Zingaretti, Di Maio , Renzi e Lombardi: il quadrilatero della… resistenza

Foto © Benvegnu' Guaitoli / Imagoeconomica

Soltanto un accordo vero tra Pd e Cinque Stelle può provare fermare sul piano elettorale e politico la Lega di Matteo Salvini. Il laboratorio dovrebbe essere il Lazio, dove però lo “scannatoio” grillino è micidiale. Sarebbero “condannati” a stare insieme, ma fanno di tutto per aprire crepe e lasciare spazio soltanto all’ex Rottamatore.

Nel salotto di Lilli Gruber, alla trasmissione Otto e mezzo, Roberta Lombardi ha annunciato il sostanziale commissariamento di Luigi Di Maio. Dicendo: «Il nuovo direttorio sarà composto da 12 persone, di cui 4 sul territorio: un team del futuro che affiancherà Luigi Di Maionel proprio ruolo». Contemporaneamente, in un’intervista a La Stampa, ha detto: “Ora serve un’alleanza non solo per sconfiggere l’avversario ma per costruire una visione di Paese che in tanti punti, almeno sulla carta, coincide con quella del Pd. Il percorso unitario è preferibile, e non solo per battere qualcuno, ma per la costruzione di un progetto”.

Davide Barillari, Loreto Marcelli e Roberta Lombardi © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Peccato che nelle stesse ore in Consiglio Regionale del Lazio andasse in onda lo scannatoio pubblico del gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle, del quale la Lombardi è leader. Lei stessa ha partecipato alla gazzarra  combattuta a colpi di social e messaggi neppure tanto in codice. (leggi qui Scannamento a 5 Stelle: insulti in aula e foto su Facebook).

A dare uno sguardo anche distratto ai tanti sondaggi che circolano in queste ore, un minimo comune denominatore c’è: il Pd di Nicola Zingaretti scende e questo significa che sta pagando la scissione di Matteo Renzi.

Lo stesso Matteo Renzi, pur restando su percentuali basse, cresce costantemente. E ancora non c’è l’effetto Leopolda. Oltre al confronto diretto con Matteo Salvini il 15 ottobre a Porta a Porta.

Flette la Lega, che comunque resta stabilmente il primo Partito. Diminuisce anche la percentuale del Movimento Cinque Stelle, dilaniato ormai da guerre intestine quotidiane che si fermano soltanto quando interviene Beppe Grillo.

Matteo Renzi © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Diminuisce Forza Italia e Cambiamo non entusiasma. Fuori dai radar Siamo Europei di Carlo Calenda. Mentre crescono i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Sul piano della tenuta del Governo l’orizzonte è chiaro: Matteo Renzi sarà sempre più decisivo e ieri ha inviato un messaggio fortissimo. Sulla riforma della giustizia. Al termine del vertice tra il ministro grillino Alfonso Bonafede e il suo predecessore Andrea Orlando (vicesegretario del Pd), tre le due forze politiche sono rimaste distanze significative: sulla prescrizione e sul Csm per esempio. Ma diversi passi sono stati fatti. Bene, Matteo Renzi ha fatto sapere che “Italia Viva non è stata contattata”. Come dire: sbrigatevi a contattarci, altrimenti in Parlamento vi faremo vedere i sorci verdi.

In tutto questo, per tornare al discorso iniziale, le strade di Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti sono obbligate. O rafforzano il loro patto di governo anche sul territorio oppure saranno costretti a cedere a Matteo Renzi su tutti i fronti.

Roberta Lombardi, oltre che capogruppo dei pentastellati alla Regione Lazio, ha una dimensione nazionale nel Movimento. Non può partecipare alle risse interne se davvero intende sdoganare il primo accordo politico vero tra Dem e Cinque Stelle. Nel Lazio.

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