Un paio di calzini sotto l’albero… perché ogni mamma è stata bambina (Mamma Ciociara)

Il diario di Mamma Ciociara (e Papà Facocero). I Regali di Natale e l'obbligo di insegnare ai figli che non si può avere tutto. Ma ogni Mamma... alla fine è una figlia a sua volta. E...

Il diario di Mamma Ciociara
Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Per quel paio di calzini in più… Quando il papà dice sì la mamma la prende lì. Anche la Mamma Ciociara ha un padre e chi di facocero ferisce di facocero perisce.

È proprio vero: la rovina delle donne sono gli uomini. Nella fattispecie questa rovina inizia fin dalla tenera età quando una figlia femmina incontra per la prima volta lo sguardo del padre che sia Brad Pitt, Bryan Adams, Tom Cruise o il facocero non c’è nessuna differenza perché quello resterà per sempre l’unico uomo, in metro di paragone, fonte d’ispirazione e di profondo litigio.

In questi giorni frenetici di festa la Mamma Ciociara  sta cercando di togliersi dalle scatole tutti i regali e i pensierini a figli di amiche, nipoti, conoscenti, parenti lontani e vicini. Proprio in uno di questi giri porta con sé la prole che si innamora di ogni oggetto a tema festoso: Babbo Natale, piccola Renna o pupazzo di neve a disposizione o in esposizione in qualsiasi negozio ognuno di quegli oggetti deve essere acquistato. La mamma dice no a tutto.

Allo stremo e alle 7 di sera dopo 4 ore di pellegrinaggio arriva un sì: una cosa ciascuno e basta. Così e fiera di se perché nella sua testa la prole ha imparato che un oggetto va desiderato e ha un valore.

L’indomani esce alla volta del negozio di abbigliamento per bambini e va da sola per non avere impicci e tagliare sulle tempistiche. Alla cassa incontra una sua analoga, una mamma semi disperata alla ricerca di un pigiamino per la figliola di 3 anni e mezzo, in realtà il pigiamino lo ha trovato ma la pargola è attaccata alla sua borsa ha in mano un paio di calzini con l’antiscivolo, sono di un numero evidentemente molto più grosso del suo. La mamma le intima gentilmente di lasciarli sul bancone la bambina frigna, la mamma alza i toni e le spiega che non sono adatti a lei la bambina urla, quella povera donna guarda negli occhi la Mamma Ciociara  chiede aiuto, supporto, sostegno, condivisione del dramma.

Così la Mamma Ciociara interviene nel ruolo della cattiva “Vedi, quelli sono miei li avevo già comprati me li devi dare“. La bambina per tutta risposta lancia una maledizione in lingua sconosciuta. La sua mamma é mortificata e chiedi aiuto alla commessa “La prego le dica che deve lasciarli“.

La commessa, ancora più cattiva della Mamma Ciociara , prende i calzini dalle mani della bambina non ha tempo da perdere ed è avvelenata perché è al lavoro in un giorno di festa. Quella mamma disperata paga il pigiamino e se ne va dicendo “Vedrai adesso che lo dico a tuo padre!”.

La Mamma Ciociara  lo sa, la frase fa effetto ma è priva di significato. Infatti mentre é il suo turno alla cassa vede rientrare la bambina ma alle sue spalle non c’è la mamma bensi un papà con sciarpetta fashion, occhiali a specchio e un tono della voce molto più accondiscendente, classico dell’uomo medio che con i figli passa molto meno tempo ed ha una scorta di pazienza 15 volte più grande. “Dillo a papà che volevi te lo prende lui”. La Mamma Ciociara a e la commessa si guardano in faccia: il fallimento della specie. Ecco cosa è.

Ma la commessa vuole che la storia si chiuda in fretta per questo chiama il signore e mostra i calzini. Il padre allora chiede alla sua cucciola “Sono questi?” e la bimba con lo sguardo demoniaco esclama “Sì volevo questi!” e il padre risponde “Per tanto poco! Tua madre si perde per 5 euro!“.

La Mamma Ciociara  non si trattiene: “Mi scusi non è per i 5 euro é per il modo che ha usato la bambina e perché nel prossimo negozio ci sarà un altro oggetto e in quello dopo un altro ancora e se entra in centro negozi la bambina troverà 100 paia di calzini“.

Il padre dall’alto della sua profonda esperienza le risponde “Mi scusi ma non è che entriamo in 100 negozi e se vede una cosa ogni tanto può anche comprarla, anche se ci gioca 5 minuti è per quello sfizio“.

La mamma sa che quello sfizio non costa 5 euro ma è direttamente proporzionale alla crescita del pargolo e, soprattutto, più crescono più i figli sono in grado di entrare nei negozi 100-200-300 di vedere qualcosa che piace e che può essere acquistato . Lei è convinta della sua teoria paga il suo conto e se ne va fuori. Il suo sguardo incrocia quello dell’altra mamma, è seduta in macchina e si mantiene il viso con una mano. Negli occhi tutta la sconfitta di un genere e le sorride, la Mamma Ciociara  contraccambia lei indica il negozio e fa spallucce.

Rientra a casa e non trova nessuno. Questo è preoccupante. Memore della scena alla quale ha appena assistito inizia a chiamare papà facocero, lui risponde, si sente musica e la prole che ridacchia “eehi tu non passare in edicola che ti uccido e poi uccido la prole!“.

Il papà risponde “Ma no siamo venuti al supermercato a prendere due cose“.

La mamma si rasserena “Ehi mi raccomando non comprare dolcetti e cioccolata che ne hanno in quantità“.

No no figurati“.

Dopo 20 minuti il gruppo vacanze dell’Immacolata rientra alla base: 4 buste in totale, in una tra prosciutto crudo, mortadella e prosciutto cotto c’è un quintale di maiale in un’altra ci sono biscotti succhi di frutta e merendine per sfamare un esercito, in un’altra salsette e condimenti e nell’ultima ovetti di cioccolato e barrette come se non ci fosse un domani.

La Mamma Ciociara imbufalita si gira verso papa facocero, ormai è una questione di principio e deve far valere le ragioni anche della mamma calzino. ” Ti avevo detto di non comprare la cioccolata. Adesso sai che faccio? La butto“.

Il papà facocero è già in maglione e mutanda sul divano, la prole spalmata tra i braccioli e il tappeto e tutti stanno mangiando un ovetto di cioccolata e scommettono su quale sarà la sorpresa. “Guarda se ce n’è uno anche per te nel sacchetto. So che non dovevo comprare altre cioccolata ma una volta ogni tanto. E poi insegno loro il valore della condivisione!“.

La Mamma Ciociara  non ha parole, fa dietrofront e va a raccattare il suo ovetto proprio nel mentre chiama il nonno che chiede cosa poter regalare al nipotame. “No niente. Non ti preoccupare. Semmai qualcosa di abbigliamento per scuola”.

Il nonno acconsente. Ma già annuncia che sotto l’albero ci saranno regali da aprire e non da indossare. Chiede alla figlia cosa vuole e la Mamma Ciociara  snocciola una serie di cose inutili: il nonno ha scritto, missione compiuta.

Perché potrai anche diventare Mamma Ciociara , ma resterai sempre la figlia che vuole i calzini con l’antiscivolo di due taglie più grandi.