L’ultimo goal di Daniel, oltre quella maledetta buca

Senza Ricevuta di Ritorno. La ‘Raccomandata’ del direttore su un fatto del giorno. L'ultimo goal di Daniel: il calcio è divertimento. Ma anche sacrificio e disciplina. Finiti a 19 anni

Ci sono ragazzi che in questo anno di pandemia hanno perso tutto. Hanno perso i riferimenti, le amicizie, il loro mondo. Hanno perso l’abitudine di stare insieme: è il prezzo più alto da pagare.

Ce ne sono altri che hanno visto saltare i loro sogni. Legati ad un pallone. Nella sola provincia di Frosinone ci sono – ma rose è il caso di dire c’erano – quattro squadre che stavano nei campionari Elite. Quelli che selezionano i giovani campioncini.

Per un po’ hanno tirato avanti. Allenamenti individuali, niente docce, tattica fatta a distanza. 

Un po’ la scuola in presenza, un po’ il gioco che è fatto così e prevede contatti, i casi di covid sono aumentati. E con la zona arancio e poi rossa è saltato ancora una volta tutto.

È un mondo strano quello del pallone. Rotondo come la sfera che devi prendere a calci per vincere. Rotondo perché è divertimento ma è sacrificio. E’ libertà ma è disciplina, vita di rigore. È stare attenti a cosa mangi, non bere alcolici, non fumare. Altrimenti sabato l’avversario avrà i polmoni migliori dei tuoi.

E poi ci vuole grinta. Se fai tutto questo può capitare che agganci la Primavera di una squadra forte: come il Toro, la Fiorentina, la Lazio.

E ti alleni nonostante il covid, fai sacrifici nonostante il covid.

La grinta di Daniel è finita ieri sera in una buca nell’asfalto di Roma: i vigili stanno verificando quanto abbia contato nell’incidente stradale che gli è costato la vita a 19 anni. Aveva appena finito l’allenamento nella Primavera della Lazio e stava tornando a casa. 

Segnando anche da morto, un ultimo gol: ricordandoci che il calcio è divertimento per chi lo segue. Per chi lo fa è sudore, sacrificio, rinunce. Anche se hai 19 anni. È quella la via che porta ad essere campioni. Non le altre.

Senza Ricevuta di Ritorno.