Tutta la verità sui veleni intorno alla Mad: l’atto ufficiale della Regione

La Regione ha preso atto della Relazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche sull'alta concentrazione di Ferro, Manganese e Arsenico intorno alla Mad di Roccasecca. Disposti altri sei mesi di monitoraggio. Ma con regole diverse.

Non esiste. Non c’è inquinamento nei terreni intorno all’impianto Mad di Roccasecca, nel quale vengono interrati i rifiuti secchi dopo la lavorazione nel vicino stabilimento pubblico Saf che appartiene ai Comuni della provincia di Frosinone. Lo stabilisce in maniera definitiva lo studio condotto dal Consiglio nazionale delle Ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca italiano.

I risultati dei test condotti dalla sua sezione sulle acque, l’istituto per la Ricerca sulle Acque, sono stati acquisiti dalla regione Lazio. Che ne ha preso atto con al Determinazione G01567 di venerdì 9 febbraio firmata dall’ingegner Flaminia Tosini direttore generale della Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti.

Settantadue pagine di analisi, cifre, valutazioni, considerazioni, prescrizioni e disposizioni. Che mettono una parola definitiva sulla questione dell’inquinamento nei terreni intorno alla Mad. E quindi intorno anche alla Saf.

 

LE ANALISI ARPA INVECE…

Eppure, in maniera inequivocabile, un altro pezzo dello Stato – l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – aveva stabilito che l’inquinamento dei terreni c’è. Senza ombra di dubbio.

In particolare c’è una concentrazione elevata di Ferro, Manganese ed Arsenico: metalli che fanno parte del nostro ciclo vitale ma devono essere all’interno di una certa soglia, altrimenti diventano velenosi.

A Roccasecca, quella soglia è stata superata, ha accertato l’Arpa.

Gli studi condotti dal Cnr non contestano quelli eseguiti dai colleghi dell’Arpa Lazio. Anzi, dicono che sono corretti e che i numeri sono attendibili.

 

PERCHÈ COINCIDONO

E allora? Quei livelli così alti – spiega il Cnr – non sono riconducibili ad inquinamento ma alle condizioni naturali del sito. Insomma, i terreni intorno a Saf e Mad sono ricchi per natura di quei metalli. Da sempre.

Prendendone atto, la Regione scrive nella Determinazione:

Con riferimento ai parametri Ferro, Manganese ed Arsenico, non vengono imposti limiti di concentrazione soglia di contaminazione in tutta la rete piezometrica in quanto la loro presenza nelle concentrazioni riscontrate è ascritta alle condizioni naturali del sito e non a fenomeni di inquinamento.

 

Com’è possibile che il terreno sia così, per sua natura? Il Cnr lo spiega con una serie di pagine. Al termine delle quali scrive:

  • I valori elevati di Arsenico, Ferro e Manganese osservati nella maggioranza dei piezometri possono essere attribuiti alla riduzione microbica degli ossidi di Ferro e Manganese che rilasciano in acqua l’arsenico adsorbito. La riduzione è governata dal metabolismo microbico di sostanza organica che può essere identificata nelle torbe sinsedimentarie la cui presenza è stata riconosciuta nei sondaggi effettuati ad eccezione del PZ11.

Segue spiegazioni sugli isotopi e sulle materie organiche di origini antropiche, sull’ossigeno disciolto in acqua, sulle condizioni redox e gli equilibri chimici…

 

LA PRUDENZA NON È MAI TROPPA

La Regione ha deciso di continuare i controlli. Per altri 6 mesi a partire dalla realizzazione della nuova rete di rilevazione con cui tenere sotto controllo l’ambiente circostante. Dopo di che, ci sarà un nuovo tavolo di confronto.

Prudenza. Non altro. Perché IRSA – Cnr ha concluso che l’inquinamento del terreno non è attribuibile a Mad. Semplicemente perché non c’è inquinamento. Ed i livelli di metalli nei terreni sono dovuti alla natura del suolo.

 

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