M5S, no al terzo mandato: nel Lazio è tabula rasa

No alla deroga ai due mandati. Fuori nomi storici. Nella Regione Lazio è tabula rasa. La previsione in Direzione Pd. Ma Lombardi non ne fa un dramma: "Le competenze acquisite vanno salvaguardate e troveremo il modo”

Tutti a casa. Nessuna deroga al limite dei due mandati. Il Movimento 5 Stelle riparte da zero e cancella l’esperienza dei suoi esponenti più navigati. Il Partito guidato da Giuseppe Conte ha deciso che non ci saranno deroghe alla regola del tetto di due mandati.

La decisione è stata comunicata da Giuseppe Conte ai ‘veterani‘ del M5S. Saltano nomi storici come quelli di Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, artefice dell’approdo di Conte nel M5S.

Tabula rasa nel Lazio

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Nel Lazio la conseguenza della decisione è una vera tabula rasa: spariranno dall’organigramma tutti gli elementi di maggiore esperienza. È il caso di Roberta Lombardi, l’ex capogruppo a Montecitorio che ha costruito con Nicola Zingaretti il dialogo dal quale è nato il modello Lazio spianando la strada alla nascita del governo Vonte 2.

Ed è il caso anche di Valentina Corrado, tra i Consiglieri più preparati nella pattuglia del Movimento 5 Stelle, rivelatasi spesso una spina nel fianco per gli avversari; diventata con pieno merito assessore nella giunta Zingaretti.

Fine dei mandati disponibili anche per Devid Porrello vice presidente del Consiglio regionale, equilibrato nelle sue conduzioni dell’Aula.

Non mi sorprende. E non tanto perché il tetto dei due mandati sia una regola identitaria, visto che già è stato introdotto il mandato zero. Ma in quanto un’ulteriore modifica della clausola non solo si scontrava contro la volontà di Grillo ma perché il processo avrebbe comportato infilarsi in un ginepraio giuridico che la metà basta” analizza l’avvocato Lorenzo Borré, il legale da sempre a capo delle battaglie giuridiche contro il M5S.

La previsione Dem

Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi

Uno scenario che era stato profetizzato ieri nel corso della Direzione del Partito Democratico del Lazio.

Nicola Zingaretti nel pomeriggio aveva mandato chiarissimi segnali. Evidenziando che la situazione costruita nel Lazio è del tutto diversa da quella nazionale. “Qui c’è una maggioranza larga, fondata su un programma, che sta lavorando tutti i giorni per rispettare quel programma e cambiare il Lazio” aveva sottolineato nel corso di una conferenza stampa sulla transizione energetica, tenuta gomito a gomito proprio con l’assessore pentastellato Roberta Lombardi (Leggi qui: Zero benzina, tutto green: la Regione Lazio del 2050). 

Nei giorni precedenti anche Roberta Lombardi aveva evidenziato lo stesso concetto. E soprattutto gli stessi risultati. Ma a risportare tutti con i piedi per terra ieri è stata la Direzione guidata dal Segretario Regionale Bruno Astorre: profetizzando che la regiola del doppio mandato rischiava di lasciare il Pd senza gli interlocutori con i quali aveva costruito quei risultati. (Leggi qui: I Partiti in riunione verso le candidature).

Lombardi: La politica è servizio

Ma a non farne un dramma sono proprio gli esponenti pentastellati. Su tutti Roberta Lombardi . A caldo dice “La buona politica è servizio civile, non ricerca continuativa del consenso“. Ma non c’è il rischio di azzerare tutto? Non lo nega, ma di fronte al No di Giuseppe Conte all’ipotesi di una deroga al tetto dei due mandati lei ribadisce “Le competenze acquisite vanno salvaguardate e troveremo il modo“.

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