Aiuto, ho sposato un facocero (Il diario di Mamma Ciociara)

Il problema è che gli uomini non sanno aspettare. Soprattutto quando entrano in cucina. Tu apparecchi con tanta attenzione e loro... Cominciano a ravanare nel frigorifero, si ingozzano con la prima cosa che trovano... Ci sono poi i casi disperati...

Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Mamma ha sposato un facocero.

A ricordarglielo è lo stesso papà ogni volta che si nutre. Mamma ci prova ad apparecchiare ed a metttere posate e piatti, anche una cosa strana chiamata bicchieri. Ma papà non coglie i suggerimenti e così appena entrato in casa, dopo aver abbandonato scarpe e abiti sul pavimento all’ingresso, si fionda in cucina esprimendosi a versi strani, tipici degli ungulati.

 

L’uomo mutanda si avventa sulle buste della spesa e scava alla ricerca di cibo agguantabile senza preparazione. Prende il sacchetto del pane e fa quello che Mamma odia più di tutto, rompe la carta. Con una violenza pari a quella di un vampiro in trasformazione, distrugge tutti gli involucri contententi formaggi, affettati e focaccine, svuota tutto sulla tovaglia che ha lanciato come uno stuoino sulla tavola e banchetta.

Inutilmente la Mamma si adopera in una comunicazione in lingua italiana: “Caro, potresti almeno apparecchiare?”.

E lui con il boccone: “Ma come te ne tiene, mangiamo così; almeno non devi fare i piatti”.

 

I piatti no, ma due lavatrici, un passaggio di aspirapolvere e una lavata del pavimento si! Meglio due bicchieri, due piatti e quattro posate!

Lui mandando giù il mondo creato, si alza sbuffando. Lasciando un sentiero di briciole e molliche, tanto da creare un atollo, commenta: “Stai diventando davvero pesante! Peggio di tua madre!”.

 

La mamma lo osserva, appoggiata con il fianco al lavello dove è intenta a lavare un pomodoro per portare un contorno sullo stuoino medievale, e lo immagina fuori, in balcone a nutrirsi in un due ciotole con la bava che sgocciola qua e là.

Inutile dirlo, papà apparecchia, la prole ha già mangiato e, dimostrando la forza del dna, si è spiaggiata sul divano a guardare cartoni animati.

 

Mamma sorride, come sotto effetto di Xanax, triazolo e benzodiazepine a pranzo! Si accomoda e sulla tovaglia a fiori sembra essere scoppiata la guerra.

Il bicchiere di papà è lì, proprio davanti al suo piatto, ma papà cinghiale sta tracannando a canna la cedrata dalla bottiglia. Le sue mani unte sulla plastica e il rumore sordo che fa il liquido limonato mentre scende giù per l’esofago del mutandato, cancellano anni di amore e di momenti romantici.

Mamma ci riporva “Scusa, ma perchè non usi le stoviglie? Così, per fare un tentativo?”.

Papà ha il latte della mozzarella di bufala che scende giù per il mento e con aria di sfida si piega e utilizza la tovaglia per pulirsi. Ahhh!!! Coltellata in petto per Mamma che stava porgendo un tovagliolo doppio velo a Pumba. In cinque minuti il facocero si è nutrito, con mossa del ragionier Fantozzi si appoggia allo schienale della sedia, regala un bel respiro roboante alla su damigella e si alza.

 

Grattatina di chiappa d’ordinanza. “Io sarò diventata come mia madre, ma tu sei una bestia. Potevi usare piatto e posate almeno”.

L’ho fatto per te, te l’ho detto, almeno così non lavi” e papà si allontana verso la camera da letto dove ha già acceso l’aria condizionata.

 

Un tonfo e il letto che sbatte al muro, il facocero è stato abbattuto.

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