Marco Carpineti, l’elettricista che riscoprì i vini dell’antica Roma

Marco Carpineti è un'autorità nel campo dei vini bio. Pochi sanno che era un elettricista. E mollò tutto per seguire la sua passione per la terra. Ha riscoperto così antichi vigneti di oltre duemila anni. Alcuni, raccontati da Plinio

Officine Sannite
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Le recensioni ed i consigli dei sommelier di Officine Sannite - Vineria Contemporanea

Abitiamo la terra, viviamo il territorio”. Un motto breve, 2 frasi, 6 parole. Un concetto semplice che racchiude tuttavia una filosofia ed un’etica del lavoro che ripercorre decenni. Siamo a Cori, piccolo comune incastonato tra i Monti Lepini, versante pontino.

Quando raggiungo le cantine di Marco Carpineti mi colpisce subito il panorama, vigne a perdita d’occhio ma anche ulivi. Poi all’ingresso della cantina quella semplice frase che campeggia in alto, come a ribadire un concetto: l’amore per la natura è un diktat, per chiunque. Per noi che la lavoriamo e per voi che ne usufruite.

L’elettricista con l’amore per la terra

La storia di Marco Carpineti parte da lontano, i 4 ettari prospicienti la cantina erano quelli di famiglia, diverse colture che servivano al sostentamento e al proprio fabbisogno.

A metà degli anni ’80 Marco, allora elettricista del Comune di Cori, decide che è arrivato il momento di dare una svolta e far fruttare come si deve quei 4 ettari.

Per fare vino di qualità si sbarazza di tutto il resto e impianta vigneti in quasi tutti gli ettari, salvo gli ulivi. Del resto le condizioni del territorio c’erano tutte: il suolo di antica origine vulcanica, esposizione a sud-ovest quindi sole praticamente tutto il giorno.

Percorso bio

Nel 1986 l’inizio dell’attività vera e propria e a stretto giro, solo qualche anno più tardi, l’inizio del percorso biologico che vede tutt’oggi Marco Carpineti assoluto protagonista.

Percorso bio che per Marco non significa soltanto l’abbandono totale dei diserbanti e concimi chimici, ma vuol dire soprattutto andare alla scoperta del passato del territorio e recuperarne i prodotti e le potenzialità.

Colloqui e confronti con gli anziani agricoltori della zona portano alla riscoperta di antichissimi vitigni autoctoni che sono oggi la base delle creature targate Marco Carpineti, come il “Nero Buono” di Cori, autoctono da oltre 2000 anni (si, avete letto bene, duemila!) o il Bellone che era coltivato in zona già in epoca romana, che Plinio definì “uva pantastica”.

Il resto è storia recente: gli ettari vitati oggi sono più di 50, le tecnologie sono all’avanguardia e i vini di Marco Carpineti si sono imposti sul mercato come prodotti di alta qualità riconosciuti in tutta Italia ma anche all’estero.

Dopo una bella passeggiata per le vigne ed una visita nelle cantine, Roberta, responsabile dell’accoglienza presso l’azienda, mi guida verso la sala degustazioni: tutto è curato nei minimi dettagli, la sala è ampia, silenziosa e splendidamente illuminata da enormi vetrate, l’ambiente giusto per una degustazione ottimale.

KIUS

Il benvenuto con le bollicine è l’ideale, soprattutto se queste ti sorprendono.

Nunc est bibendum non è un amante degli spumanti (il Direttore si, beve tutto ma proprio per questo non fa testo). Chiaramente ne bevo, ma preferisco concentrare la mia attenzione sui vini fermi. Felicissimo dunque di essere stato accolto con il Kius, perchè se fosse stato per me avrei iniziato con altro e mi sarei perso qualcosa di veramente interessante.

Kius Brut è un metodo classico prodotto da uve interamente di Bellone, millesimato 2015. Bollicine fini, giallo paglierino con riflessi dorati, quello che sorprende è l’estrema freschezza, l’elegante sapidità ed una persistenza piacevolissima.

Può essere bevuto come aperitivo, accompagna benissimo piatti di pesce, una frittura di crostacei oppure più semplicemente delle bruschette calde con olio EVO. Abbiamo provato per l’occasione un pane di Cori con l’olio extravergine proprio dell’azienda Carpineti, il mono cultivar Itrana Mo’ Mo’.

Semplicità, qualità e territorio…a volte basta veramente poco per creare un abbinamento perfetto!

CAPOLEMOLE BIANCO

Assaggiamo ora il Capolemole Bianco. Bellone in purezza, giallo paglierino tendente al verdolino, cristallino e abbastanza consistente, è un prodotto che rispecchia in pieno il “terrior“, ricordiamo che non lontano dalle colline di Cori c’è il Golfo di Latina ed il terreno è di antica origine vulcanica: dunque spicca una certa mineralità, sicuramente floreale, note vegetali ma anche leggermente agrumate, in bocca è fresco, abbastanza morbido e sapido, perfetto esempio di come un vitigno autoctono sia lo specchio del territorio.

Capolemole Bianco è ideale per accompagnare un antipasto a base di pesce, non sfigura abbinato ad una Mozzarella di Bulafa di Amaseno. Io l’ho provato con un semplicissimo piatto di linguine allo scoglio, senza pomodorini e con poco prezzemolo. Abbinamento riuscito!

CAPOLEMOLE ROSSO

Rosso rubino, lievi riflessi granata questo vino si presenta limpido ed elegante già dall’aspetto. Un blend fatto col Nero Buono di Cori per il 60%, Montepulciano e Cesanese, rispettivamente 30% e 10%.

Capolemole Rosso destava la mia curiosità perchè non avevo mai assaggiato il sopracitato Nero Buono, un vino originale, beverino e dal naso abbastanza ruffiano: piacevolmente vinoso, sentori di frutta rossa, amarena, ciliegia. Ma è un blend, quindi Campolemole ha dalla sua la struttura robusta del Montepulciano smorzata dall’eleganza di quella piccola percentuale di Cesanese.

Un mix indovinato perchè il vino oltre ad essere fine è anche estremamente equilibrato. Possiamo abbinarlo con molte pietanze: agnello o capretto al forno, un brasato, cacciagione. Se vogliamo restare sulla semplicità, senza cucinare piatti laboriosi possiamo degustarlo con un bel tagliere di formaggi, siamo vicini a Roma quindi un bel pecorino romano non eccessivamente stagionato.

La visita presso le cantine di Marco Carpineti mi ha permesso di conoscere uve autoctone di cui ignoravo l’esistenza, sorprende che le scoperte più belle siano sempre relativamente vicine, 50 minuti di macchina e conosci le uve che decantava Plinio. Penso che scriverò ancora dei vini di Marco Carpineti, sono curioso di assaggiare i tanti altri prodotti che ho dovuto trascurare per mancanza di tempo. Dunque è solo un arrivederci!

Consiglio di bere i vini di Marco Carpineti con il sottofondo Jazz di “Time After Time” del Maestro Chet Baker, a mio avviso binomio perfetto.

SCHEDE TECNICHE

KIUS BRUT MILLESIMATO
Vitigno: Bellone.
Densità d’impianto: 4500 ceppi per ettaro.
Forma d’allevamento: spalliera.
Epoca di raccolta: ultima decade di agosto.
Vinificazione: pressatura soffice di acini interi e fermentazione a temperatura controllata.
Affinamento: 24 mesi in bottiglia.
Caratteristiche Organolettiche: Colore giallo chiaro con riflessi dorati, profumo fruttato con note di lievito, gusto fresco, sapido con buona persistenza.

CAPOLEMOLE IGT LAZIO BIANCO

Vitigno: Bellone 100%.
Densità d’impianto: 4500 ceppi per ettaro.
Forma d’allevamento: spalliera.
Epoca di raccolta: settembre.
Vinificazione: pressatura soffice di acini interi e fermentazione a temperatura controllata.
Affinamento: acciaio. Caratteristiche Organolettiche: colore giallo chiaro vivo,profumo fruttato , floreale.

CAPOLEMOLE IGT LAZIO ROSSO

Vitigno: Nero Buono, Montepulciano, Cesanese.
Densità d’impianto: 4500 ceppi per ettaro.
Forma d’allevamento: spalliera.
Epoca di raccolta: settembre/ottobre.
Vinificazione: macerazione per circa 15 giorni a temperatura controllata.
Affinamento: botti e barriques per 12 mesi.
Caratteristiche Organolettiche: colore rosso rubino intenso,profumo ampio e vinoso con sentori di frutti di bosco, confettura, sapore asciutto, caldo e armonico, con lieve fondo amarognolo.

Recensione a cura di Marco Stanzione
Sommelier di Officine Sannite

IN COLLABORAZIONE CON I SOMMELIER DI