario il diritto di guidare il Partito: ma vorremmo che nei luoghi deputati alla discussione si dibattesse fino in fondo e ci fosse chiarezza.

Cosa non vi è chiaro?

Il segretario ci richiama all’unità del Partito ed al bisogno di unità: è il suo mantra, dice che è necessario mettere fine al ruolo ingombrante delle Correnti. Siamo d’accordo sullo spirito unitario: il punto è ‘come‘ si ricostruisce lo spirito unitario. Noi non crediamo che si ricostruisca l’unità commissariando.

In Sicilia il Regionale è stato commissariato, l’elezione del segretario Davide Faraone, renziano, è stata annullata. (leggi qui) Zingaretti però è stato molto garantista e durante la Direzione ha sottolineato che si tratta di una decisione sulla quale il Segretario non può e non deve entrare. (leggi qui) Non vi basta?

In quel modo, con il solo voto dei componenti della maggioranza in Commissione di Garanzia, si lascia il dubbio che quella sia stata una scelta solo correntizia. Ma ci sono decine di altri esempi, che l’unità la si stia cercando solo a parole.

Quali?

Come si fare a sollecitare l’unità e poi membri autorevolissimi della Segreteria di Zingaretti, non dei senatori semplici, si alzano a Palazzo Madama e chiedono che Matteo Renzi non parli contro Salvini quando tutti sappiamo che Matteo è di gran lunga la voce più autorevole e forte che abbiamo da spendere? E ancora: io ho profondo rispetto per Andrea Giorgis ma come si fa a costruire l’unità quando si sceglie di affidare la delicatissima delega alle Riforme Istituzionali a chi ha votato no al referendum costituzionale che era stato deciso da tutto il Pd? Quale credibilità può esserci se si affida una delega così delicata a chi, con il suo voto, ha sabotato il lavoro fatto da tutto il Partito nella scorsa legislatura?

Avete paura che vi cambino il Pd?

È legittimo avere questo timore, nel momento in cui è chiaro che nella maggioranza di Zingaretti c’è chi immagina alcune modifiche al nostro Statuto, tra cui quella in base alla quale il Segretario non sia più eletto come oggi con le Primarie ma solo dagli iscritti al Partito…

Cosa c’è di scandaloso?

È legittimo, ma poi come si fa a fare una Commissione Statuto, nella quale a modificare le nostre regole fondamentali siano persone non iscritte al Pd e che addirittura dichiaratamente hanno votato per altri Partiti? Con questi presupposti è difficile sostenere che si vuole costruire l’unità. Perché mettere alla Riforme chi ha votato contro il nostro referendum è uno sfregio al nostro popolo.

Un’unità di facciata?

A Nicola Zingaretti dico: meno parlare di unità e più praticarla.

Almeno sul punto che non si stia cercando un’alleanza con il M5S il Segretario Zingaretti è stato sufficientemente chiaro o vi è sembrato ambiguo anche in questo?

Qui non c’è spazio per la minima ambiguità. La politica della non alleanza o del dialogo che dir si voglia, presente o futura con il Movimento 5 Stelle è per noi un punto ineludibile e centrale. Un rapporto con i Cinque Stelle per noi corrisponde alla fine del Pd. Era vero un anno fa quando Matteo Renzi lo ha impedito (se fosse accaduto non avremmo più un Partito di cui parlare) ed è maggiormente vero dopo un anno che li vediamo governare.

Ma il Pd con qualcuno dovrà pur parlare, se vuole tornare a guidare il Paese: o pensa che arriverà da solo oltre il 50%

E allora perché non dialoghiamo anche con la Lega? Mettiamo in chiaro una cosa: il Movimento 5 Stelle fa cose uguali e peggiori di quelle che fa il Carroccio. Come possiamo avere qualcosa a che fare con chi vuole minare alla base la nostra democrazia rappresentativa, attraverso le riforme istituzionali che stanno approvando? Come possiamo avere un dialogo con chi è contro la Scienza? O come possiamo avere un dialogo con chi ci accusa di avere a che fare con storie di bambini rapiti, di fare l’elettroshock per venderli? Come si può pensare di dialogare con gente che per anni ci ha chiamato la Piovra, come ha fatto Di Battista?

E come possiamo avere a che fare con quelli che hanno approvato e sostenuto leggi più di destra di quelle proposte da Salvini? In Commissione, i provvedimenti più di destra e più odiosi contro le ONG li hanno promossi esponenti del Movimento 5 Stelle. Potrei citare la vicenda di Radio Radicale: se trasmette ancora non è certo perché il Movimento 5 Stelle si sia fermato nella sua furia di volerla chiudere ma solo perché la Lega ha smesso di spalleggiarli.

Il Movimento 5 Stelle è chiaramente una realtà di destra reazionaria totalmente incompatibile con il Partito Democratico. Questo è un punto decisivo e di non ritorno.

Il Segretario Zingaretti però non dice di volere il dialogo con il Movimento 5 Stelle: dice che bisogna recuperare il dialogo con gli elettori del Pd andati dai grillini

Il Pd deve recuperare quanti più elettori possibile. Io direi che però dobbiamo concentrarci prima di tutti su quelli che sono la maggior parte ed hanno scelto di lasciarci per l’astensione. E poi verso chi è andato in altri Partiti. L’analisi dei flussi dice che nel 2018 abbiamo perso soprattutto verso l’astensione e poi verso 5 Stelle e Lega. La stessa analisi dice che una parte dei nostri voti sono finiti alla Lega e questo è avvenuto soprattutto nelle regioni rosse come Umbria, Toscana, Emilia Romagna, le realtà produttive del Nord. Allora domando io: per recuperarli dobbiamo metterci a dire le cose che dice Salvini? Se ci sintonizziamo su un modo di ragionare che punta ad inseguire gli elettori sui terreni verso i quali se ne sono andati finisce che dobbiamo metterci a dire le cose che dice Salvini.

A differenza della Lega però il Cinque Stelle, per usare le parole di Zingaretti, “si sta sfasciando”… forse si recupera prima lì, dai delusi di ritorno…

Le analisi dei flussi parlano chiaro: alle Europee i voti persi dal Movimento 5 Stelle sono andati a Salvini. Questo dimostra che quegli elettori non sono certo di sinistra, altrimenti non avrebbero votato per Salvini; inoltre dimostra che Lega e 5 Stelle hanno un terreno comune e sono percepiti molto più lucidamente dagli italiani che da alcuni nostri dirigenti. Salvini interpreta la leadership di un mostro populista a due teste con la stessa anima nera. Gli italiani vedono lucidamente una profonda omogeneità culturale e politica tra Lega e 5 Stelle. Quello è il nostro avversario.

Non avete votato contro la relazione Zingaretti perché ha rilanciato la vocazione maggioritaria del Pd?

Sono molto contento per il fatto che dopo averci preso in giro durante il congresso, oggi si voglia voglia rilanciare la vocazione maggioritaria del Pd e Zingaretti l’abbia fatta propria in Direzione. Il senso positivo della nostra astensione sta proprio lì. Perché la vocazione maggioritaria non è la voglia di allearsi con chiunque o di isolarsi ma è la voglia di proporre un’agenda vincente al Paese.

Ma voi renziani un’agenda ce l’avete?

Non solo abbiamo pronta un’agenda. Ma l’abbiamo anche riempita di cose concrete. Sono proposte emerse nel nostro raduno di Assisi. E poi proposte a Zingaretti in Direzione e Assemblea. In quell’Agenda c’è la Scuola e l’emergenza educativa: – abbiamo visto i risultati drammatici dei test invalsi, un terzo dei nostri ragazzi è incapace di comprendere un testo, significa avere giovani più facilmente manipolabili. C’è il tema del Lavoro, noi dobbiamo essere il partito del Lavoro contro quello dei sussidi improduttivi. In agenda abbiamo il tema dell’Ambiente, non dell’ambientalismo ideologico ma un partito che punta sulle grandi infrastrutture, sui grandi Sì, su un piano strategico per la mobilità. Basti pensare che l’intera Italia ha meno chilometri di metropolitana della sola città di Madrid. Diamine quanto abbiamo bisogno di investimenti green ed infrastrutturali.

Tutto questo per aggredire il tema cruciale: far ripartire l’ascensore sociale di questo Paese. Rilanciare la mobilità sociale ad ogni costo, essendo ancora l’Italia il Paese in Europa in cui è più probabile che il figlio del notaio faccia il notaio. E il figlio dell’operaio o del disoccupato faccia l’operaio e il disoccupato. È questa l’emergenza da affrontare e la visione di Paese da offrire.

Anche Zingaretti sollecita un’agenda alternativa a quella del Governo…

Si ma oggi la gente vuole il cambiamento e non lo chiede tanto sull’asse Destra – Sinistra bensì sulla direttrice Cambiamento – Conservazione. E chi interpreta meglio questo bisogno di cambiamento.

E come si interpreta?

Con idee convincenti, con un progetto forte, con alleanze fatte sulla base di traguardi politici e non su una presunta vicinanza geografica tra forze politiche.

E qui allora torniamo verso i 5 Stelle? Con chi altrimenti?

Noi possiamo lavorare con chi ha valori comuni con i nostri. Oggi è il giorno in cui a Frosinone un ragazzo denuncia di essere stato aggredito e picchiato mentre partecipava ad una manifestazione contro la leucemia, indossando una maglietta amaranto con la scritta “Cinema America“. Racconta di essere stato inseguito e circondato. Nessuno oltre al Pd ha espresso rabbia, sdegno, solidarietà. È un’ulteriore conferma. Ma quali sono i valori che abbiamo in comune con i 5 Stelle? Alcuni pensano che basti un’operazione di maquillage, un cambiamento di software alla Casaleggio: tolgono Di Maio e mettono Fico o recuperano l’esule Di Battista… Non si rendono conto che il problema non è il software ma l’hardware. Noi siamo incompatibili con un’azienda privata che guadagna sui dati degli italiani, guidata per diritto ereditario dal discendente del fondatore. Se qualcuno voleva una cosa del genere doveva avere il coraggio di proporlo al Congresso: era quella la sede nella quale confrontarsi su un tema così importante e che per me equivale alla fine del Pd. Infatti nessuno ha avuto il coraggio di farlo. Perché è un’idea che metterebbe fine la nostra comunità.

Il presidente della Provincia di Frosinone organizza a Cassino un’iniziativa ‘renziana’, i suoi colonnelli parlano di una ritorno dell’area renziana. Ma Antonio Pompeo al congresso però ha sostenuto Zingaretti. Al quale adesso rimprovera di non avere una proposta politica definita, identitaria. C’è un ritorno ‘di comodo’ al renzismo per poter rivendicare una candidatura in quota minoritaria alle prossime elezioni?

Non so se c’è un ritorno al renzismo. Io vedo che c’è chi condivide da tanti anni le idee di Matteo Renzi e nel suo nome ha affrontato il Congresso a costo di rimanere sola e isolata. Io ho un profondo rispetto per gente come Valentina Calcagni a Frosinone.

Per anni abbiamo assistito a carri renziani riempirsi e poi svuotarsi a seconda delle convenzienze, abbiamo visto gente salire a bordo quando faceva comodo – questo in tutta l’Italia – E questo è stato un limite nella nostra esperienza di guida del Partito. Noi ci siamo concentrati sul Governo del Paese e sulla modernizzazione del Paese, ci siamo accontentati sui territori di chi cambiava corrente e diventava Renziano. Invece dovevamo cambiare il volto di chi guidava i territori. Ci siamo concentrati troppo sulla guida del Paese e non c’è stato tempo per modernizzare anche il Partito.

Camaleonti sotto la pelle del Pd?

Rimani sempre perplesso – e ribadisco, l’abbiamo visto in tutta l’Italia – sul fatto che chi vince sui territori sia sempre lo stesso. Troppo comodo. Chi ha idee deve condividerle con coraggio quando sia quando è maggioranza e soprattutto quando è minoranza.

Le idee di Renzi sono idee profondamente e radicalmente riformiste, idee che ci sono da prima di Matteo Renzi. La forza di Matteo è stata quella di fare una leadership forte e vincente a queste idee. Per due volte ha portato a prendere il 40% dei consensi in questo Paese. Noi dobbiamo ripartire ds quelle idee. Tutti quelli che vorranno stare a bordo, stavolta con patti chiari e amicizia lunga, sono benvenuti.

Su questo sito, Enzo Foschi intanto ha consigliato al segretario del Pd romano Andrea Casu di dimettersi dalla carica. (leggi qui)

Zingaretti potrebbe chiedere a suoi uomini di più stretta fiducia di lavorare per l’unità a partire dai territori, cominciando magari da Roma dove tra poco il Pd verrà chiamato ad una sfida di importanza nazionale. Nella Capitale vorrei che tutti gli uomini vicini al Segretario Nazionale si impegnassero nella battaglia per mandare a casa Virginia Raggi invece di combattere contro il segretario romano del Pd Andrea Casu solo perché ha votato per Renzi. Sarebbe triste e ingiusto. Soprattutto perché Andrea sta offendendo risultati insperati. Solo negli ultimi mesi abbiamo strappato due municipi alla sindaca Raggi e siamo tornati il Primo partito in città. Alle Europee abbiamo preso più del 30%: uno dei dati migliori d’Italia

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