Mamma, mi iscrivo all’università (Il caffè di Monia)

Venne il momento di pensare all'università. Quella dei figli. Tutto è cambiato, rispetto ai tempi in cui la frequentammo noi. Oggi, già riuscire a fare l'iscrizione on line, equivale ad avere superato un esame. Provare per credere. Magari con un buon caffè in mano

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

E venne il momento di pensare all’università. Non quella per me: io ho già dato ai tempi in cui Atene e Sparta iniziarono a discutere per il controllo del Peloponneso, dando tanto da scrivere a Ticidide. È arrivato il momento per una delle mie bimbe. E oggi, dall’epoca del Peloponneso, tutto è cambiato.

Diciamoci la verità, una volta era più semplice. Ai nostri tempi, le opzioni per farla breve erano tra Lettere, Matematica, Medicina, Architettura e Legge. Per chi invece di Roma sceglieva la giovane Università di Cassino la scelta era ancora più limitata: Economia, Ingegneria, Lettere e Filosofia; a parte c’era l’Istituto Superiore di Educazione Fisica.

Oggi no. Valanghe di corsi tanti quanti i versetti del Primo Testamento. Etichettati con nomi che solo per leggerli, memorizzarli e capirne l’argomento si ha bisogno di una laurea a parte. In sostanza, poi scopri che l’unica differenza che passa tra un corso e l’altro è il nome ed un paio di esami. E che uno è a numero chiuso e l’altro invece no. Vada per il secondo. Facilitiamoci la vita.

Passiamo alla fase successiva, alla domandona con riserva: scegliere quello per cui ci si sente portate o facoltà improbabili che, dicono, ci spalanchino le porte del mondo lavorativo? Appurato che i giovani di oggi la porta del McDonald’s se la sanno aprire da soli, andiamo diretti verso i nostri reali interessi. Nel mio caso, cioè in quello di mia figlia, verso gli studi letterari. Alcune persone sagge più vecchie di noi ci avevano consigliato di fare qualcosa di più utile e meno divertente. Sarà per la prossima vita.

Bene. Spianati i primi dubbi e con l’eccitazione degli incoscienti, ci mettiamo al PC. Logica vorrebbe di optare per un ateneo che sia il più vicino possibile al luogo di residenza e dove in caso di buriana o mal di pancia si abbia un punto d’appoggio sicuro dove alloggiare. “Viaggiare è bello – osserva lei- ti apre gli orizzonti”. Contenta tu! “E poi, dice, che questa è l’università migliore”. Io, è una vita che sono alla ricerca di questo “signor dice”; chi è che dice sempre cose a mia figlia?

Scelta l’università, iniziamo a leggere le possibilità di corso. L’occhio si sgrana quando arriva la voce “Scienze archeologiche e storia antica”. Sì, è lui. L’altro occhio invece esce fuori dalle orbite alla voce “Antropologia e storia delle religioni”. Che dire, anche questo effettivamente ha infinite prospettive!

Dopo una breve ed inutile riflessione la scelta cade su Antropologia. “Iscriviti ai test”, si legge sfacciatamente sul sito. Clicco e si apre una schermata. Cioè non si apre la schermata, ma una finestrella che mi chiede il nome utente e la password. Di chi? Di cosa? Torno indietro e dopo aver ripercorso a ritroso il procedimento che mi aveva portata fin lì, il sito si ricorda di dirmi che devo prima registrarmi per ottenere il numero di matricola. Ok, dati personali alla mano, compilo tutti gli spazi. Facile, dico a mia figlia con la stessa espressione di chi ha superato una prova di fisica quantistica. Ultima domanda: facci sapere che non sei un robot. Cosa devo fare? Cantarvi O sole mio, picchiare sulla tastiera? Ah ecco: inserire una x. Grande la tecnologia!

Abbiamo il numero di matricola. Ricominciamo dall’inizio. Clicca sui test, oppure Clicca sui corsi. Se vuoi stampare il bollettino clicca a questo link. Bene. Schermata aperta. Che emozione, mia figlia ha già il suo numero di matricola, è fatta. Iniziamo a riempire gli spazi. Nome, cognome, indirizzo, codice fiscale. Codice corso. Codice corso? E che ne so? Ci sto dentro al corso, dimmelo tu. Codice prova, questo lo so, l’avevo furbescamente appuntato prima. Con un quarto della pazienza di Giobbe alla tredicesima sciagura, torno di nuovo indietro. Mi appunto il codice corso e ritorno alla schermata per la compilazione e la creazione del bollettino. Tempo scaduto. Ma dove stiamo a Lascia o Raddoppia? Sei tu che mi hai rimandata indietro. Ma non avete un Muciaccia da farmi vedere?

Ricomincio per la terza volta e finalmente appare il benedetto bollettino, bello, bianco con tutti i dati ed i codici precisi. Salvo e stampo. Sotto, ma proprio sotto mi chiede se voglio pagare on line o se preferisco rivolgermi allo sportello di una banca in particolare. Scelta da loro ovviamente. Certo che pago on line. Ops, sorpresa: dovevo comunicarla prima la modalità di pagamento. Tornare indietro. Ma se non me lo hai chiesto, a chi lo dico?

E fu notte e fu mattino. Ok, per la mia bambina questo e…basta. . Riparto da “stampa il bollettino”, ricomincio e “Iscrizione già effettuata”. Ma no? Lo so, l’ho fatta un minuto fa. Fatemi pagare santo dio! Arriva il dubbio: ma se reinserisco o dati dell’iscrizione al test d’ingresso poi dovrò pagare doppio che mi conteranno doppia iscrizione?

Per ogni dubbio o spiegazione rivolgersi alla segreteria a questo numero…..”. Peccato che per trovare libera la segreteria bisogna aspettare il momento di perfetto allineamento tra Marte e Saturno, contare i granelli di sabbia all’interno della clessidra del Professor Lumacorno, aspettare che tutte le campane di Roma suonino all’unisono e, naturalmente, trovata libera la linea, la segreteria è chiusa.

Ricomincio daccapo ritorno per la terza volta a “stampa il bollettino”. Ristampato. E stavolta ho anche cliccato su paga on line, come mi avevano chiesto. Ce l’abbiamo fatta. Di nuovo tutti i dati anagrafici, codice prova, codice corso, codice matricola, codice bollettino. perchè lo vuoi da me il codice bollettino? Dimmelo tu. E’ esattamente questo, questo che sto tentando di pagare. Rileggo attentamente. Trovato. Il codice bollettino è una seria di 21 numeri scritti talmente piccoli che al mio sguardo miope sembravano solo una serie di puntini, messi lì a caso tipo cornicetta.

Copio e incollo. E no, non gli sta bene. Queste cose le fanno i robot, noi non siamo robot. Mi appunto con non poca difficoltà il numero formato da altri 21 microscopici numeri. Ricopio con la massima attenzione nello spazio apposito. Dovrei esserci.

Manco per il cavolo ed ecco apparire un boxino con codice CAPTCHA. Ora, fatemi capire: devo provarvi di non essere un robot o che non sono una deficiente? E quella cosa lì cos’è una “I”? Se non è una “I” sarà una “L”, o forse un “1”. Primo tentativo fallito, secondo fallito, terzo fallito. Ok sono una deficiente e pure ciecata. 

Ma non è che forse hai omesso qualcosa, che non hai riempito tutti i campi?” Mi suggerisce lei, la matricola. E sì, avevo omesso una x del cacchio. Ma non è che te lo dicono. No. Ci devi arrivare da sola.

Adesso è davvero finita, me lo sento, ce l’ho fatta. Invio. “Attendere, elaborazione dati in corso”. Un minuto, due, tre. La rotella sul PC gira come i miei zebedei, ma meno veloce. “Siamo spiacenti, il sito non è al momento raggiungibile, può pagare il bollettino stampato nella sede bancaria più vicina”. Rassegnazione, ecco sì, solo rassegnazione.

Prendo il bollettino e corro in banca. Mi metto in coda, arriva il mio turno: “Non lo vede che la seconda cassa è chiusa, sono tutti in ferie, vada ad un altro sportello”. Siamo solo al test d’ingresso. Smithers, libera i cani!

Adesso dimmelo, dimmelo figlia mia, quando ti è balenata la straordinaria idea di coltivare l’intelligenza? Puntare al traffico di droga in America Latina seguendo le orme di Narcos, no eh! 

Eppure sono felice che mia figlia abbia scelto un corso di laurea in materie letterarie. Sono certa che le fornirà tutti gli strumenti culturali adatti ad affrontare in maniera brillante e produttiva una sana e duratura disoccupazione tutta italiana e troverà mille modi eleganti per lamentarsene con tutto il fascino dell’intellettuale bohemien. 

Cari ragazzi, dopo aver ironizzato per darla un po’ a credere a Quintiliano, seriamente, studiate e seguite le vostre passioni, profumatevi di ambizione, unici ingresso alla felicità. E poi nella vita, fondamentale è il “fattore c”, ed in giro ce ne sono ancora abbondanti dosi. Si dice sia particolarmente attratto da marcate forme di cultura e di incontenibile brama. E dal profumo della vita.