Maria Paola fa un passo di lato: “Grillini, il partito delle lobbies”

D’Orazio fa un passo di lato ma il Movimento 5 Stelle si impunta sul nome della Di Folco. E la capogruppo Dem lo definisce il Partito delle lobbies. Anche Vinciguerra sbatte la porta. Sempre più lontana la possibilità di una coalizione stile Governo Conte Due.

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Il grande caos che sta distruggendo il Movimento 5 Stelle non si ferma a Roma. Non resta chiuso nelle stanze di Montecitorio e Palazzo Madama. Manda in fibrillazione l’intero Partito, divide tra i governisti di Conte e gli ortodossi di Di Battista. Il terremoto del M5S arriva fino ai Comuni chiamati alle urne: stessa confusione, stessa paralisi. Come sta accadendo in queste ore a Sora. Dove il MoVimento punta i piedi e pretende di imporre il suo candidato sindaco. Il Pd – che dovrebbe fare parte dell’alleanza – conferma Maria Paola D’Orazio ma lei è pronta a fare un passo di lato se dovesse servire per tenere unita la nuova coalizione.

Ma il civico Augusto Vinciguerra non intende accettare diktat dai grillini, né ora né nei prossimi cinque anni in caso di vittoria alle urne: per quello che lo riguarda, ha già chiuso la porta in faccia ai Grillini.

MARIA PAOLA FA UN PASSO DI LATO

Maria Paola Gemmiti e Maria Paola D’Orazio

In pratica è cambiato poco o nulla dall’altra settimana quando c’è stata l’uscita di scena del movimento civico Si Può Fare di Mario Cioffi. Aveva preso atto della situazione ed annunciato che non avrebbe fatto parte della coalizione di centrosinistra che stava mettendo insieme Pd e M5S. (leggi qui Mentre il centrosinistra si spacca Di Stefano annuncia la candidatura).

Nello stesso momento c’era stato l’ingresso di Augusto Vinciguerra in quel patto che doveva marciare unito verso le urne con cui ad ottobre si dovrà scegliere il nuovo sindaco di Sora. (leggi qui Candidato sindaco, a sinistra patto di ferro Pd-Vinciguerra).

Cambia nulla perché anche nell’ultimo incontro Pd – M5S – Vinciguerra, i grillini hanno ribadito il nome della loro candidata a sindaco: Valeria Di Folco. La stessa che nel 2016 ha preso poco più di 200 voti e pertanto, agli occhi dei possibili alleati, non viene ritenuta all’altezza di poter fare la differenza.

Anche il Pd ha ribadito il proprio candidato sindaco: è sempre Maria Paola D’Orazio. Che ha confermato la propria disponibilità. Ma visto che gli alleati e il progetto sono cambiatise esce una proposta utile a ottenere un risultato migliore io sono pronta a fare un passo di lato per il bene del Partito e della coalizione”.

IL MURO GRILLINO

Loreto Marcelli (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Maria Paola D’Orazio non va bene a prescindere: è questa la parola d’ordine in casa grillina. Dove l’unico nome che sono disposti ad accettare è quello di Valeria Di Folco. Con un ticket. Con chi? Con la dottoressa Maria Paola Gemmiti, ossia l’altro nome che circola da tempo come probabile candidata al posto della D’Orazio. Per lei il M5S prevede un ruolo da vicesindaca. Un po’ quanto accaduto a Roma con la scelta del centrodestra, dove è sbucata la figura della pro-sindaca nonostante la legge preveda che la nomina spetti al primo cittadino in fase di formazione della Giunta.

Stando a indiscrezioni che circolano nei salotti della politica sorana è il capogruppo regionale Loreto Marcelli a mettere i bastoni fra le ruote ponendo il veto sul nome della D’Orazio.

Non le ha mandate a dire Maria Paola D’Orazio, per nulla disposta a subire diktat. “Ho lanciato chiari segnali di apertura – ha detto la capogruppo Dem – perché mi sento altamente democratica, come è il mio Partito del resto”. Si riferisce alla sua disponibilità a fare un passo di lato per il bene della coalizione. Ma è ovvio che in questi casi, un passo di lato lo dovrebbero fare tutti per lasciare spazio a un nome nuovo e condiviso. E non può essere uno di quelli già fatti.

La totale chiusura dei grillini mi sa tanto di lobby. Sora non si può permettere di farsi governare da una lobby, con principi autoritari e non autorevoli. Noi siamo aperti al confronto. Loro no. Non è possibile governare con questi presupposti. Si rischia di passare cinque anni a subire diktat”.

E SE FOSSE LORETO? 

Loreto Marcelli

Il Pd nelle riunioni di questi mesi ha fissato pochi ma ferrei principi: Sora non può essere governata da un sindaco digiuno di esperienze amministrative. Per questo è stato tracciato un identikit non negoziabile del candidato sindaco che i Dem avevano girato a tutta la coalizione: “un candidato sindaco donna, il cui nome sia condiviso da tutta la coalizione e che abbia esperienza amministrativa”. Tutti requisiti che Valeria Di Folco non ha.

Ma che ha il capogruppo regionale Loreto Marcelli (tranne il genere femminile): la sua candidatura potrebbe mettere tutti d’accordo e spiazzare il Pd. Il suo nome circola già negli ambienti del Movimento sorano. In Regione però nessuno ne sa nulla e nessuno

Potrebbe candidarsi? O il fatto che Loreto Marcelli sia consigliere regionale impone dei vincoli? Il Testo Unico degli Enti Locali chiarisce in sostanza che non c’è una condizione di ineleggibilità ma di incompatibilità. “Le cariche di Presidente Provinciale, nonché’ di sindaco e di assessore dei Comuni compresi nel territorio della Regione, sono incompatibili con la carica di consigliere regionale“, si legge nell’articolo 65. In pratica: se Marcelli si candidasse a sindaco di Sora avrebbe l’obbligo di dimettersi solo se fosse eletto primo cittadino perché in quel momento sarebbe nello stesso tempo sindaco e consigliere regionale.

IL VETO DI VINCIGUERRA

Augusto Vinciguerra

Tutto ciò che è imposizione non può far parte dell’ambiente politico sorano”: lo ribadisce a chiare note la capogruppo consiliare Dem, sostenuta dalla Direzione del Partito e dal gruppo di Augusto Vinciguerra, che già ha chiuso la porta in faccia ai Grillini.

Il primo degli eletti (D’Orazio – n.d.r.) ha fatto un passo di lato. Loro con quali numeri fanno questa chiusura?” le riflessioni di Maria Paola.

E Vinciguerra ci va pure più pesante: “Sicuramente non andremo con i 5 Stelle, anche se questo significherà rompere la coalizione nata con il Pd. Con loro non si comprende mai il motivo per cui non si riesce a guardarsi negli occhi”.

In soldoni Vinciguerra non vuole l’accordo con il Movimento di Grillo a Sora. E per questo è disposto anche a rompere il patto di ferro stretto con il Pd. Magari in diretta streaming stile colloquio con Pier Luigi Bersani nella primavera del 2018. Senza perdere di vista il fatto che a fine settembre o inizio ottobre si vota.    

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