L’urlo di Leonida e il coraggio che serve al Frosinone

Non è vero che il Frosinone non ha nulla da perdere nei prossimi play off. Occorre quella lucidità che consentì a Bearzot di trasformare dalla sera alla mattina gli undici Mundial del 1982. E servono voglia, rabbia, passione

Non cedete loro niente! Ma prendete da loro tutto”. Così Leonida, re di Sparta, esorta i 300 immortali delle Termopili, quelli che sorpresero l’immenso esercito persiano di Serse, il re-Dio. La frase è riportata nella graphic novel 300 di Zack Snyder. I tifosi del Frosinone conoscono bene quella frase. 

Niente compromessi, solo gesti forti. La parola chiave di questi play off è “coraggio”. 

 

Non è vero che il Frosinone non ha nulla da perdere: ha fallito la promozione diretta in serie A prendendo un gol in casa in contropiede a due minuti dalla fine (Trapattoni li avrebbe portati in ritiro a Macomer), è stato a lungo in testa nel campionato di serie B e affronta i play off da terzo in classifica, il che vuol dire che basterebbero quattro pareggi.

Ma proprio un approccio del genere potrebbe compromettere sul nascere la speranze di un riscatto e di una rivincita. Intendiamoci: da quando Maurizio Stirpe guida il Frosinone questa squadra ha fatto cose mirabili e impensabili e il fatto stesso di essere sempre lì a giocarsi la promozione in A lo conferma. Però saremmo intellettualmente disonesti se non ammettessimo che venerdì sera l’urlo della festa è rimasto strozzato in gola, vinto dal silenzio della delusione, dell’amarezza, della rabbia, dell’incredulità.

 

Non ci sarà molto tempo per recuperare e mistero Moreno Longo dovrà superarsi come psicologo prima che come allenatore. Ma fallire i play off trasformerebbe la sconfitta della mancata promozione diretta in disfatta. Inutile nascondersi dietro un dito.

Servono cuore, orgoglio e, soprattutto, lucidità. E’ quest’ultima virtù ad essere mancata diverse volte alla squadra, che adesso però ha la possibilità di spazzare via gli incubi e perfino di far rimangiare ai tanti critici giudizi e sentenze.

Come fece l’Italia di  Bearzot nel 1982, quando la squadra decise il silenzio stampa dando a Dino Zoff il compito di parlare (si fa per dire con la stampa). Zoff era uno che quando proprio era scatenato si esprimeva a monosillabi.

 

Il pareggio beffa con il Foggia non va rimosso, va analizzato, metabolizzato e superato. L’undici diretto da Stroppa non ha regalato nulla, perché hanno prevalso gli uomini. Il Frosinone deve fare la stessa cosa: far prevalere gli uomini, dal momento che all’orizzonte si profilano due sfide impegnative.

Probabilmente ci sarà l’incrocio con il Bari prima e con il Palermo dopo, due squadre che hanno superato i canarini nel girone di ritorno sul proprio campo. In entrambe le occasioni il Frosinone perse per 1-0, non sfigurando affatto, ma dando l’impressione di non saper gestire il risultato. Nei play off l’occasione per ottenere la Maturità vera.

 

Bisogna vincere i play off ad ogni costo perché, come sostiene Arrigo Sacchi, “Il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti”.

Longo potrebbe consegnare ai suoi giocatori un bigliettino con questa frase: “ Oltre alla condizione fisica occorrono la voglia, la rabbia, la passione, la cattiveria agonistica, la felicità interiore, perché un atleta triste è un atleta che parte sconfitto”.

Chi l’ha pronunciata? Un certo Alessandro Del Piero

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