L’urlo della Fiom: “A Cassino Plant serve unità”

Il Segretario della Fiom mette a nudo i problemi di Cassino Plant. "Cassino è uno dei pochi stabilimenti Stellantis italiani dove non si riescono a fare le assemblee unitarie con i sindacati nazionali”. Il dramma dei posti cancellati. Tra pensionamenti anticipati e precari non rinnovati. E nessuno viene rimpiazzato

Massimo Gentile

Sao ko kelle terre...

Scocca l’ora dello sciopero dei metalmeccanici, anche in provincia di Frosinone. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm lo hanno proclamato per la giornata di mercoledì 28 luglio, a fine turno, nelle ultime due ore. “Non è stato facile arrivare a una mobilitazione comune ma l’unità è un valore da difendere. Noi come Fiom lo faremo sempre. Per difendere l’occupazione dei lavoratori è necessario avere al nostro fianco anche le istituzioni” dice Michele De Palma, il successore di Maurizio Landini alla guida dei metalmeccanici Cgil.

Lo dice da Cassino, nell’assemblea con i delegati della Fiom che si è svolta questa mattina all’hotel “Il Boschetto”, a pochi passi dallo stabilimento Stellantis. Ma prima di fare il punto su Cassino Plant, Michele De Palma deve difendere il suo predecessore, oggi alla guida della Cgil. Perché alcuni operai lo mettono nel mirino, gli contestano alcune scelte che ritengono sbagliate, un atteggiamento troppo morbido con il Governo.

Fiom e la sinistra in frantumi

L’intervento di Michele De Palma

Michele De Palma non ci sta: Io non ho mai parlato di tradimento, neanche quando alla guida della Cgil c’erano Epifani e Camusso e hanno fatto scelte che non condividevo. Lasciatemelo dire – spiega agli operai che lo ascoltano con attenzione – : se siamo ridotti al fatto che non c’è più un Partito di sinistra è perchè ognuno pensa che siccome lui ha ragione quello che gli sta a fianco ha torto. Non c’è confronto. Non c’è mediazione. Il risultato è che abbiamo fatto 150mila formazioni della sinistra. Tutte hanno ragione per se stesse ma non contano nulla e non incidono sulle scelte di politica nazionale.

Prima di addentrarsi su Stellantis e sulle ragioni dello sciopero, De Palma mette in evidenza le differenze, nette, che ci sono tra i rappresentanti dei partiti politici e i sindacalisti.

Ovvero? “In Italia, quando storicamente ci sono stati dei passaggi complessi, la politica, siccome ha un problema di consenso elettorale, affida le responsabilità ai tecnici. È stato così per la riforma della pensioni fatta dal governo Dini; per l’ingresso nell’Europa fatto dal governo Ciampi; fino ad arrivare alle scelte di oggi con Draghi. In questo modo poi c’è la Fornero di turno a prendersi le responsabilità delle scelte. Noi, al contrario, siamo con i lavoratori quando piove e quando c’è il sole. Quando c’è da sorridere per aver chiuso un buon accordo e quando bisogna lottare e scioperare. Come stiamo facendo in questi giorni. E’ questo processo di deresponsabilizzazione della classe politica che sta determinando la crisi istituzionale del Parlamento”.

I licenziamenti? Gli unici ad averli bloccati

Uno degli interventi

A chi rimprovera il fatto che il sindacato non si è battuto abbastanza per impedire lo sblocco dei licenziamenti dice: “Noi siamo l’unico Paese europeo ad aver avuto per legge il blocco dei licenziamenti. Lo sblocco ad un certo punto sarebbe arrivato, non certo poteva continuare per i prossimi duemila anni. Il punto non è giugno, luglio, settembre o ottobre, ma il punto è che bisognava intervenire per garantire gli ammortizzatori sociali. Dopodichè, c’è un altro dato che va evidenziato: durante la pandemia si sono registrati 300.000 licenziamenti di lavoratori precari”.

È questo il probelma: la lenta cancellazione dei posti di lavoro. fatta in maniera silenziosa. Come se fosse fisiologica. Gli scivoli per mandare prima in pensione ma senza rimpiazzare quei posti con dei giovani; i precari non rinnovati. “Probabilmente è vero che siamo di fronte a un nuovo “Sessantotto”, ma il quadro, oggi, è rovesciato. Cosa significa? Che è il mondo delle imprese che detta la strada e la linea rispetto alla situazione che c’è oggi dentro il mondo del lavoro, non sono più gli operai come accadde all’epoca”.

De Palma si scalda, prima di accendere i riflettori su Cassino. Mette in evidenza quello che oggi manca per la tutela dei lavoratori: il confronto. Spiega il segretario: “Con il governo Conte abbiamo fatto accordi che hanno salvaguardato occupazione e salute, oggi con il Governo Draghi manca una discussione che noi chiediamo con forza, altrimenti i casi di licenziamento rischiano di moltiplicarsi”.

La situazione a Cassino

Fca Cassino Plant, operai all’ingresso in stabilimento

Stellantis Cassino Plant? “La situazione è preoccupante ma quel che è ancora più preoccupante è il fatto che manca il confronto più che altrove. In questa fabbrica facciamo gli accordi sui lavoratori che giustamente vogliono uscire e vogliono andare in pensione, ma non riusciamo ancora a confrontarci sul futuro produttivo dello stabilimento”. (Leggi qui i precedenti)

Sarebbe necessario che sia riattivi il tavolo che si è aperto a livello regionale e che quel tavolo chieda al Ministero dello Sviluppo Economico di venire qui a fare una discussione su quali sono le politiche di sostegno che si mettono in atto. A Torino c’è stata una mobilitazione in cui si sono messi insieme il sindaco, presidente della Regione, tutti i parlamentari: hanno costituito un comitato e la settimana prossima incontreranno Draghi. Il Lazio dov’è? Non pervenuto!

La proposta Fiom: unità

Quindi ecco la proposta alle altre organizzazioni sindacali: “Cassino – dice – è uno dei pochi stabilimenti Stellantis italiani dove non si riescono a fare le assemblee unitarie con i sindacati nazionali, io credo che questo sia un forte limite per il diritto dei lavoratori a potersi mobilitare e confrontare per ottenere i proprio diritti, in primis un piano industriale che li garantisca sul piano occupazionale. Giunti a questo punto, penso che a settembre sia indispensabile fare un’assemblea unitaria sullo stabilimento di Cassino per chiedere un confronto alle istituzioni e all’azienda”.

Michele De Palma e Donato Gatti

Sul punto concorda anche il segretario provinciale di Frosinone e Latina, Donato Gatti, che quindi spiega: “La nostra mobilitazione vuole unire la categoria dei metalmeccanici su alcuni punti fermi: le crisi non si risolvono con i licenziamenti; Confindustria e le Associazioni Datoriali tutte non sono spettatrici e devono scendere in campo per guidare le scelte delle imprese associate; il Mise deve smetterla di convocare tavoli sterili e dare risposte e soluzioni concrete sulle vertenze aperte e la riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive non può più attendere. Dalla pandemia – conclude – non si può uscire tornando indietro nelle politiche industriali”.

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