La giornata di Mamma… e la giornata di papà (mamma ciociara)

Foto: © Can Stock Photo / fanfo

Universi diversi, paralleli ma contrapposti. Che spesso si incastrano e spesso meno. L'universo della mamma e quello del papà. Dal risveglio al tramonto. Tutto quello che non hai mai visto sull'altra parte del fronte nemico. Raccontato, magicamente come sempre, da 'Mamma Ciociara'

Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

La giornata di una Mamma contro la giornata di un papà: due universi paralleli che si incontrano in un solo punto, ma ancora non è chiaro quale.

 

Ore 7 il papà si attiva per prepararsi direzione lavoro, doccetta, barba, camicia e pantalone: papà è pronto.

Prende un caffettino al volo e saluta, scende, poggia il culo in macchina e se ne va al lavoro… Un mondo del quale la Mamma non percepirà mai nulla.

 

La mamma si alza, solitamente dopo il papà, prova a lavarsi con due nani attaccati ad una gamba, allora decide che forse è meglio preparare i figli.

Ovviamente la cartella non è pronta, i libri sono ancora sparsi ovunque, lo zainetto dell’asilo è stato svuotato in un luogo non ben definito della casa.

Mamma urla, ci prova, lava e veste i cuccioli, poi entra in bagno, prova a rubare 5 minuti da dedicare al suo intestino: tutto inutile quando hai due paia di occhi che ti fissano e ti chiedono “Hai fatto? Ora hai fatto?  E Adesso hai fatto?“.

Mamma molla, apre l’armadio, non c’è niente di interessante, fa tutto schifo, i capi migliori sono accartocciati chiedendo pietà, ma Mamma è avanti e senza pensarci infila la soluzione più easy.

Si parte con il tentativo del trucco, anche lì l’arte contemporanea e metafisica si impossessa della mano di mamma, mentre quell’esserino è ancora lì, che tira la sua maglia sgualcita implorando un po’ di rossetto. E mamma cede.

Ok…tardi per il caffè, tardi per un bicchiere d’acqua, tutti via. Rapido viaggio di servizio per accompagnare i pargoli a destinazione. Poi diretti al lavoro dove praticamente ci sono pratiche e faccende arretrate dall’anno zero.

 

Una mattinata a contatto con colleghe esaurite, colleghi silenziosi e personaggi mitologici tipo metà uomini e metà teste di cazzo che chiedono chiarimenti sull’ovvio. E mentre sono tutti già con il boccone in bocca la Mamma scappa al supermercato, quello che fa orario continuato, e le commesse ti odiano e ti schifano perchè per gente come te sono costrette a  restare aperte e operative al bancone.

Chiama Papà “Che ci mangiamo a pranzo?” e Mamma ” Avevo pensato una insalata veloce e tonno o mozzarella“. Cinque secondi di silenzio e lui “Ah ecco perchè ti avevo chiamata per dirti che visto che devo rientrare presto al lavoro allora mangio qualcosa al volo“.

Graaaande bugia. Papà schifa il menù e già sa dove andare. Tornerà alle 15.30 max 16 cioè quando alzerà le chiappe dalla sedia del ristorantino. Mamma se ne sbatte, meglio, non ci saranno piatti da lavare.

 

Mamma torna a casa, recupera quei quindici quintali di vestiti sporchi che aveva fatto entrare nella lavatrice tra un tentativo di liberazione intestinale e l’intervento per sedare una lite scaturita dal possesso di un temperamatite a forma di panino delle prime ore della mattina.

Via a stendere il bucato, così stasera sarà asciutto, ma quei vestiti puzzano, quell’odore ti sbeffeggia e ti ricorda quanto sei colpevole di aver lasciato abiti bagnati chiusi nel cestello per due ore, te lo ricorderanno anche dopo quando li indosserai, non puoi farci niente. Porti avanti la tua scelta perchè è una questione di sopravvivenza.

 

Alle 16 l’unica ambizione di mamma è riuscire a lavarsi i capelli, unti e bisunti ma non come la trasmissione di chef Rubio, a testa sotto nel lavandino del bagno, per evitare che al primo posto di blocco venga sanzionata per trasporto eccezionale di olio d’oliva.

Arriva papà che chiede la borsa della palestra, dalle 19 alle 20 si sa c’è il calcetto. Mamma perde un’ora a mettere a posto quel maledetto borsone mentre papà gira in mutande per casa, si sente figo lui, tanto da provare ad allungare una mano sul culo di Mamma.

Lei ormai parla una lingua sconosciuta che ha dei tratti di biblico aramaico, ma che non promette niente di buono.

Lo shampoo è andato, papà si veste come fosse Del Piero ma forse l’unica cosa che hanno in comune è che bevono direttamente dalla bottiglia, sicuramente non l’uccellino.

 

Papà va, mamma cerca di trovare una sistemazione per quella cosa che ha in testa che sta per prendere vita ed esce, lei è forte, indifferente dell’altrui giudizio, fiera di se stessa….si sente una vera merda, ma con stile.

Recupera la figliolanza, evita lo sguardo interrogativo delle altre mamme che non si capisce perchè stanno sempre meglio, ma per fortuna che c’è lei, la mamma di quella, Melissa, Melania, Mirella…quella che inizia con la M e che puzza sempre di caminetto, anche d’estate, lei si che  sta peggio di Mamma che è talmente tronfia del paragone da offrire di sua sponte un giro in edicola ai figli.

Una scelta eroica di cui si pente appena entrati in edicola considerato il prezzo di qualsiasi oggetto inutile presente.

 

Si torna a casa, Mamma disinfesta le pesti, prepara una cena che possa generare in papà la voglia di tornare a casa e non di andare a mangiare una pizza con gli amici post calcetto.

Papà torna, il contenuto del borsone dovrebbe avere il contrassegno del “Biologicamente pericoloso”, Mamma si arrende e lo posiziona in una zona della casa dove forse, un giorno della prossima settimana, sarà recuperato.

Cenano tutti, due secondi e si dileguano, chi davanti ai cartoni, chi davanti alla televisione in camera e chi sul tappeto a giocare con quei quintali di pentoline e peluches che Mamma aveva già raccolto e messo a posto.

 

Mamma sparecchia, lava i piatti e partono le minacce e i conti alla rovescia. Mezz’ora di tentativi, papà è quello buono che non  rompe.

Finalmente i bambini sono al letto, la casa è (più o meno) pulita, il bucato dall’aroma barbino viene ritirato e piegato e Mamma riesce a liberare il suo intestino. Dio c’è.

Ormai è quasi mezzanotte, papà sempre in mutande annuncia”Sono stanco vado a dormire…vieni?” con malcelata proposta di attività notturna.

Mamma lo invita ad andare: “Vai faccio due cose e arrivo“, lui va, ringalluzzito. Lei  chiude tutte le porte, si fa un tisana di quelle drenanti, dimagranti, snellenti, una di quelle che spera faccia il miracolo  uno e trino cioè di farle perdere dieci chili nella notte, il gonfiore e tutta la cellulite, si spalma sul divano e accende la tv.

Grey’s Anatomy, dove anche l’uomo cattivo che ti fa la puntura è un sogno irraggiungibile. Papà chiama e Mamma ignora il richiamo: è tempo delle medicine!

 

La giornata di papà, sveglia, tappa intestinale, dopo essere uscito di casa va al lavoro, colazione al bar che “A casa ho preso solo un caffè“. Poi chiacchiere con i colleghi, un po’ di lavoro, un’ altra versione per capire se quel maledetto rigore del ’93 era giusto, poi aperitivo con colleghi, poi telefonata a Mamma per pranzo, a  seguire pranzo con i colleghi rientro a  casa (nella speranza di una estemporanea con Mamma), tappa intestinale, calcetto, aperitivo con amici, cena, divano, tappa intestinale e via al letto nella speranza assai consistente di una qualsiasi estemporanea con Mamma.

 

Nell’attesa papà, che è stanco, si addormenta, con il cellulare in mano, e il video del rigore del ’93 che scorre sul monitor.

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