La lotta tra gli estremi opposti all’ombra della Certosa (di A. Porcu)

Cosa bisogna sapere per capire le ragioni della marcia di ieri da Casamari alla Certosa di Trisulti. Cosa vuole Bannon. Perché si oppongono. Ma non dal paese.

La battaglia è la stessa di quel dannato 29 settembre 2004. Lì e cominciato tutto. Se non si parte da lì è impossibile capire perché duecento persone sentano il dovere civile di salire a piedi verso la millenaria certosa di Trisulti, nel freddo becco di un inverno rigido di confine, ben 14 anni dopo quella data.

Bisogna riportare indietro gli orologi se si vogliono capire le ragioni dei duecento in marcia. E quelle dei teologi asserragliati all’interno della certosa, con l’unico monaco rimasto: del tutto estraneo a quel caos e desideroso solo di raggiungere il Signore in cielo ed i confratelli già sepolti al cimitero.

Chi è Lucifero e chi Michele?

Una battaglia fuori dal tempo quella che si combatte intorno a Trisulti. Ma diventata attualissima. Perché è una lotta al di fuori del tempo. Che ricorda quella combattuta nella notte in cui i secoli non esistevano ancora. Ed ebbe per protagoniste due schiere di angeli. Una, guidata da Lucifero e che riteneva si dovesse trattare con più rigore il Genere Umano. E per questo voleva sostituirsi al Creatore. L’altra, guidata dal suo numero 2: Michele, che ne bruciò le ali e lo precipitò negli inferi con la più innocente delle domande, “Quis ut Deus?” Chi è come Dio?

Chi sia Lucifero e chi sia Michele, nella storia di Trisulti non è dato sapere. Perché, come in quella notte senza tempo, tutti sono convinti di essere nel giusto. Lo è il comitato che dice no alla scuola mondiale di sovranismo, in via di realizzazione tra chiostri e vedute mozzafiato della certosa. Lo è Benjamin Harnwell, presidente della Dignitatis Humanae la fondazione che per 19 anni si è aggiudicata la gestione del monastero. Ed è tra i più convinti sostenitori della scuola a Casamari ideata insieme a Steve Bannon, ex guru di Donald Trump ed animatore del sovranismo mondiale.

Il 29 settembre 2004

Il 29 settembre 2004 il leader politico italiano Rocco Buttiglione viene ascoltato dalla Commissione del Parlamento Europeo chiamata a valutare la sua designazione a Commissario Ue alla Giustizia e Vice Presidente. È stato il premier italiano Silvio Berlusconi ad indicarlo. Come da prassi, la Commissione lo sottopone ad un colloquio con cui verificare che sia una persona adatta a ricoprire quel ruolo.

Rocco Buttiglione nel 2004 è un professore prestato alla politica: dialoga con papa Giovanni Paolo II e rappresenta l’ala più ‘ortodossa’ del cattolicesimo democratico.

Quel giorno di fine settembre accade che per la prima volta nella storia dell’Unione Europea un candidato commissario venga bocciato dalla Commissione: non viene ritenuto idoneo a ricoprire il ruolo di ministro dell’Ue.

Conoscendo le sue posizioni ‘ortodosse’, a Rocco Buttiglione vengono poste alcune domande precise. Alle quali il professore risponde con onestà, ben consapevole della reazione che determineranno: risponde descrivendo l’omosessualità «come un peccato, ma non un crimine»; afferma che il ruolo principale delle donne era quello di avere figli. (leggi qui L’audizione che costò a Buttiglione il posto di commissario europeo …)

Posizioni inaccettabili in un’Europa della quale fanno parte Paesi con una visione della società all’opposto di come la interpreta Buttiglione. La reazione è talmente indignata da indurre il ministro italiano a ritirare la candidatura per la Commissione.

La visione di Benjamin

Benjamin Harnwell è un politico britannico dalla solida fede. Vive la bocciatura di Rocco Buttiglione come una sconfitta. Non personale. Ma per la tradizione “giudaico-cristiana”.

Si convince di una cosa: se in Europa ci fosse stata una corrente di pensiero capace di pareggiare quella laica e spesso atea, ci sarebbe stato spazio per una vice presidenza Ue a Rocco Buttiglione. O chiunque portasse la bandiera di quel pensiero.

Per questo promuove un Think Tank con cui diffondere la cultura della “dignità umana basata sull’immagine di Dio”. Perché “Se non hai una solida cultura dei principi religiosi, non hai più una base credibile per la vita”.

Passano gli anni e quella corrente di pensiero si fa sempre più solida. Partecipa all’asta per la gestione di Trisulti: centomila euro e l’impegno di provvedere alla manutenzione. La Certosa diventa la base mondiale del Dignitatis Humanae Institute. Il resto è storia recente: in autunno si scopre che lì dove si pregava devotamente, nella disciplina e nella sottomissione al Papa, nascerà la scuola mondiale di filosofia politica per quelli che hanno il pensiero più distante dai principi di Francesco I Bergoglio. È il caso di Raymond Leo Burke, cardinale del titolo di Sant’Agata dei Goti, ex arcivescovo di St. Louis elevato alla porpora da Benedetto XVI, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta. Viene ritenuto uno degli esponenti più conservatori e tradizionalisti del Sacro Collegio e della Chiesa in generale.

E SI dice no

Così si arriva alla marcia delle ore scorse. Alla quale partecipa addirittura il segretario nazionale di Si – Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. Cosa lo spinge a marciare tra gli alberi secolari di Trisulti? Perché è in mezzo a quel freddo?

«Perché – spiega Fratoianni – Bannon e i suoi amici della destra peggiore dell’Europa, da quella politica a quella religiosa, in questa Certosa vogliono costruire una scuola internazionale per formare nuovi fanatici integralisti, per far crescere la nuova destra. Per provare a restringere e a limitare la libertà e i diritti di tutti e tutte noi».

Una volta terminata la marcia da Collepardo all’abbazia di Trisulti aggiunge anche un altro motivo. «Perché questa è l’invasione di cui dobbiamo preoccuparci davvero: un progetto molto preoccupante di chi vuole ricostruire nella società in cui viviamo un nuovo Medioevo, che noi invece vogliamo lasciare soltanto alla storia di questo straordinari luoghi».

Annuncia un’interrogazione parlamentare con cui chiedere al governo se le finalità della Fondazione che ha avuto dallo Stato la concessione per l’uso del Monumento nazionale sono coerenti con il bando. Ed assicura che il suo Partito continuerà ad impegnarsi per evitare che la Certosa «si trasformi in un centro di diffusione del fanatismo e dei pregiudizi del fronte nero».

Salvini, salvatore dell’Italia

Benjamin Harnwell non si chiude nella Certosa. Ma da subito accetta il confronto ed il dialogo. Lo aveva detto nei giorni scorsi, appena ufficializzata la notizia della marcia.

Spiega che Matteo Salvini può essere «il salvatore dell’Italia, sta facendo quello che ha promesso in campagna elettorale» e insieme Luigi Di Maio «ha messo il bene del Paese davanti agli interessi della politica». 

Sarebbe impossibile comprendere cosa vuole dire se non si pensasse a quel 2004. A Buttiglione che viene impallinato dalla Commissione. Alla tradizione che viene sconfitta dal laicismo. «L’obiettivo dell’Accademia dell’Occidente giudaico-cristiano – dice Benjamin all’assemblea pubblica dopo la Marcia – è di promuovere le fondamenta religiose della nostre società. E il punto di partenza è il pensiero di Bannon, secondo cui i partiti sovranisti e populisti possono promuovere la civiltà giudaico-cristiana nella politica».

Una missione che in Italia è stata abbracciata da Matteo Salvini. Nel continuo bisogno di un nemico, schiacciato dal mondo cattolico che lo accusa di neo razzismo, il leader della Lega ha trovato riparo nell’ala ortodossa. «Non l’ho mai incontrato – mette in chiaro Benjamin Harnwellma ho una stima enorme per quello che sta facendo, soprattutto per quanto riguarda la crisi migratoria. È un uomo che passa dalle parole ai fatti, fa quello che ha promesso in campagna elettorale. Io vedo Salvini come un salvatore del Paese».

Tutti verranno spazzati via

Bannon ha voluto sapere della protesta. Si è informato, ha voluto sapere quanta gente ci fosse. «Ma per lui le proteste occasionali sono un segno di salute» spiega Benjamin. Che non è preoccupato e dice che nell’assemblea pubblica «c’è stato uno scambio di idee positivo, il dialogo continuerà».

Benjamin Harnwell prevede che alle Europee di maggio «tutti i vecchi partiti dell’establishment saranno ulteriormente travolti dall’ondata populista che sta attraversando tutto il mondo, emergeranno nuovi partiti che riflettono gli interessi ed i desideri del popolo invece che delle elite».

Collepardo si astiene

Una cosa è certa: non è stata la manifestazione di Collepardo contro Benjamin. Né contro Bannon ed il suo progetto. Del paese c’erano ben pochi tra i duecento. L’amministrazione comunale di Collepardo non ha preso parte alla manifestazione.

«Il Comune non ha aderito alla manifestazione perché non c’è nulla di definito. Si tratta di un progetto in divenire, ma non c’è nessun riscontro che la certosa di Trisulti diventi la scuola della nuova destra europea come si va dicendo» spiega Vincenzo Deparasis vice del sindaco Mauro Bussiglieri.

Il loro timore è che si politicizzi la cosa. In Municipio non temono l’apertura della scuola per i “futuri gladiatori del populismo in Europa”. Il vice sindaco dice che «Non è ancora partito nulla. C’è soltanto un presidente e noi siamo pronti al dialogo senza prevenzioni. La nostra amministrazione non indossa nessuna casacca. È giusto accogliere ciò che potrebbe fare da volano economico alla nostra piccola realtà».

Il cardinale Martino

Il cardinale Martino tre anni fa abbracciò l’iniziativa nella sua fase iniziale. Divenne il presidente onorario della Fondazione.

Ambienti vicini al porporato spiegano all’agenzia di stampa Adnkronos che «L’utilizzo culturale della Certosa con una fondazione di matrice cattolica era parso al cardinale un utilizzo coerente ed apprezzabile anche nell’ottica della salvaguardia di un bene prezioso di grande valore culturale».

«Naturalmente – osservano le stesse fonti vicine al porporato – se ci fosse un uso diverso dagli intendimenti iniziali, tanto più con un orientamento politico, significherebbe tradire il progetto così come era nato e, se verificato, se ne prenderebbero le distanze».