Maledetti noi… (Il caffè di Monia)

Un caffè nero e con poco zucchero. Bevutoi davanti allo specchio. Per fare un esame di coscienza. Su ciò che siamo in realtà

Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Alla fine, quando si tirano le somme, tutte, ma proprio tutte le persone si dividono in grandi categorie: i grassi, i magri, i buonisti, i cattivisti, i creduloni, i San Tommaso, i piddini, i pentastellati, i ladri, gli onesti, i giovani, i vecchi, i sani, i malati, e via dicendo.

L’osservazione quantitativa dice che alcune categorie sono più popolate di altre. E questo, specialmente per la categoria dei buonisti e dei creduloni per le quali sono necessari codici più complessi.

Ognuno di noi appartiene a varie categorie contemporaneamente. Ciascuno ha il diritto di uscire da una categoria per entrare in un’altra che fino a poco prima ha fieramente disprezzato, giudicato o avversato.

Ogni categoria ha i suoi eroi, i suoi santi, i suoi nemici. La sua opinione. Certo, ognuno è libero di averne una propria, l’importante è che la tenga per sè. L’unica tollerata è quella che non disturba, che non scontenta nessuna sensibilità e che sua eccellenza l’arciprete la benedirebbe nel corso dell’omelia domenicale.

Così tra una colazione a base di ostia e una brioscina del mulino bianco, solo quella marca lì perchè fa le pubblicità da buona famiglia, ci ritroviamo a stare attenti a scrivere Presidenta anche se il correttore seguita a segnalarlo rosso. Ma guai a dire che qualcuno, di cui sappiamo nomi e cognomi, ci sta fottendo alle spalle senza nemmeno guardarci negli occhi, tenendoci con una mano ben stretti per i capelli. Lo sappiamo e non possiamo dirlo, non per paura chè tanto qui non succede mai niente a nessuno, ma perchè pare brutto.

Noi siamo il popolo della brava gente che però appena può si imbarca la prostituta nigeriana (quella di casa nostra si chiama accompagnatrice) per poi andarsi a confessare. Noi siamo quelli che intasiamo i social di cani che cercano padroni, di gattini che rischiano di affogare. Siamo quelli che postiamo su Facebook l’avvertimento di non rubarci i contenuti, come se quelle stronzate che scriviamo valesse davvero la pena di rubarle. Sui social siamo sempre pronti a tendere una mano per salvare naufraghi, fermare guerre, nutrire gli animali a rischio di estinzione, ma non sappiamo perchè il nostro vicino di casa che si fa sempre più vecchio esce sempre di meno ed ha una faccia sempre più grigia.

Noi siamo quelli delle grandi battaglie, quelli che si sentirebbero turbati da una vita banale, ordinaria, senza scosse. Noi siamo quelli che hanno sempre tempo e voglia per sbattersi per cause ideali, dibattiti sui massimi sistemi e si cibano di parole, intenti, promesse e poche minacce. Siamo quelli che facciamo i meme il giorno della donna e il giorno dell’aids e che rispondiamo “nì” anche se ci chiedono se oggi è venerdì. E oggi è venerdì.

Sempre pronti a dire tutto e il contrario di tutto per farci accettare da una comunità di mezze cartucce esattamente come noi.

Dio è morto, Marx pure, ma molti di noi continuano a comportarsi come se non fosse successo nulla e, onestamente, si capisce che non stiamo tanto bene.

Mentre siamo lì a preoccuparci del destino dell’universo, il nostro vicino di ombrellone muore silenziosamente perché è sopraffatto da una disgrazia che si espande come una contaminazione radioattiva. A noi piace parlare dei massimi sistemi perché sono lontani. Per farsi strada nella vita occorre volubilità, volontà e saper dire “sì signore” a chi signore non lo è. Una formazione adeguata consente di raggiungere la piena soddisfazione personale e contribuisce alla crescita generale per il bene di sé stessi, della propria famiglia e dei figli che erediteranno l’enorme voragine che con tanta pazienza e dedizione gli abbiamo scavato sotto i piedi.

Ora andiamo tutti dal prete e facciamoci benedire perchè vi ho maledetti tutti. Me per prima.

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