Ma le primarie non sono il vaccino del centrodestra

L’apertura a questo metodo di selezione della classe dirigente da parte di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è una novità assoluta. A Frosinone sono state celebrate nel 2012 e nel 2017 ma non c’erano dubbi sul trionfo di Ottaviani. Stavolta sarebbe diverso visti i possibili candidati. E il rischio di un mancato accordo successivo esiste. Eccome se esiste.

Giorgia Meloni vuole le elezioni politiche anticipate dopo l’elezione del Capo dello Stato. Chiunque venga eletto presidente della Repubblica. Matteo Salvini le elezioni anticipate le eviterebbe volentieri dal momento che i sondaggi in questo periodo danno la Lega al terzo posto.

Entrambi però, Meloni e Salvini, hanno aperto alla celebrazione delle primarie a dicembre per scegliere i candidati a sindaco del centrodestra dove non c’è accordo.

A Frosinone invece le primarie verrebbero celebrate, eventualmente, a marzo. Ma siamo sicuri che questo metodo sia la risposta a tutte le difficoltà di un centrodestra andato in frantumi a Sora pochi mesi fa e costantemente in affanno quando bisogna scegliere un candidato sindaco? (Leggi qui Primarie a Frosinone: presto, che è tardi).

Le primarie di Nicola

Le Primarie di Ottaviani

Il sindaco Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale della Lega, spinge da sempre per le primarie. Lui stesso le ha celebrate sia nel 2012 che nel 2017. Ma per amore di verità nessuno aveva dubbi su chi le avrebbe vinte.

In entrambi i momenti erano funzionali a manovre di allargamento della coalizione di centrodestra verso confini civici che altrimenti sarebbero rimasti fuori. Stavolta invece sarebbe profondamente diverso. Perché gente come Danilo Magliocchetti, Adriano Piacentini, Antonio Scaccia, Fabio Tagliaferri e Riccardo Mastrangeli alle primarie partecipano per vincere e sono tutti sullo stesso livello.

Per questo uno come Fabio Tagliaferri chiede regole precise e ferree. (Leggi qui Tagliaferri pronto alla sfida: “Si alle Primarie. Con notai indipendenti”).

Il patto necessario

Massimo Ruspandini e Fabio Tagliaferri

Ma il vero ostacolo da superare è quello di un patto d’acciaio tra tutti i partecipanti, per stabilire la fedeltà al centrodestra chiunque vinca. Questo perché la somma dei voti degli sconfitti sarebbe superiore alla cifra del vincitore in ogni caso.

Fra l’altro il mondo politico provinciale e nazionale è pieno di esempi di primarie che poi si sono trasformate nella “tomba” della coalizione. Per i voti trasversali e disgiunti, per le spaccature, per la moltiplicazione delle candidature, per le polemiche.

Nicola Ottaviani, in qualità di sindaco (non di coordinatore provinciale della Lega), può rappresentare un punto di garanzia e di equilibrio. Ma deve convincere tutti gli alleati. Uno per uno e tutti insieme. Non sarà semplicissimo.

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