Ma ad Anagni c’è un Damiano Tommasi in giro?

Il dibattito sul candidato da schierare nel Centrosinistra. La necessità di iniziare a definire l'alleanza. Ed istituire un coordinamento. Ma sopratutto una figura: alla Damiano Tommasi

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Superata (a fatica) la campagna elettorale a Frosinone, può essere utile riprendere a parlare serenamente di politica sul fronte progressista nella città dei papi. Se non altro perché, dopo il capoluogo, in ambito strettamente temporale, tra le prossime tappe importanti per stabilire lo stato di salute del centrosinistra in provincia c’è proprio quella di Anagni.

Dove, nel maggio del prossimo anno, si terranno le elezioni Comunali. Dovranno stabilire la permanenza del fronte conservatore capitanato da Daniele Natalia oppure il ritorno al centrosinistra.

Campo frastagliato

Alessandro Cardinali (Foto © IchnusaPapers)

Un appuntamento al quale però, le forze del centrosinistra locale sembrano avvicinarsi, almeno a leggere dichiarazioni ufficiali e pettegolezzi sullo sfondo, con un certo grado di superficialità.

Riunioni ufficiali per capire cosa fare e dove andare  si sono interrotte proprio per aspettare i risultati di Frosinone. Superato quello scoglio quindi, si ricomincia a parlare seriamente di coalizione in città.

Lo stato dell’arte è attualmente piuttosto frastagliato. C’è il Campo Largo, che va dal PD ad ambienti  più marcatamente conservatori legati ad Alessandro Cardinali. C’è LiberAnagni, che si può definire più marcatamente schierato a sinistra, di cui però non fa più parte Sinistra italiana, che è stata messa da parte. E c’è la mini coalizione composta da Cittatrepuntozero con l’ex grillino Fernando Fioramonti e da Il Coraggio delle idee con Serenella Poggi. Fronti paralleli che al momento non riescono a trovare una vera e propria sintesi.

Tante chiacchiere, nessun punto fermo

Fausto Bassetta con Domenico Beccidelli

Questo soprattutto perché da mesi si discute senza riuscire ad arrivare ad un punto fermo. Nell’attesa, probabilmente, di operare obbligati dall’urgenza, a stretto ridosso del filo di lana. Come era già accaduto all’epoca di Bassetta. Quando il nome della colonnello dei carabinieri era stato tirato fuori all’ultimo minuto.

Una situazione che aveva generato un trionfo importante. Ma non una coalizione vera e propria in grado poi di reggere la barra del governo. E infatti quella stessa coalizione si era poi sfasciata nell’autunno del 2017, spalancando le porte alla vittoria del centrodestra guidato da Daniele Natalia nel 2018. Un errore che i Progressisti sanno sarebbe bene non  ripetere.

Di qui la necessità di maggiore chiarezza ed unità, evitando di far passare ancora del tempo inutilmente. una richiesta che viene rivolta soprattutto ai vertici del Partito Democratico. A proposito del quale, c’è la necessità di sintonizzare i vertici locali con quelli provinciali e regionali.

I primi colpi ma scoordinati

Il Segretario Pd Egidio Proietti

I primi segnali della campagna elettorale già ci sono. Ma ognuno agisce per proprio conto: manca un fronte coordinato e quindi incisivo. Restano così iniziative individuali le polemiche sulle vicende dell’estate anagnina, con le diatribe legate ai mancati finanziamenti; le polemiche su Sanità e biodigestore; i ritardi su molti progetti e lavori annunciati ma mai creati; le frizioni interne di una maggioranza che ha visto uscire in poco tempo l’assessore al Bilancio e, sostanzialmente, il consigliere di riferimento di Forza Italia (che domani in una conferenza stampa molto attesa spiegherà le ragioni del gesto); e nella quale molti agiscono da separati in casa.

Tutto questo potrebbe essere usato dal centrosinistra per una campagna elettorale efficace. A condizione che lo si faccia con strategie chiare, comuni e nette. Con volti e nomi definiti e definitivi. Al contrario, pensare d’andare avanti con un rinvio sine die, nell’attesa di arrivare a prendere le decisioni effettive soltanto poche settimane dall’inizio della vera campagna elettorale, significa evidentemente voler lasciare il pallino in mano al centrodestra.

Anche perché, sempre facendo riferimento a Frosinone, è vero che le elezioni nel capoluogo hanno mostrato la netta prevalenza del centrodestra rispetto al centro-sinistra. Ma è vero anche che il centro-sinistra ha fatto molto per arrivare a perdere quelle elezioni; ad esempio presentando un candidato sindaco alla fine di un percorso quantomeno piuttosto tormentato. Un errore si rischia di ripetere ad Anagni.

La sintesi necessaria

L’aula del Consiglio

Ecco perché servirebbe arrivare a una sintesi in tempi rapidi. Ecco perché servirebbe una classe dirigente obiettivamente orientata su stand diversi da quelli visti nel passato: con elezioni vinte ma con una squadra incapace di arrivare fino alla fine.

I risultati delle elezioni Comunali in giro per l’Italia hanno dimostrato la fondatezza delle teorie di Enrico Letta: occorre uscire dalla torre in cui il Partito si è rinchiuso. Ed occorre contaminarsi con la società dalla quale si è perso il contatto. Esprimendo un candidato legato al territorio, con un chiaro tratto progressista, ma anche profondamente civico, in grado da subito di parlare di programmi e di tenere la barra dritta su tutto il resto della coalizione.

Uno come Damiano Tommasi a Verona. Dove non a caso (anche se in quel caso hanno contato molto le divisioni del centrodestra che ad Anagni non ci saranno) il centrosinistra locale ha vinto una partita che sembrava apparentemente impossibile. 

Ma, appunto, come si diceva all’inizio, c’è un Damiano Tommasi ad Anagni?

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